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Guerra in Medio Oriente: energia sotto attacco e crescita globale in calo secondo la Bce

I prezzi del carburante sono esposti in una stazione di servizio vicino alla Banca Centrale Europea a Francoforte, Germania, giovedì 5 marzo 2026.
I prezzi del carburante sono esposti in una stazione di servizio vicino alla Banca Centrale Europea a Francoforte, Germania, giovedì 5 marzo 2026. Diritti d'autore  AP Photo
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Di Fortunato Pinto
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Il capo di Stato Usa dice che Israele è l'unico responsabile dell'attacco all'impianto energetico di South Pars in Iran e assicura che non si ripeteranno azioni simili. Il petrolio tocca quota 112 dollari. In Libano decine di morti in due giorni

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump spiega che l'attacco all'impianto energetico di South Pars in Iran, gestito in collaborazione con il Qatar, è stato preso di mira da Israele senza che gli Usa venissero avvisati. Trump assicura che questi attacchi non si ripeteranno.

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Il governo italiano mercoledì sera ha dato il via libera a un decreto per combattere il caro carburanti, introducendo tagli di 25 centesimi al litro per 20 giorni.

Il Brent sale intanto a 112 dollari al barile, segnando un nuovo record dall'inizio della guerra in Medio Oriente.

In Libano, gli attacchi israeliani provocano oltre quaranta morti in due giorni.

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Diretta conclusa

Netanyahu sull'Iran: "Non si può fare una rivoluzione dall'alto, ci vuole forza a terra"

Nell'incontro con i media giovedì, Netanyahu ha dichiarato che non è chiaro se il popolo iraniano si ribellerà e prenderà il controllo del Paese dalle autorità della Repubblica Islamica, come da lui auspicato a più riprese. “È troppo presto per dire se gli iraniani scenderanno in piazza. Non si può fare una rivoluzione dall’alto; ci deve essere anche una componente di terra. Ci sono molte possibilità per una componente di terra, ma non vi dirò quali sono”, ha detto ai giornalisti. La dichiarazione del premier israeliano allude alla necessità di una forza di terra per prendere il controllo dell'Iran, una possibilità che tanto lui che Trump hanno sempre individuato in prima battuta nella stessa popolazione iraniana. Le alternative .- l'uso di milizie curde e l'invio di soldati Usa - sono per ora solo ipotesi.

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Netanyahu: Israele non colpirà più i giacimento di gas dell'Iran su richiesta di Trump

Il primo ministro afferma che Israele ha "agito da solo" nell’attaccare il giacimento di gas iraniano di South Pars e che la guerra con l’Iran potrebbe concludersi "prima di quanto si pensi". Netanyahu ha dichiarato che Israele sospenderà ogni ulteriore attacco al gigantesco giacimento di gas naturale iraniano su richiesta di Trump. Il leader israeliano ha inoltre affermato che qualsiasi tentativo iraniano di chiudere lo Stretto di Hormuz fallirà.

"Il culto della morte in Iran sta cercando di ricattare il mondo chiudendo una rotta marittima internazionale fondamentale, lo Stretto di Hormuz. Non funzionerà», ha detto Netanyahu in una conferenza stampa giovedì sera. Il leader israeliano ha dedicato una parte consistente della sua conferenza stampa a smentire che il suo governo abbia spinto gli Stati Uniti alla guerra con l’Iran. "Questa bufala secondo cui avremmo trascinato gli Stati Uniti in questa situazione non è solo una bufala, è ridicola", ha detto il premier.

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Idf: "Non siamo neanche a metà della campagna militare"

Israele "non è nemmeno a metà" della sua campagna contro l'Iran, ha affermato il capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf), Eyal Zamir, nel corso di una riunione interna, secondo quanto riportato dal Times of Israel. Stando alle stesse fonti, i vertici militari israeliani ritengono che al momento non vi sia una tempistica definita per la fine del conflitto e sarebbero compatti nel respingere l’ipotesi di una sospensione delle operazioni in questa fase.

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Pechino avverte: il caos regionale minaccia la crescita mondiale

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian ha detto oggi che Pechino è pronta a rafforzare il coordinamento con i paesi della regione sulla sicurezza energetica e ha chiesto la cessazione immediata delle operazioni militari per impedire che il caos regionale si scarichi sulla crescita mondiale.

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Meloni: vertice europeo su energia e impatto del conflitto in Medio Oriente

"Questa mattina ho incontrato il Cancelliere tedesco Merz e il Primo Ministro belga De Wever per uno scambio di vedute in vista della discussione sulla competitività europea, nella quale ci siamo concentrati in particolare sulle conseguenze del conflitto in Medio Oriente sul mercato globale delle fonti energetiche e sulle possibili iniziative da adottare rapidamente per contenere la spinta dei prezzi dell’energia", ha scritto la premier Giorgia Meloni in una nota su X.

All’incontro hanno partecipato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e i leader di Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Germania, Grecia, Polonia, Lettonia, Malta, Slovacchia, Repubblica Ceca, Svezia e Ungheria, tutti interessati a soluzioni innovative per la gestione della migrazione e all’aumento dei rimpatri dei migranti. Meloni e Frederiksen hanno presentato una lettera volta a rafforzare il sostegno europeo alle popolazioni colpite dal conflitto in Medio Oriente, chiedendo coordinamento in caso di nuove ondate migratorie dall’area a causa della guerra, per evitare una ripetizione della crisi migratoria del 2015.

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Trump: alleati non informati per mantenere l’effetto sorpresa

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di non aver avvisato in anticipo gli alleati dell’attacco contro l’Iran, per preservare l’effetto sorpresa.

