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In vigore la controversa legge-bavaglio turca sui social network

In vigore la controversa legge-bavaglio turca sui social network
Diritti d'autore  AFPTV
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Di Cinzia Rizzi Agenzie: ANSA, AFP
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Per attivisti e opposizione limita ancor di più la libertà di espressione nel Paese

Per chi governa, serve a "porre fine a offese e insulti". Per tutti gli altri è l'ennesima violazione della libertà di espressione. Stiamo parlando della nuova legge-bavaglio entrata in vigore questo 1 ottobre in Turchia, che esige un severo controllo statale sui social media. 

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Proposta dal partito di maggioranza AKP e approvata tra le polemiche a fine luglio dal Parlamento, la normativa impone a giganti del web (con più di un milione di connessioni uniche al giorno), come Facebook, Twitter e Youtube, di avere un referente locale, che controlli i contenuti e li rimuova su richiesta dell'autorità giudiziaria. 

Cosa rischiano i social

Qualora le piattaforme non dovessero obbedire e rimuovere entro 48 ore i contenuti cosiddetti controversi, riceveranno inizialmente un avvertimento e, a partire da novembre, rischiano multe milionarie (fino a 30 milioni di lire turche, equivalenti a 3,3 milioni di euro), oltre a una forte riduzione della propria banda e al divieto di ricorrere agli introiti pubblicitari. 

Molti turchi, soprattutto i giovani, si affidano ai social per accedere a informazioni indipendenti o critiche, che non possono avere sui media tradizionali, che sono filogovernativi. "Credo che non dovrebbero esserci restrizioni nell'informazione, perché di solito sappiamo quello che succede nel nostro Paese attraverso i social", dice una studentessa. "La televisione passa in secondo piano. Oggi anche le persone con più di 65 anni hanno un account facebook e si informano sui social".

... ma rischiano anche gli utenti

I dati degli utenti dei social in questione verranno catalogati in server locali, altro aspetto che fa storcere il naso all'opposizione del partito del presidente Recep Tayyip Erdogan e agli attivisti. Ma questi ultimi si dicono scettici sul fatto che il governo possa riuscire a far rispettare le misure. 

Solo nel 2019, secondo l'osservatorio specializzato EngelliWeb, Ankara aveva già bloccato l'accesso a 408.000 siti Internet e oscurato 40.000 tweet, 6.200 post su Facebook e 10.000 video su YouTube. "Immaginate cosa potrebbe accadere dopo l'entrata in vigore della nuova legge", ha commentato l'attivista per i diritti online Sevket Uyanik.

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