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Gran Bretagna: badanti e infermieri indispensabili ma rifiutati

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Gran Bretagna: badanti e infermieri indispensabili ma rifiutati
Diritti d'autore  AP Photo/Alberto Pezzali
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Rimarranno negli annali le immagini del premier britannico Boris Johnson provato dal coronavirus che applaude chi lo ha salvato dopo aver negletto all'inizio i pericoli della pandemia e prefigurato la mattanza degli anziani per il "facile" raggiungimento dell'immunità di gregge. Ma non basta: adesso sembra che il governo conservatore in carica volti le spalle ad alcuni degli eroi di questi mesi fra cui non pochi migranti che lavorano nel settore ospedaliero.

Le contraddizioni della gestione politica

In questo momento tanti ospedali britannici dipendono dall'opera dei lavoratori migranti eppure la legge sull'immigrazione della stagione post-brexit è destinata a interrompere la libertà di movimento fra Gran Bretagna e continente europeo.

Meno Europa e più solitudine

"Verrà inaugurato inoltre un nuovo sistema a punti per coloro che aspirano a un lavoro nel Regno Unito, un sistema che favorirà solo i migranti qualificati che possono ambire a un livello salariale di quasi 30 mila euro annui - spiega l'inviato a Londra Damon Embling - Con molti operatori sanitari che attualmente guadagnano meno di così, si nota che le porte si chiudono. Il governo afferma che è tempo di finirla con la dipendenza dal lavoro a basso costo in provenienza dall'Europa".

L'esempio classico è quello di una badante come Sandija che Euronews ha incontrarto in Gran Bretagna. Si tratta di una giovane lituana che è stata confinata dalla pandemia nelle ultime 11 settimane insieme ad una signora anziana che a giusto titolo lei ritiene di aver salvato dai rischi di contagio. Sandija è fra le mille badanti che lavorano per l'azienda del gruppo Good Care. Va anche spiegato che circa la metà dei lavoratori di primo livello nel Regno Unito vengono dall'UE. Lo spiega bene Dominique Kent, direttrice della società "The Good Care Group" che assegna personale di cura alla persona nel Regno Unito: “Dobbiamo riconoscere queste persone come lavoratori qualificati e smettere di disprezzarle. Non li ingaggiamo perché costano meno ma perché non ci sono britannici disposti a fare questi lavori".

Le distonie della politica britannica in fase brexit

Il governo britannico afferma che l'immigrazione non è la soluzione ai problemi del settore sanitario. Ma l'industria non avrà futuro senza i lavoratori migranti che ci sono adesso. "La nostra forza lavoro deve essere chiaramente inclusa nell'elenco delle necessità, ciò consentirebbe a molti di coinvolgere gli operatori sanitari. E, ovviamente, andando avanti, i salari devono aumentare, quindi ci si augura che venga raggiunta la soglia indicata prima o poi" ammette Karolina Gerlich, direttore esecutivo di The Care Workers 'Charity che è impegnata nel settore di cure alle persone.

Il nuovo disegno di legge sull'immigrazione ha già ricevuto l'appoggio iniziale dei membri del parlamento. Ma l'opinione pubblico è cambiata? Pare di no. Un recente sondaggio indica che il 54 percento dei britannici vorrebbe misure più rigide sull'immigrazione, proprio per i lavoratori visti come essenziali durante la pandemia.