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L'inquinamento non è ancora tornato ai livelli pre-Covid in Europa. Ci aspetta un'aria più pulita?

Una donna si gode il sole sul balcone, mentre la Torre Eiffel è chiaramente visibile sullo sfondo. L'inquinamento atmosferico è diminuito a Parigi, durante il confinamento
Una donna si gode il sole sul balcone, mentre la Torre Eiffel è chiaramente visibile sullo sfondo. L'inquinamento atmosferico è diminuito a Parigi, durante il confinamento   -   Diritti d'autore  AP Photo/Michel Euler
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Nonostante la maggior parte dei Paesi europei abbia allentato notevolmente le misure restrittive - imposte a causa della pandemia di Covid-19 - e con le automobili che stanno di nuovo prendendo possesso delle strade in questa "nuova normalità", l'inquinamento in Europa non è ancora tornato ai livelli del pre-lockdown. E questa è una buona cosa! Soprattutto considerando che in Cina, invece, le emissioni hanno già ampiamente raggiunto i livelli pre-Covid.

E' quanto assicura il programma di monitoraggio della qualità dell'aria di Copernico (Copernicus Atmosphere Monitoring Service - CAMS), per il quale non è stato ancora rilevato un chiaro segnale di aumento nei livelli di inquinanti. "Tra gennaio e aprile abbiamo assistito a una riduzione degli inquinanti quali l’NO2, il biossido di azoto e in misura minore anche per PM2.5 e PM10, in molte aree europee, che ha coinciso con l'introduzione di severe misure di confinamento in quei Paesi, a causa della pandemia", sostiene lo scienziato Mark Parrington. "Ora, ci aspettiamo di vedere nuovamente un certo aumento, con l'allentamento delle misure restrittive, ma questo non è ancora evidente dai nostri dati".

Secondo Parrington le fonti naturali di inquinanti non sono state influenzate dal confinamento. "L'Italia e l'Europa sudorientale hanno vissuto a maggio episodi di aumento dell'inquinamento atmosferico, dovuto alle nubi di polvere sahariana".

Un futuro migliore?

"In Europa, l'allentamento delle misure è cauto e progressivo, il che significa che i viaggi di lavoro e personali sono ancora ridotti", aggiunge Vincent-Henri Peuch, direttore del CAMS, che aggiunge: "Questo è molto importante perché alcuni dei benefici per la salute, che abbiamo sperimentato durante il periodo dilockdown, grazie alla diminuzione dell'inquinamento atmosferico, potrebbero essere mantenuti in modo permanente. Alcuni obiettivi di riduzione delle emissioni, che in passato potevano sembrare troppo ambiziosi o addirittura controproducenti, possono ora essere affrontati con fiducia e sostenuti da prove concrete".

Il mondo ha ridotto le sue emissioni giornaliere di anidride carbonica del 17%, al culmine della quarantena, secondo uno studio pubblicato il 19 maggio su Nature Climate Change. Il calo maggiore a livello globale si è verificato tra il 4 e il 9 aprile, quando il mondo ha emesso 18,7 milioni di tonnellate in meno di inquinamento da carbonio, rispetto al giorno di Capodanno.

Non ci sono stati livelli di emissioni globali così bassi dal 2006. Ma se il mondo tornerà rapidamente ai suoi livelli di inquinamento pre pandemia, la riduzione temporanea sarà stata equivalente a "una goccia nell'oceano", ha detto l'autrice principale dello studio, Corinne LeQuere, climatologa dell'Università dell'Anglia orientale (Norwich, Regno Unito).