Parlando alla Casa Bianca accanto alla premier giapponese Sanae Takaichi, Trump ha affermato: “Quando agiamo, lo facciamo con decisione. Non abbiamo detto nulla a nessuno perché volevamo la sorpresa”.

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Crosetto: no a missioni di guerra, su Hormuz serve un’iniziativa Onu

“Siamo consapevoli dell’importanza di riaprire in sicurezza lo Stretto di Hormuz e riteniamo che debba essere l’Onu a fornire il quadro giuridico per un’iniziativa pacifica e multilaterale”, ha dichiarato il ministro della Difesa Guido Crosetto in una nota su X.

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Israele colpisce marina Iran nel Caspio: è la prima volta

Israele ha sferrato per la prima volta attacchi contro la marina iraniana nel Mar Caspio, ha dichiarato giovedì un portavoce militare israeliano, sottolineando che le capacità navali dell’Iran a nord sono state in gran parte neutralizzate. Il tenente colonnello Nadav Shoshani ha dichiarato che l'Aeronautica Militare ha colpito decine di obiettivi, tra cui motovedette lanciamissili, una corvetta, un cantiere navale utilizzato per la costruzione e la riparazione di imbarcazioni e un centro di comando. Questa sera il premier Netanyahu parlerà ai giornalisti

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Iran, Germania spieghi ruolo di base di Ramstein nella guerra

L'Iran ha chiesto al governo tedesco di "chiarire il ruolo" della base di Ramstein nella guerra. Lo riporta l'agenzia France Press citando l'ambasciatore iraniano a Berlino, Majid Nili. "Abbiamo chiesto di chiarire o spiegare il ruolo" della struttura, che è la più grande degli Usa in Europa. "Finora non abbiamo ricevuto alcuna risposta", ha aggiunto l'ambasciatore ipotizzando una violazione della risoluzione 3314 delle Nazioni Unite. 

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Trump critica Londra: portaerei “troppo tardi”, guerra già vinta

Trump ha criticato l’iniziativa del Regno Unito di sostenere la riapertura dello Stretto di Hormuz, definendola tardiva e affermando che Londra vorrebbe inviare una portaerei “dopo che la guerra è stata vinta”.

Parlando alla Casa Bianca durante l’incontro con la premier giapponese Sanae Takaichi, Trump ha dichiarato: “Adesso vogliono mandare una portaerei. Io le volevo prima della guerra, non dopo che la guerra è stata vinta”, aggiungendo che “non c’è quasi più nessuno contro cui combattere”.

Il presidente ha sostenuto che le capacità militari iraniane siano state fortemente ridotte, con un calo “di oltre il 90%” dei missili, e ha ribadito che gli Stati Uniti stanno proteggendo lo Stretto soprattutto nell’interesse di altri Paesi: “Noi praticamente non lo utilizziamo… lo stiamo difendendo per gli altri”.

Trump ha infine criticato gli alleati per il limitato sostegno, indicando il Giappone tra i Paesi chiamati a fare di più, visto che importa “oltre il 90% del suo petrolio” attraverso lo Stretto.

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Usa approvano vendita di armi da 16 miliardi a Emirati e Kuwait

Gli Stati Uniti hanno approvato la vendita di armamenti per circa 16,5 miliardi di dollari a Emirati Arabi Uniti e Kuwait, due Paesi del Golfo colpiti dalle conseguenze della guerra con l’Iran.

Teheran ha risposto alla campagna aerea israelo-americana con attacchi missilistici e droni che hanno causato vittime e danni nella regione, costringendo gli Stati a rafforzare le proprie difese.

Il Segretario di Stato Marco Rubio ha autorizzato le vendite con procedura d’urgenza, bypassando l’approvazione del Congresso.

La fornitura principale riguarda sistemi radar per la difesa aerea e missilistica per circa 8 miliardi di dollari. Agli Emirati sono inoltre destinati un radar a lungo raggio per missili balistici (4,5 miliardi), sistemi anti-drone (2,1 miliardi), missili aria-aria avanzati (1,22 miliardi) e aggiornamenti per F-16 (644 milioni).

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Onu chiede un “corridoio marittimo sicuro” nel Golfo

L’organismo marittimo delle Nazioni Unite ha invitato giovedì alla creazione di un “corridoio” sicuro per la navigazione nel Golfo, al fine di evacuare navi e marittimi bloccati, in una dichiarazione successiva a una riunione d’emergenza che ha anche condannato l’Iran.

Dopo due giorni di colloqui urgenti a Londra, convocati a causa della guerra, l’Organizzazione Marittima Internazionale (Imo) ha affermato in una dichiarazione formale che il “corridoio marittimo sicuro” dovrebbe essere istituito come “misura provvisoria e urgente”.

L’agenzia Onu, responsabile della regolamentazione della sicurezza del trasporto marittimo internazionale, ha aggiunto che il corridoio deve “facilitare l’evacuazione sicura delle navi mercantili dalle aree ad alto rischio e colpite verso un luogo sicuro”.

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Missili su Riad durante contatti tra Turchia e Iran

Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha dichiarato giovedì di aver detto al suo omologo iraniano, durante una telefonata mentre si trovava nella capitale saudita, che missili stavano colpendo la città proprio mentre parlavano.

“Almeno non inviate missili mentre è in corso l’incontro”, ha ricordato Fidan di aver detto al ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.

Fidan si trovava a Riyadh mercoledì per una riunione dei ministri degli Esteri musulmani e arabi per discutere della guerra in Medio Oriente.

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Trump: “non invieremo truppe” in Iran

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato giovedì che non invierà truppe di terra in Iran, a settimane dall’avvio di massicci attacchi missilistici e bombardamenti insieme a Israele.

