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Trieste, Lamorgese contraddice Viminale: non si respingono richiedenti asilo in Slovenia

Migranti tentano il "game" al confine con la Croazia, nei pressi della città bosniaca di Bihać. Scatto d'archivio del dicembre 2019
Migranti tentano il "game" al confine con la Croazia, nei pressi della città bosniaca di Bihać. Scatto d'archivio del dicembre 2019   -   Diritti d'autore  Manu Brabo/Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved.
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Dopo l'ammissione nero su bianco (l'Italia riporta migranti in Slovenia in maniera informale, senza lasciare traccia, innescando una catena di respingimenti che arriva fino in Bosnia), ora il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, fa una parziale retromarcia, in palese contraddizione con il suo stesso dicastero.

In un'interrogazione parlamentare del luglio scorso, il sottosegretario all'Interno, Achille Variati, rispondeva che le procedure informali di riammissione in Slovenia sono state applicate per mesi "anche qualora sia manifestata l'intenzione di richiedere la protezione internazionale" da parte dei migranti.

Prelevati in stazione a Trieste, sparivano nel nulla e riapparivano come fantasmi in Bosnia ed Erzegovina, fuori dalla Ue. Consegnati dalla polizia di frontiera italiana a quella slovena, e quindi a quella croata - già accusata da più parti di violenze e violazioni dei diritti umani.

Respingere richiedenti asilo, però, è un problema: si tratta di una pratica illegale, contraria alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e ai regolamenti Ue, prevalenti anche nel diritto italiano.

Martedì, al termine di un vertice in prefettura proprio a Trieste, Lamorgese ha smentito le affermazioni del suo stesso sottosegretario.

Rispondendo ad una domanda di una cronista del quotidiano locale, Il Piccolo, il ministro dell'Interno ha ribadito che l'Italia "rispetta le regole", specificando che le procedure informali non si applicano assolutamente ai richiedenti asilo. In questo caso, ha aggiunto, si seguono le procedure internazionali.

"Una sconcertante contraddizione", scrive in comunicato il presidente del Consorzio Italiano di Solidarietà - Ufficio Rifugiati di Trieste, Gianfranco Schiavone.

"Se i richiedenti asilo non si possono riammettere in Slovenia cos'è dunque successo a Trieste in questi mesi? Chi ha dato l'ordine di respingere i migranti che hanno cercato inutilmente di chiedere asilo? Come ha funzionato (e funziona tuttora) la catena di comando e quali sono le responsabilità a livello delle autorità centrali e a livello delle articolazioni periferiche dello Stato?", si chiede Schiavone.

Se i richiedenti asilo non si possono riammettere in Slovenia cos'è dunque successo a Trieste in questi mesi? Chi ha dato l'ordine di respingere i migranti che hanno cercato inutilmente di chiedere asilo?
Gianfranco Schiavone
ICS - Asgi

"Ciò che sembra emergere con chiarezza è che a Trieste, nell'estate 2020, stia avvenendo un'estesa e macroscopica violazione della legalità che non ha precedenti nella pur tribolata storia italiana e che ha probabilmente portato al respingimento illegale di centinaia di stranieri che hanno inutilmente tentato di chiedere asilo al nostro Paese", aggiunge Schiavone, che è anche vicepresidente di Asgi (l'Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione).

Diverse organizzazioni non governative e avvocati - non solo in Italia ma anche in Slovenia, Croazia e Grecia - stanno raccogliendo testimonianze per allestire procedimenti giudiziari contro gli stati UE colpevoli di violazioni del diritto internazionale.

Durante l'incontro di Trieste, Lamorgese ha fornito alcune cifre sui migranti giunti in Italia tramite la rotta balcanica: "3.059 al 6 settembre, a fronte dei 2.104 dello stesso periodo dell'anno scorso".

Il ministro dell'Interno ha aggiunto che le "riammissioni informali sono state tre volte quelle del 2019: in un anno ne abbiamo fatte 852, soltanto nell'ultimo periodo più di 500 a seguito di un'apposita direttiva, mentre nello stesso periodo" dello scorso anno "erano state appena 203".

Lamorgese ha concluso indicando che verranno intensificati i controlli sugli ingressi via terra in Friuli Venezia Giulia grazie ad "un pattugliamento misto" con la Slovenia.