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La dura battaglia contro il Covid-19 in Ucraina. Al fronte senza mezzi e protezioni

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La dura battaglia contro il Covid-19 in Ucraina. Al fronte senza mezzi e protezioni
Diritti d'autore  AP Photo/Evgeniy Maloletka
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La lotta contro il coronavirus in Ucraina è più impegnativa che in altri Paesi del mondo. L'economia afflitta dalla corruzione e dalla guerra civile aveva già colpito duramente il sistema sanitario, che ora è al collasso. Qui, i medici mettono a repentaglio la propria vita, per provare a salvare quella degli altri.

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Svetlana Padynich, a destra, assistita da un collega fa l'elettrocardiogramma di un paziente, sospetto caso di Covid-19, a Chernivtsi, UcrainaAP Photo/Evgeniy Maloletka

Svetlana è paramedico a Chernivtsi, nell'Ucraina occidentale e i suoi turni durano 12 ore. Molti suoi colleghi hanno già contratto il Covid-19. Perché a volte è difficile proteggersi. "Non ci si sono abbastanza dispositivi di protezione", spiega la 42enne. "Queste mascherine sono FFP2. Ma è tutto ciò che abbiamo. Quasi tutte le tute monouso o multiuso sono state fornite da donatori privati"

Svetlana è preoccupata: una settimana fa, uno dei suoi colleghi è morto di polmonite, causata dal Covid-19. Per questo motivo, non ha più visto sua madre dall'inizio dell'epidemia.

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Svetlana Padynich con la sua "doppia mascherina" (una FFP2 e una chirurgica), per proteggersi durante il turnoAP Photo/Evgeniy Maloletka

Manca "l'ossigeno"

I DPI sono scarsi, così come i farmaci e i macchinari. La dottoressa Olha Kobevko è l'unica specialista in malattie infettive, all'ospedale regionale di Chernivtsi. Il suo reparto, costruito un secolo fa, ha 60 posti letto, ma ora ospita un centinaio di pazienti. "Abbiamo dei farmaci? Non abbiamo niente", dichiara la dottoressa. "Guardate. La gente si compra le medicine, perché noi non abbiamo niente. Proprio niente."

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La dott. Olha Kobevko parla con un paziente, sospettato di avere il Covid-19, all'ospedale regionale di Chernivtsi, UcrainaAP Photo/Evgeniy Maloletka

In quest'ospedale manca un sistema centralizzato di fornitura di ossigeno, presente in qualsiasi clinica moderna. Qui il sistema si trova in una sola stanza e le infermiere devono riempire manualmente ogni manciata di minuti le sacche di ossigeno, che chiamano "cuscini" e portarle ai pazienti.

"La gente si lamenta: 'Aria. Ho bisogno di aria. Aria'. E non c'è niente che si possa fare, a volte non possiamo salvarli", spiega la Kobevko. "Li trasferiamo in terapia intensiva, ma le possibilità di sopravvivenza lì sono ancora più basse".

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Un medico porta l'attrezzatura medica in un'unità di terapia intensiva, all'ospedale di ChernivtsiAP Photo/Evgeniy Maloletka

160 euro al mese per salvare vite umane

Kobevko ha uno stipendio mensile di base di 160 euro - il salario minimo nazionale - e questo riflette la scarsa considerazione generale che si ha verso i professionisti del settore medico in Ucraina. Gli operatori sanitari rappresentano circa un quinto dei contagi di coronavirus in Ucraina, con oltre 50 nuovi casi al giorno. Complessivamente, il Paese ha registrato quasi 19.000 casi, con oltre 500 decessi.

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La dott. Kobevko si prende una pausa, durante il suo turno in ospedaleAP Photo/Evgeniy Maloletka