Se lo facessi, di certo non ve lo direi. Ma non sto inviando truppe da nessuna parte”, ha detto Trump ai giornalisti durante un incontro con la premier giapponese Sanae Takaichi.

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Israele: raffineria di Haifa colpita da missili iraniani

I media israeliani riferiscono che una raffineria di petrolio nella città portuale settentrionale di Haifa è stata colpita giovedì, dopo che l’esercito aveva avvertito dell’arrivo di missili lanciati dall’Iran.

L’emittente pubblica israeliana Kan 11 ha trasmesso in televisione immagini che mostrano una densa colonna di fumo scuro levarsi dall’area della raffineria.

In un post su X, Kan ha riferito che non ci sono preoccupazioni per eventuali fuoriuscite di materiali pericolosi.

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Pentagono: nessun “orizzonte temporale definitivo” per la fine della guerra

Il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha dichiarato giovedì che non esiste un “orizzonte temporale” per la fine della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, iniziata tre settimane fa.

“Non vorremmo fissare un limite temporale definitivo”, ha detto Hegseth ai giornalisti, aggiungendo che “siamo decisamente sulla buona strada” e che sarà il presidente Donald Trump a decidere quando fermarsi.

Sarà una scelta del presidente, in ultima analisi, quando diremo: ‘Abbiamo ottenuto ciò di cui avevamo bisogno’”.

Affermando che la flotta di superficie iraniana “non è più un fattore”, Hegseth ha aggiunto che “i loro sottomarini, un tempo 11, non ci sono più”.

I mezzi a cui Hegseth si riferiva sono sottomarini “tascabili”, progettati per operare in acque poco profonde nel Golfo Persico e nel suo stretto accesso, lo Stretto di Hormuz.

Queste piccole imbarcazioni sono progettate per eludere il sonar mentre posano mine e lanciano siluri.

Le dichiarazioni riecheggiano i commenti di Donald Trump di lunedì, secondo cui l’esercito iraniano sarebbe stato “annientato”.

Senza fornire dettagli, Hegseth ha inoltre affermato che gli Stati Uniti stanno lavorando “per garantire che il messaggio venga trasmesso, non solo al popolo iraniano in generale, ma ai giusti destinatari, a specifici destinatari che devono sentire determinate cose su quale potrebbe essere il loro destino o quali siano le loro scelte”.

Un blackout di Internet imposto dal governo di Teheran ha soffocato quasi tutte le comunicazioni dall’Iran, rendendo quasi impossibile valutare in modo affidabile le opinioni della popolazione iraniana sull’escalation del conflitto.

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Mattarella: l’Europa dica no a un ordine globale basato sul conflitto

In un intervento all’Università di Salamanca, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha lanciato un appello all’Europa a difendere il modello multilaterale e a opporsi a un ordine internazionale basato sui conflitti e sulla competizione tra Stati. Il video e le dichiarazioni sono stati diffusi da Agenzia Vista.

"Cosa può fare l’Europa a fronte della recessione del modello cooperativo multilaterale nella gestione dei rapporti tra gli Stati? Accettare che esso venga soppiantato da una visione contrattualistica fondata sulla competizione? Tocca all’Europa saper dire di no. Dire di no all’ampliamento dei conflitti, a una perenne instabilità con la moltiplicazione dei fronti di crisi, come dimostrano le drammatiche vicende che, a partire dal sanguinoso attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023, vedono oggIran, Libano, l’intera regione medio-orientale e del Golfo al centro di un arco di crisi di cui non si intravede lo sbocco, con gravissime conseguenze sulle popolazioni", il Presidente ha dichiarato.

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Ambasciatore Israele: attacchi iraniani potrebbero colpire anche l’Italia

L'Iran e' una "minaccia globale" ma e' Israele "a pagare il prezzo piu' alto". Lo ha detto l'ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, in un'intervista esclusiva ad "Agenzia Nova", commentando gli sviluppi della guerra di Israele e Stati Uniti contro l'Iran oltre agli scontri con il movimento sciita libanese Hezbollah.

L'Unione europea, ha affermato Peled, "deve capire che non e' solo la guerra in Ucraina a minacciarla, ma anche l'Iran e i suoi proxy". L'ambasciatore ha ricordato che gli attacchi iraniani hanno gia' raggiunto Turchia, Cipro e Azerbaigian, avvertendo che "domani" potrebbero arrivare anche in Italia. "Tra l'altro, pare che droni abbiano sorvolato gli Stati Uniti nelle ultime due settimane", ha proseguito Peled, aggiungendo che Teheran "puo' quindi raggiungere non solo l'Europa, ma anche gli Usa: e' una minaccia globale".

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Bce: guerra in Medio Oriente frena la crescita globale

La guerra in Medio Oriente ridurrà la crescita globale dello 0,4% nei prossimi due anni,  secondo la Banca Centrale Europea (Bce), che avverte di un forte impatto legato all’aumento dei prezzi dell’energia.

"Come per l'area euro - spiegano gli esperti della Bce - si prevede che gli effetti negativi della guerra in Medio Oriente sull'economia globale saranno dovuti principalmente al forte aumento dei prezzi delle materie prime energetiche". Questi fattori, unitamente a condizioni finanziarie globali più restrittive e a una maggiore incertezza, "hanno smorzato le prospettive per l'economia globale, che in precedenza era stata sostenuta da un aumento degli investimenti nel settore dell'intelligenza artificiale e da politiche economiche favorevoli nelle principali economie". Inoltre, la riduzione delle tariffe statunitensi a seguito di una decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti – sebbene parzialmente compensata da una tariffa globale temporanea imposta dall'amministrazione statunitense "sta fornendo un certo sostegno alla crescita globale, sebbene l'incertezza in materia di politica commerciale rimanga elevata".

