La Banca centrale europea (BCE) ha mantenuto invariati i principali tassi di riferimento giovedì, mentre nuovi aumenti dei prezzi di petrolio e gas minacciano di compromettere i recenti progressi nella riduzione dell’inflazione
La Bce ha concluso la riunione di marzo senza modificare i tassi di interesse, lasciando il tasso sui depositi al 2%, una decisione ampiamente prevista da quasi tutti gli analisti.
Anche gli altri principali tassi di riferimento, ovvero il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali (Mro) e il tasso sui prestiti marginali, restano invariati rispettivamente al 2,15% e al 2,4%.
Secondo il comunicato della Bce "la guerra in Medio Oriente ha reso leprospettive significativamente più incerte, creando rischi al rialzo per l'inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica".
L'organo direttivo della banca ritiene che la guerra in Iran "avrà un impatto rilevante sull'inflazione a breve termine attraverso l'aumento dei prezzi dell'energia. Le sue implicazioni a medio termine dipenderanno sia dall'intensità e dalla durata del conflitto sia da come i prezzi dell'energia influiranno sui prezzi al consumo e sull'economia".
Il momento della decisione è significativo. Questo giovedì, i futures europei sul gas naturale sono balzati di oltre il 30%, raggiungendo fino a 74 euro per megawattora, il livello più alto da oltre tre anni.
Il Brent ha superato i 119 dollari al barile e il Wti i 96 dollari. Questi movimenti derivano dagli attacchi iraniani a siti energetici critici in Medio Oriente, che fanno temere una prolungata tensione nelle forniture.
Gli economisti che seguono la situazione notano che se tali costi rimarranno elevati per diversi mesi, potrebbero alimentare pressioni più ampie sui prezzi e ritardare qualsiasi futuro allentamento fino al 2027.
La decisione arriva dopo l'annuncio di febbraio, che aveva lasciato invariati i tassi e ribadito l'impegno della Bce a riportare l'inflazione in modo sostenibile verso l'obiettivo del 2% nel medio termine.
Reazione dei mercati
I mercati finanziari hanno aperto la giornata in ribasso, con i principali indici europei che hanno registrato le prime perdite, in quanto gli investitori hanno soppesato lo shock energetico e l'attesa decisione della Bce.
L'euro è salito nelle prime contrattazioni, mentre i rendimenti dei titoli di Stato hanno registrato modesti aumenti.
Per le famiglie e le imprese dei 21 Paesi dell'Eurozona, la decisione di oggi significa che i tassi dei mutui e dei prestiti legati alla politica della Bce rimarranno per ora invariati.
Tuttavia, il tono di Christine Lagarde potrebbe ancora influenzare le aspettative a lungo termine.
I contratti del mercato monetario si sono già spostati alla luce della guerra in Iran, prevedendo la possibilità di uno o addirittura due rialzi dei tassi nel corso dell'anno, anziché i tagli che dominavano le previsioni solo poche settimane fa.