Newsletter Newsletters Events Eventi Podcasts Video Africanews
Loader
Seguiteci
Pubblicità

Hormuz paralizzato: Italia e alleati condannano attacchi iraniani e chiedono riapertura Stretto

Petroliera battente bandiera liberiana arrivata al porto di Mumbai, India, dopo aver attraversato lo Stretto di Hormuz, 12 marzo 2026
Petroliera battente bandiera liberiana arrivata al porto di Mumbai, India, dopo aver attraversato lo Stretto di Hormuz, 12 marzo 2026 Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Isidoro Patalano
Pubblicato il
Condividi Commenti
Condividi Close Button

In una dichiarazione congiunta sei Paesi, compresa l'Italia, hanno condannano gli attacchi iraniani a navi e infrastrutture e la chiusura dello Stretto di Hormuz. I sei hanno anche lanciato un allarme per i mercati energetici globali. Per Tajani si tratta di un appello "politico e non militare"

Condanna compatta e toni durissimi contro Teheran da parte di Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone, che hanno denunciato gli attacchi contro navi commerciali nel Golfo Persico e la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

"Condanniamo con la massima fermezza i recenti attacchi sferrati dall'Iran contro navi commerciali disarmate nel Golfo, gli attacchi alle infrastrutture civili, compresi gli impianti petroliferi e di gas, e la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane", si legge in un comunicato congiunto.

Al centro della presa di posizione c'è la richiesta esplicita a Teheran di fermare gli attacchi. I firmatari chiedono "l'immediata cessazione" delle minacce, della posa di mine e degli attacchi con droni e missili, così come di ogni tentativo di bloccare la navigazione commerciale nello Stretto.

La libertà di navigazione viene ribadita come principio fondamentale del diritto internazionale, anche alla luce della Convenzione Onu sul diritto del mare.

"Gli effetti delle azioni dell'Iran si faranno sentire su persone in ogni parte del mondo, specialmente sui più vulnerabili", continua il comunicato.

"Tali interferenze con la navigazione internazionale e l'interruzione delle catene di approvvigionamento energetico globali costituiscono una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali".

Contribuire agli sforzi per la riapertura dello Stretto di Hormuz

Accanto alla condanna, i sei governi dichiarano la loro disponibilità a contribuire agli sforzi per garantire il passaggio sicuro nello Stretto di Hormuz e accolgono con favore le iniziative già in fase di pianificazione da parte di altri Paesi.

Sul fronte energetico, viene sostenuta la decisione dell'Agenzia internazionale per l'energia di autorizzare un rilascio coordinato delle riserve strategiche di petrolio. Questa misura è ritenuta essenziale per contrastare la volatilità dei prezzi.

I firmatari annunciano inoltre ulteriori misure per stabilizzare i mercati, inclusa la collaborazione con alcuni Paesi produttori per aumentare la produzione.

Infine, i firmatari sottolineano l'impegno a sostenere i Paesi più colpiti, anche attraverso le Nazioni Unite e le istituzioni finanziarie internazionali, con l'obiettivo di evitare che lo shock energetico si trasformi in una crisi umanitaria e sociale irreversibile.

La dichiarazione si conclude con un appello generale al rispetto del diritto internazionale e dei principi alla base della sicurezza e della prosperità globali.

Impegno "politico, non militare"

La dichiarazione è "un documento politico, non un documento militare", ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani alla tramissione Tagadà su La7.

Il ministro e vicepremier italiano ha invitato a "lavorare insieme per cercare di creare le condizioni per garantire la libertà di circolazione marittima, lavorando insieme per il dialogo, parlando con le varie parti, dando messaggi politici, in questo momento bisogna fare tutto ciò che è possibile per evitare una escalation".

"Qualora ci dovesse essere una missione Onu per garantire la traversabilità di Hormuz noi siamo pronti a fare la nostra parte", ha aggiunto Tajani, "si potrà parlare" dell'invio di navi "ma partecipare alla guerra assolutamente no, neanche agli scontri su Hormuz, forzare Hormuz in questo momento non è nelle nostre corde. Arrivare lì significa infilarsi nella guerra".

lntanto, il governo italiano ha introdotto mercoledì tagli di 25 centesimi al litro per 20 giorni sul prezzo dei carburanti, per contrastare i rincari innescati dalla crisi in Medio Oriente.

Il blocco dello Stretto di Hormuz ha causato uno choc petrolifero globale, con i prezzi del greggio saliti a 110 dollari al barile.

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti

Notizie correlate

Kallas: Stati Ue "non interessati" a estendere la missione navale Ue allo stretto di Hormuz

Stretto di Hormuz bloccato: Kallas pensa a un rafforzamento della missione navale Ue Aspides

Stretto di Hormuz diventa la rotta marittima più cara dopo premi di rischio +300%