Bce, tassi fermi mentre l’aumento dell’energia spinge l’inflazione

La Banca centrale europea (BCE) ha mantenuto invariati i principali tassi di riferimento giovedì, mentre nuovi aumenti dei prezzi di petrolio e gas minacciano…

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Qatar: attacchi minacciano forniture globali di gas

Il primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, ha condannato giovedi' il bombardamento iraniano al principale hub del gas del paese. "Questo attacco ha ripercussioni significative sulle forniture energetiche globali", ha dichiarato in una conferenza stampa commentando i gravi danni alla struttura di Ras Laffan. "Queste azioni non portano benefici diretti a nessun paese. Anzi, danneggiano e colpiscono direttamente le popolazioni", ha avvertito.



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Libano: oltre 1000 morti nei raid israeliani

Dal 2 marzo, gli attacchi israeliani hanno ucciso 1001 persone e ne hanno ferite 2.584 in Libano. Lo riferisce l'ultimo bilancio diffuso dal ministero della Salute libanese. I dati includono sia le vittime civili che i miliziani dei gruppi armati presenti in Libano e soprattutto del proxy dell'Iran Hezbollah. Quest'ultimo, il 2 marzo, ha ripreso gli attacchi verso Israele "per vendicare" l'uccisione della guida suprema iraniana Ali Khamenei negli attacchi congiunti israelo-statunitensi del 28 febbraio.

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Alleati europei pronti a proteggere Hormuz

Sei Paesi europei — tra cui Italia, Regno Unito e Germania — insieme al Giappone hanno dichiarato di essere pronti a “contribuire” a “sforzi appropriati” per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz e ad adottare ulteriori misure per stabilizzare i mercati energetici.

In una dichiarazione congiunta, Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Giappone hanno invitato l’Iran a “cessare immediatamente” gli attacchi contro navi, infrastrutture civili e “altri tentativi di bloccare lo Stretto al traffico commerciale”, affermando che “la libertà di navigazione è un principio fondamentale del diritto internazionale”.

“Esprimiamo la nostra disponibilità a contribuire a sforzi appropriati per garantire un passaggio sicuro attraverso lo Stretto e adotteremo ulteriori misure per stabilizzare i mercati”, anche “lavorando con alcuni Paesi produttori per aumentare la produzione”. Sebbene la dichiarazione non specifichi il tipo di contributo che questi Paesi intendono fornire, arriva in un momento in cui l’Europa è sempre più sotto pressione per contribuire a proteggere lo Stretto di Hormuz — attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale — e affrontare l’imminente crisi energetica.

L’Iran ha bloccato lo Stretto all’inizio della guerra. Da allora, il conflitto è escalato, con importanti infrastrutture petrolifere e del gas colpite da entrambe le parti. Gli attacchi iraniani al giacimento di gas di Ras Laffan, il più grande sito energetico del Qatar, hanno fatto impennare i prezzi, con il costo del greggio che ha brevemente raggiunto i livelli massimi registrati all’inizio del conflitto.

Tuttavia, i Paesi dell’Ue sono stati riluttanti a intervenire, poiché non volevano essere trascinati nella guerra. La dichiarazione afferma inoltre che i firmatari adotteranno misure per stabilizzare i mercati energetici e collaboreranno con i principali produttori per aumentare la produzione.

“Accogliamo con favore la decisione dell’Agenzia Internazionale dell’Energia di autorizzare un rilascio coordinato delle riserve strategiche di petrolio”, si legge.

“Adotteremo ulteriori misure per stabilizzare i mercati energetici, anche lavorando con alcuni Paesi produttori per aumentare la produzione”.

Dopo l’aumento dei prezzi dell’energia, l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha concordato all’unanimità, l’11 marzo, di rendere disponibili 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve di emergenza.

I leader dell’Ue si riuniscono giovedì a Bruxelles per affrontare, tra le altre questioni, i prezzi dell’energia e la guerra in Iran.

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Meloni: incontro per valutare possibile aumento dei flussi migratori dal Medio Oriente

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima ministra danese Mette Frederiksen e il primo ministro olandese Rob Jetten hanno ospitato il consueto incontro informale sulla migrazione a margine del vertice, secondo fonti diplomatiche.

All’incontro hanno partecipato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e i leader di Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Germania, Grecia, Polonia, Lettonia, Malta, Slovacchia, Repubblica Ceca, Svezia e Ungheria, tutti interessati a soluzioni innovative per la gestione della migrazione e all’aumento dei rimpatri dei migranti. Meloni e Frederiksen hanno presentato una lettera volta a rafforzare il sostegno europeo alle popolazioni colpite dal conflitto in Medio Oriente, chiedendo coordinamento in caso di nuove ondate migratorie dall’area a causa della guerra, per evitare una ripetizione della crisi migratoria del 2015.

La presidente von der Leyen ha illustrato le principali aree di intervento della Commissione in materia di migrazione, concentrandosi in particolare sui negoziati sul controverso “regolamento sui rimpatri”, che consente agli Stati membri di costruire centri di espulsione al di fuori del territorio dell’Ue e che dovrebbe essere approvato dal Parlamento europeo la prossima settimana.

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Sei Paesi tra cui l'Italia contro il blocco dello Stretto di Hormuz

I leader di Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone contro il blocco dello Stretto di Hormuz.

