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Berlusconi e gli altri. Chi sono i politici contagiati dal Covid-19?

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AP Photo   -   Diritti d'autore  Berlusconi, Bolsonaro, Boris Johnson e il Principe Carlo tra i personaggi di spicco risultati positivi al Covid-19
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Berlusconi è soltanto l'ultimo di una lunga serie. La positività al Covid dell'ex presidente del Consiglio italiano riaccende i riflettori sul fatto che, negli ultimi mesi, il virus non abbia risparmiato neanche le più alte sfere della politica. Qui di seguito una breve carrellata dei personaggi di maggiore spicco, risultati positivi al Coronavirus.

Silvio Berlusconi

La notizia della positività al virus arriva tramite una nota diffusa da Forza Italia il 2 settembre 2020. Ad agosto Berlusconi era stato in contatto con Flavio Briatore, ma a un primo tampone era poi risultato negativo. Il 4 settembre il "ricovero precauzionale" al Raffaele di Milano, dove gli viene diagnosticata una "infezione polmonare blanda". Poche ore dopo, il punto del primario dell'ospedale, Alberto Zangrillo, che parla di "situazione clinica tranquilla e confortante" e prevede una degenza di qualche giorno.

Darko Vojinovic/Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved.
Silvio BerlusconiDarko Vojinovic/Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved.

Jair Bolsonaro

Tra i contagi più eccellenti, spicca all'estero quella di Jair Bolsonaro. La notizia, arrivata l'8 luglio, risulta tanto più clamorosa, quanto fervente era stato il negazionismo del presidente brasiliano sulla pericolosità del Covid-19. Recalcitrante a imporre misure di contrasto più stringenti al suo paese, neanche tre settimane dopo, Bolsonaro annuncia di aver sconfitto il virus. Nel post sui social media con cui ne dà notizia, brandisce sorridente una confezione di idroclorossichina, l'antimalarico dai controversi effetti terapeutici nella lotta al Coronavirus.

Boris Johnson

Altrettanto clamorosa, e per ragioni simili, la positività ai test annunciata da Boris Johnson. Anche lui poco incline a imporre una linea più dura nel contrasto al virus (e per settimane sostenitore del fatto che si potesse "continuare a stringere la mano a tutti"), annuncia di averlo contratto alla fine di marzo. Su Twitter parla in un primo tempo di "sintomi leggeri", ma a breve segue il ricovero in terapia intensiva. Il timore che lo si debba intubare viene presto fugato, ma il premier britannico ne esce debilitato. Soltanto a fine aprile, ritroverà la sua proverbiale grinta nella gestione di Downing Street.

Principe Carlo

Sempre nel Regno Unito è risultato positivo anche il Principe Carlo. La notizia arriva il 25 marzo e i 71 anni dell'erede al trono britannico fanno in un primo momento temere il peggio. L'autoisolamento in Scozia dura però qualche giorno appena: il 31 dello stesso mese un comunicato lo descrive di nuovo già in forma. Sottoposta al test, la consorte e duchessa di Cornovaglia, Camilla, è invece risultata negativa.

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Il principe CarloJulian Simmonds/AP

Alberto di Monaco

Che il sangue blu non sia immune al virus, lo conferma poi anche il caso del principe Alberto di Monaco. Un isolamento nella Rocca del Principato e tanta paura, che rivela soltanto una volta scongiurato il peggio: "Per giorni, dichiara poi, ho veramente temuto per la mia vita. Non riesco a spiegarmi come possa averlo contratto".

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Il principe Alberto di MonacoAP Photo

Michel Barnier

Negli ambienti europei, tra i primi ad annunciare di aver contratto il virus era stato Michel Barnier. L'outing del capo negoziatore per la Brexit in un tweet del 19 marzo, in cui parla però già di "buona salute" e "morale alto". Diversi tabloid britannici si sbizzarriscono, ipotizzando che sia stato proprio lui a contagiare Boris Johnson.

Paulinho Paiakan

Senza lieto fine, purtroppo, la vicenda di Paulinho Paiakan: rispettatissimo e inarrestabile portabandiera delle battaglie per la difesa della foresta Amazzonica. Lui, Davide senza paura, che aveva resistito alle pressioni di governo, polizia e affaristi di ogni generi e tipo, cede al virus dopo 10 giorni di malattia. In eredità lascia fra l'altro la Costituzione che dal 1988 riconosce il diritto alla terra per quasi un milione di indigeni brasiliani.

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