Pubblicata una nota congiunta in cui i Paesi condannano con la massima fermezza i recenti attacchi dell'Iran contro navi commerciali disarmate nel Golfo, gli attacchi alle infrastrutture civili, inclusi gli impianti petroliferi e del gas, e la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane.

"Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per l'escalation del conflitto. Invitiamo l'Iran a cessare immediatamente le sue minacce, la posa di mine, gli attacchi con droni e missili e altri tentativi di bloccare lo Stretto alla navigazione commerciale, e a conformarsi alla Risoluzione 2817 del Consiglio di sicurezza dell'Onu", si legge nella nota.

"La libertà di navigazione è un principio fondamentale del diritto internazionale, anche ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Gli effetti delle azioni dell'Iran saranno avvertiti dalle persone in ogni parte del mondo, specialmente dalle più vulnerabili", continuano i leader.

"In linea con la Risoluzione 2817 dell'Unsc, sottolineiamo che tale interferenza con la navigazione internazionale e l'interruzione delle catene di approvvigionamento energetico globale costituiscono una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale. A questo proposito, chiediamo un'immediata moratoria globale sugli attacchi alle infrastrutture civili, inclusi gli impianti petroliferi e del gas", prosegue la nota.

"Esprimiamo la nostra disponibilità a contribuire agli sforzi appropriati per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto. Accogliamo con favore l'impegno delle nazioni che stanno intraprendendo una pianificazione preparatoria - si legge ancora nel testo - Accogliamo con favore la decisione dell'Agenzia internazionale dell'energia di autorizzare un rilascio coordinato di riserve petrolifere strategiche. Adotteremo altre misure per stabilizzare i mercati energetici, incluso il lavoro con alcune nazioni produttrici per aumentare la produzione"

"Lavoreremo inoltre per fornire sostegno alle nazioni più colpite, anche attraverso le Nazioni Unite e le Ifi.

La sicurezza marittima e la libertà di navigazione portano benefici a tutti i paesi. Invitiamo tutti gli stati a rispettare il diritto internazionale e a sostenere i principi fondamentali della prosperità e della sicurezza internazionale", concludono.

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Hegseth: non esiste un periodo di tempo per la fine della guerra

Il Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha dichiarato giovedì che non esiste un "periodo di tempo" per la fine della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran, iniziata tre settimane fa.

"Non vorremmo stabilire un periodo di tempo definitivo", ha detto Hegseth ai giornalisti, aggiungendo che "siamo sulla buona strada" e che sarà il presidente Donald Trump a decidere quando fermarsi.

"Sarà il Presidente a decidere, in definitiva, quando diremo: 'Bene, abbiamo raggiunto ciò che dovevamo'", ha detto.

Affermando che la flotta di superficie iraniana "non è più un fattore determinante", Hegseth ha anche detto che "i loro sottomarini, che un tempo erano 11, non ci sono più".

I mezzi a cui Hegseth faceva riferimento sono i mini-sottomarini progettati per operare nelle acque poco profonde del Golfo Persico e del suo stretto passaggio, lo Stretto di Hormuz. Le piccole imbarcazioni sono progettate per eludere i sonar mentre posano mine e lanciano siluri.

Queste affermazioni fanno eco ai commenti di Donald Trump di lunedì, secondo cui l'esercito iraniano sarebbe stato "annientato".

Senza fornire dettagli, Hegseth ha anche affermato che gli Stati Uniti stanno lavorando "per garantire che il messaggio venga recapitato non solo al popolo iraniano in generale, ma a quel pubblico che ha bisogno di sentire certe cose su quale potrebbe essere il proprio destino o quali sono le opzioni a disposizione".

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Guterres: porre fine alla guerra e l'Iran e aprire lo Stretto di Hormuz

Prima di unirsi ai leader dell'Ue per un pranzo di lavoro, il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha esortato Stati Uniti e Israele a porre fine agli attacchi contro l'Iran, sottolineando che la guerra rischia di "sfuggire completamente al controllo".

"Questa guerra sta causando enormi danni ai civili e la sua propagazione nell'economia globale può essere davvero drammatica, con potenziali conseguenze tragiche, soprattutto per i paesi meno sviluppati", ha affermato Guterres.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha anche esortato l'Iran a cessare gli attacchi contro i paesi vicini, sostenendo che "non sono mai stati parte in causa" in questa guerra, e ha chiesto alla Repubblica Islamica di aprire lo Stretto di Hormuz.

"La prolungata chiusura dello Stretto sta causando sofferenza a coloro che non c'entrano nulla. È tempo che la diplomazia prevalga sulla guerra", ha concluso Guterres.

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Mattarella: "Non si intravede lo sblocco"

Durante la cerimonia di consegna dell'onorificenza accademica di Dottore Honoris Causa conferita dall'Università di Salamanca, il presidente della Repubblica Mattarella commenta gli sviluppi sulla guerra in Medio Oriente.

"Come dimostrano le drammatiche vicende che, a partire dal sanguinoso attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023, vedono oggi Iran, Libano, l'intera regione medio-orientale e del Golfo al centro di un arco di crisi di cui non si intravede lo sbocco, con gravissime conseguenze sulle popolazioni", ha detto Mattarella.

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Appello dei Paesi arabi del Golfo all'Iran: stop attacchi ai Paesi vicini

Il vertice dei Paesi arabi del Golfo e di altri Paesi asiatici si è concluso giovedì con un rinnovato e unanime appello all'Iran affinché cessi gli attacchi contro i suoi vicini.

Una dichiarazione congiunta dei Paesi presenti al vertice ha denunciato "questi attacchi deliberati iraniani, condotti con missili balistici e droni, che hanno preso di mira aree residenziali e infrastrutture civili, tra cui impianti petroliferi, impianti di desalinizzazione, aeroporti, edifici residenziali e missioni diplomatiche".

"I partecipanti hanno sottolineato che questi attacchi non possono essere giustificati in alcun modo o con alcun pretesto", si legge nella dichiarazione.

I Paesi al vertice erano Azerbaigian, Bahrein, Egitto, Giordania, Kuwait, Libano, Pakistan, Qatar, Arabia Saudita, Siria, Turchia ed Emirati Arabi Uniti.

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Rutte fiducioso per riapertura dello Stretto di Hormuz

Il Segretario Generale della Nato, Mark Rutte, si è detto "fiducioso" che gli alleati della Nato, insieme agli Stati Uniti, troveranno una soluzione per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz. Giovedì ha dichiarato ai giornalisti che gli alleati sono già in trattative con gli Stati Uniti per la riapertura dello Stretto, attualmente sotto attacco.

In una conferenza stampa al fianco del presidente romeno Nicușor Dan presso il quartier generale della Nato a Bruxelles, Rutte ha ribadito il suo sostegno alla guerra congiunta Usa/Israele contro l'Iran, affermando che "era fondamentale impedire all'Iran di dotarsi di capacità nucleari e missilistiche balistiche".

Ha aggiunto di "percepire" che l'Alleanza condivide l'obiettivo USA-Israele di indebolire le capacità nucleari e missilistiche dell'Iran.

"Quello che percepisco e sento è che siamo tutti d'accordo, come lo siamo sempre stati, sul fatto che ciò che gli Stati Uniti stanno facendo in questo momento stia indebolendo le capacità dell'Iran", ha dichiarato ai giornalisti. "Credo che sia molto importante. È importante per la sicurezza europea, per il Medio Oriente. È vitale per Israele stesso".

"Un Iran dotato di armi nucleari avrebbe potenzialmente rappresentato una minaccia diretta per il futuro di Israele, ma anche per tutto il Medio Oriente e per l'Europa", ha affermato Rutte.

"Poi, per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz, tutti concordano sul fatto che non possa rimanere chiuso. Deve essere riaperto il prima possibile. Questo è cruciale per l'economia mondiale", ha aggiunto, precisando che gli alleati stanno discutendo con gli Stati Uniti e tra di loro per trovare "la migliore soluzione per affrontare questo enorme problema di sicurezza".

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Animali domestici rientrano ad Atene da Abu Dhabi

Decine di cani e gatti sono stati portati ad Atene con i loro proprietari su un volo speciale di rimpatrio per cittadini greci con animali domestici bloccati dalla guerra in Medio Oriente. 

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Ferma condanna di Macron agli attacchi contro le infrastrutture energetiche

Il presidente francese Emmanuel Macron ha condannato fermamente la continua distruzione delle infrastrutture energetiche nella regione del Golfo, definendo l'attuale escalation "sconsiderata".

"Tutti dovrebbero calmarsi e i combattimenti dovrebbero cessare, almeno per qualche giorno, per dare una possibilità ai negoziati", ha affermato Macron, aggiungendo che la regione dovrebbe interrompere le ostilità durante le prossime festività (l'Iran celebra il Nowruz, il suo Capodanno, il 20 marzo).

Macron ha fatto riferimento in particolare al Qatar, dove un attacco missilistico ha provocato un incendio che ha gravemente danneggiato il principale impianto del gas del paese, il più grande al mondo. Il presidente ha affermato di aver parlato con l'emiro del Qatar e con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

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Patriot greci abbattono missili iraniani contro l'Arabia Saudita

Due missili balistici sono stati abbattuti giovedì mattina dalla batteria di missili guidati Patriot della Forza aerea ellenica dell'Arabia Saudita (Eldisa), nell'ambito della sua partecipazione alla missione dell'iniziativa internazionale "Integrated Air Missile Defense Concept".

Arabia Saudita: Patriot greci abbattuto due missili balistici iraniani

La presenza greca in Arabia Saudita fa parte di una più ampia strategia di estroversione e di diplomazia della difesa, volta a rafforzare le alleanze e la part…

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Missili iraniani contro Israele: allerta nel Paese

L'esercito israeliano ha inviato un'allerta per un nuovo lancio di missili dall'Iran verso il territorio dello Stato di Israele.

"I sistemi di difesa stanno lavorando per intercettare la minaccia. Negli ultimi minuti, il Comando del Fronte Interno ha distribuito avvisi di allerta direttamente sui telefoni cellulari nelle aree interessate", si legge in un messaggio pubblicato su X.

"Si chiede al pubblico di mostrare responsabilità e di agire secondo le linee guida: salvano vite umane.

Una volta ricevuto l'avviso, è obbligatorio entrare nelle aree protette e rimanervi fino a nuovo avviso.

L'uscita dall'area protetta sarà possibile solo dopo aver ricevuto istruzioni esplicite. È necessario continuare ad agire secondo le istruzioni del Comando del Fronte Interno", conclude la nota.

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Kallas: guerra manca di fondamento nel diritto internazionale

L'Alta rappresentante Kaja Kallas ha dichiarato che gli Stati Uniti e Israele non sono riusciti a giustificare l'uso della forza contro l'Iran.

"Non conosciamo gli obiettivi di questa guerra. Inoltre, non esiste un fondamento nel diritto internazionale. Se si pensa all'uso della forza, ad esempio, ci sono due casi: uno è la legittima difesa e l'altro è previsto da una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che al momento non esiste", ha affermato Kallas prima di recarsi al vertice a Bruxelles.

"Gli Stati membri non sono disposti a intraprendere questa guerra", ha aggiunto.

Per questo motivo, l'Ue non è disposta a schierare una missione militare per riaprire lo Stretto di Hormuz, ha aggiunto Kallas, ma sono in corso discussioni con le Nazioni Unite per trovare una soluzione più ampia.

"L'importante è che tutti noi dell'Unione europea desideriamo la fine di questa guerra. Siamo consapevoli del caos che sta causando in Medio Oriente, ma anche delle ripercussioni che ha sul resto del mondo", ha affermato Kallas, parlando delle esportazioni di energia e fertilizzanti.

"Stiamo lavorando con i nostri partner del Golfo, così come con Egitto e Giordania, per trovare una soluzione che permetta alle parti di porre fine a questa guerra", ha detto ancora.

Kallas ha condannato l'esecuzione di un cittadino svedese da parte dell'Iran, avvenuta mercoledì poco dopo una sua conversazione telefonica con il ministro degli Esteri iraniano. Kallas non era stata informata in anticipo dell'esecuzione e non ha quindi potuto sollevare la questione durante la telefonata.

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Il premier olandese Jetten: situazione "troppo instabile" per missione nello Stretto di Hormuz

La situazione in Iran è "troppo instabile" per istituire una missione internazionale per la riapertura dello Stretto di Hormuz, dice Rob Jetten, il premier dei Paesi Bassi, al suo arrivo al Consiglio europeo a Bruxelles.

"Questa è una guerra iniziata dagli Stati Uniti e da Israele contro l'Iran per ragioni che posso comprendere, perché il regime iraniano è brutale non solo nei confronti del proprio popolo, ma anche dell'intera regione e rappresenta una minaccia per la sicurezza dell'Europa", afferma Jetten.

"Ma non è una guerra di cui facciamo parte. I Paesi Bassi sono pronti, insieme alla Francia e ad altri, a proteggere i partner europei. Ma al momento non ci sono indicazioni chiare di una proposta concreta per una missione", aggiunge e poi: "Quindi, in questo momento dobbiamo concentrarci sulla de-escalation del conflitto e poi valutare ulteriori misure che l'Europa può adottare".

Interrogato su un possibile cambio di regime in Iran, Jetten afferma che non avverrà "solo con i bombardamenti".

"Solo gli iraniani possono decidere il futuro del loro Paese. Spero che questo regime brutale se ne vada il prima possibile", ha dichiarato ai giornalisti. "Sono un grande sostenitore di ulteriori sanzioni da parte dell'Ue contro il regime iraniano e di un maggiore sostegno alle forze democratiche in Iran", aggiunge ancora Jetten.

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Attacco contro la raffineria di Samref in Arabia Saudita

Il ministero della Difesa dell'Arabia Saudita riporta di un attacco alla raffineria Samref.

"Un drone si è schiantato nella raffineria Samref e si stanno valutando i danni", si legge in un messaggio pubblicato su X.

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Gas e petrolio in aumento

I prezzi globali del petrolio e del gas naturale sono schizzati alle stelle mercoledì, dopo che l'Iran ha attaccato un importante impianto di gas naturale in Qatar, in grado di rifornire un quinto del gas mondiale, e due raffinerie di petrolio in Kuwait.

Gli attacchi hanno alimentato i timori che la crisi energetica globale, innescata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz al traffico di petroliere, possa essere più lunga e più estesa del previsto, con danni duraturi alla produzione di petrolio e gas.

Il prezzo del Brent, benchmark internazionale, è salito a quasi 114 dollari al barile, rispetto ai meno di 73 dollari al barile della vigilia della guerra.

Il prezzo del gas naturale, benchmark europeo TTF, è aumentato del 24% giovedì.

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Nave colpita al largo delle coste del Qatar

Una nave è stata colpita al largo delle coste del Qatar giovedì mattina, secondo quanto riferito dalle autorità.

Il Centro per le operazioni commerciali marittime del Regno Unito (UKMTO) ha segnalato l'incidente al largo di Ras Laffan, un importante punto di approvvigionamento di gas naturale che è stato ripetutamente colpito da attacchi iraniani durante la notte.

L'UKMTO ha affermato che l'equipaggio della nave è illeso. Non è chiaro se la nave sia stata deliberatamente presa di mira o potenzialmente colpita da detriti caduti mentre il Qatar lanciava missili intercettori contro i bombardamenti iraniani in arrivo.

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Idf: distrutto un elicottero MI-17 presso l'aeroporto di Sandaj a Hamadan

Le Forze di Difesa Israeliane riportano di aver distrutto un elicottero iraniano ad Hamadan.

"Continuiamo a indebolire le capacità militari dell'Aeronautica militare delle Guardie Rivoluzionarie e ad espandere la superiorità aerea nell'Iran occidentale. Ieri (mercoledì), grazie a precise informazioni di intelligence in tempo reale, un aereo dell'Aeronautica militare ha individuato e attaccato un elicottero MI-17 presso l'aeroporto di Sandaj a Hamadan", si legge in un post in cui si vede il momento dell'attacco.

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Incendio in una raffineria in Kuwait: nessun ferito

La Kuwait Petroleum Corporation ha annunciato che una delle unità operative della raffineria di Mina Al-Ahmadi è stata presa di mira giovedì mattina da un drone, provocando un incendio limitato all'interno dell'unità ma senza causare feriti.

L'incendio nell'unità, gestita dalla Kuwait National Petroleum Company ( #KNPC ), è stato contenuto, ha affermato l'azienda. Secondo quanto riporta l'agenzia di stampa locale Kuna.

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Il ministro iraniano Araghchi contro Macron

Seyed Abbas Araghchi, ministro degli Esteri iraniano, condanna le parole del presidente francese Emmanuel Macron sull'attacco contro l'impianto South Pars.

"Macron non ha pronunciato una sola parola di condanna per la guerra israelo-americana contro l'Iran. Non ha condannato Israele quando ha fatto saltare in aria i depositi di carburante a Teheran, esponendo milioni di persone a sostanze tossiche. La sua attuale "preoccupazione" non è nata in seguito all'attacco israeliano ai nostri impianti del gas, bensì in seguito alla nostra rappresaglia. Che tristezza!", scrive Araghchi su X.

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Israele attacca l'impianto South Pars in Iran, Trump: "Non siamo stati avvisati"

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump commenta su Truth Social l'attacco di Israele contro il giacimento di gas di South Pars in Iran, prendendone le distanze.

"Israele, spinto dalla rabbia per quanto accaduto in Medio Oriente, ha attaccato violentemente un importante impianto, il giacimento di gas di South Pars in Iran. Una sezione relativamente piccola dell'intero impianto è stata colpita. Gli Stati Uniti non sapevano nulla di questo attacco e il Qatar non è stato in alcun modo coinvolto, né aveva idea che sarebbe accaduto", scrive Trump.

"Sfortunatamente, l'Iran non era a conoscenza di questo, né di alcun altro fatto rilevante relativo all'attacco a South Pars, e ha ingiustificatamente e slealmente attaccato una parte dell'impianto di gas naturale liquefatto (GNL) del Qatar", aggiunge Trump e poi assicura: "ISRAELE NON EFFETTUERÀ ULTERIORI ATTACCHI contro questo importantissimo e prezioso giacimento di South Pars, a meno che l'Iran non decida imprudentemente di attaccare un paese innocente, in questo caso il Qatar. In tal caso, gli Stati Uniti d'America, con o senza l'aiuto o il consenso di Israele, faranno esplodere l'intero giacimento di gas di South Pars con una potenza e una forza che l'Iran non ha mai visto prima".

"Non voglio autorizzare questo livello di violenza e distruzione a causa delle implicazioni a lungo termine che avrà sul futuro dell'Iran, ma se il deposito di GNL del Qatar verrà nuovamente attaccato, non esiterò a farlo", conclude Trump nel suo messaggio.

Donald J. Trump (@realDonaldTrump)

Israel, out of anger for what has taken place in the Middle East, has violently lashed out at a major facility known as South Pars Gas Field in Iran. A relativ…

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Brent supera i 112 dollari al barile

Il greggio Brent ha registrato un'altra impennata superiore al 5% a causa dei timori relativi alle forniture energetiche dal Medio Oriente, dopo che l'Iran ha minacciato di colpire gli impianti del Golfo in rappresaglia per un attacco a uno dei suoi principali giacimenti di gas.

Il contratto è salito del 5,1% a 112,84 dollari, mentre il West Texas Intermediate ha guadagnato il 2,5% attestandosi a 98,69 dollari nelle contrattazioni asiatiche.

Abu Dhabi ha interrotto le operazioni in un impianto di gas a causa della caduta di detriti derivanti dall'intercettazione di missili, mentre il sito di Ras Laffan in Qatar è stato colpito. L'azienda locale QatarEnergy ha dichiarato che "le squadre di emergenza sono state inviate immediatamente per contenere gli incendi".

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Kuwait: rispondiamo ad attacchi missilistici e ai droni

Le difese aeree del Kuwait fanno sapere di un attacco contro il Paese con missili e droni.

"Lo Stato Maggiore dell'Esercito fa notare che eventuali rumori di esplosioni uditi sono il risultato dell'intercettazione degli attacchi ostili da parte dei sistemi di difesa aerea", si legge in una nota pubblicata su X "Tutti sono tenuti a rispettare le istruzioni di sicurezza e protezione impartite dalle autorità competenti", conclude il messaggio.

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La Federal Reserve statunitense prevede un'inflazione più elevata

La Federal Reserve statunitense ha rivisto al rialzo le sue previsioni sull'inflazione, mantenendo i tassi di interesse invariati, a causa dell'incertezza sul futuro economico derivante dalla guerra in Iran.

Il presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha affermato che bisognerà "aspettare e vedere" quanto la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran influirà sull'economia statunitense.

"Siamo solo all'inizio di questa situazione e non sappiamo... non sappiamo quanto sarà grave e quanto durerà", ha detto e ha aggiunto: "Potrebbe o meno avere un impatto significativo sull'economia statunitense".

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Libano: almeno 45 morti nelle ultime 48 ore dopo gli attacchi israeliani

Il ministero della Salute pubblica libanese ha rilasciato una dichiarazione sul numero di persone uccise negli attacchi israeliani in diverse zone del Paese negli ultimi due giorni.

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Un morto e due feriti in un attacco a una base paramilitare irachena

Una fonte della sicurezza irachena ha riferito alla tv panaraba Al Jazeera di un attacco aereo contro il quartier generale delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF) nella Piana di Ninive, nel nord dell'Iraq.

La fonte ha affermato che una persona è rimasta uccisa e altre due ferite nell'attacco. In precedenza, avevamo riportato due attacchi separati contro siti delle PMF nel governatorato centrale di Salah al-Din. Le PMF hanno dichiarato che un combattente è stato ucciso nell'attacco vicino all'aeroporto di al-Siniya, mentre tre sono rimasti feriti in un attacco al quartier generale della 6ª Brigata nel distretto di Beiji.

Le Forze di Mobilitazione Popolare (PMF) fanno parte dell'apparato di sicurezza iracheno e includono diversi gruppi allineati con l'Iran.

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