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L'Ungheria caccia malati di cancro e amputati dagli ospedali per "fare posto" ai Covid-19

L'Ungheria caccia malati di cancro e amputati dagli ospedali per "fare posto" ai Covid-19
Diritti d'autore  Tamas Kovacs/MTVA via AP
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L'Ungheria ha dato ordine di liberare letti per malati Covid-19 negli ospedali pubblici, e di conseguenza migliaia di pazienti si sono trovati senza cure da un giorno all'altro. Si teme che persone con patologie terminali, tumori o altre malattie croniche siano state "buttate fuori", finendo in strutture alternative o, talvolta a casa dai propri parenti.

La denuncia arriva da Human Rights Watch (HRW). L'Ong raccoglie la testimonianza di un'infermiera, Athina Németh, che si era impegnata a prendersi cura di dieci dei pazienti dimessi. Nove di loro, malati oncologici, sono morti. Uno di questi era stato mandato a casa con una ferita allo stomaco ancora aperta.

Ad inizio aprile, gli ospedali ungheresi hanno ricevuto una lettera dal Ministro delle Risorse Umane, l'oncologo Miklós Kásler, con l'ordine di liberare 36mila posti letto sui 68mila disponibili per fare spazio ai pazienti Covid-19.

L'ordine governativo ha colpito anche pazienti affetti da demenza, che hanno avuto un ictus o recentemente amputati come la signora Ambrózy József, ex infermiera di 80 anni.

La sua storia è raccontata dall'edizione locale di Euronews. I malati non ricevono assistenza domiciliare e chi è stato rispedito a casa viene escluso dall'assistenza sanitaria. Nessuno è tornato ad aiutare la signora József o a seguirne il percorso riabilitativo ora che è rimasta con una gamba sola.

Sui media ungheresi si rincorrono storie come quella di una 73enne che si è sentita dire da un ospedale di Budapest che, entro tre giorni, avrebbe dovuto "riprendersi" la madre di 93 anni, sofferente di una patologia cronica.

Il numero dei posti da liberare è stato conteggiato su una previsione di 150-180mila casi di Covid-19 in Ungheria, una stima estremamente superiore rispetto a quelli attualmente confermati, scrive il sito di informazione indipendente 444. Al momento, in Ungheria sono stati registrati 3mila positivi e 373 decessi. Il "picco" dell'epidemia era atteso per il 3 maggio scorso.

Sapere esattamente quanti malati sono stati rimandati a casa è impossibile perché il governo magiaro non fornisce statistiche, scrive HRW.

Sui social media, gli ungheresi hanno accusato di eutanasia di Stato il governo Orbán, che ha avocato a sé pieni poteri per fare fronte all'emergenza sanitaria.

Le autorità magiare minimizzano. Secondo la responsabile medica nazionale, Cecília Müller, membro della task force del governo, a fine aprile erano stati liberati il 50% dei letti ma i direttori degli ospedali non hanno rimandato a casa così tanti pazienti come si pensa. Müller, in una conferenza stampa di aprile, ha ringraziato i cittadini ungheresi per la collaborazione e "per aiutare a prendersi cura dei propri parenti malati a casa", aggiungendo che nessuno dovrebbe essere dimesso e subire danni alla propria salute come conseguenza.

Spesso per le famiglie l'unica soluzione è quella di contrattare un'infermiera privata, a domicilio, anche se la maggior parte non se lo può permettere e non ha altra scelta di rimanere a casa con i pazienti dimessi. Con le ovvie conseguenze sulla vita privata, familiare e lavorativa.

La risposta dell'Ungheria a Euronews

Euronews ha contattato il ministero delle Risorse Umane ungherese per un commento, chiedendo il dato puntuale sul numero di pazienti dimessi e la loro condizione al momento delle dimissioni dal nosocomio.

"Dovevamo essere pronti per un futuro incerto", scrivono dal Ministro di Kásler. "Tenendo conto della demografia dell'Ungheria legata all'età, della percentuale di anziani, della distribuzione e delle dimensioni degli insediamenti e degli ospedali in tutto il Paese, siamo giunti alla conclusione che, nel peggiore dei casi, avremmo avuto bisogno di 8mila ventilatori operativi e di oltre 30mila posti letto, tutti dedicati esclusivamente alla cura dei pazienti affetti da coronavirus. Questo era l'obiettivo".

"Dei 68mila letti d'ospedale disponibili, i nostri dati ci dicevano che il 34% non era occupato da pazienti. Abbiamo dovuto liberarne un ulteriore 16%. Quindi, per ciascuno di questi casi rientranti nel 16%, abbiamo dovuto stabilire se il paziente che occupava il posto era in attesa di un trattamento non urgente. In questo caso, avremmo potuto mandarlo a casa. Naturalmente questo ha sollevato una questione molto difficile, ovvero cosa sia un intervento medico urgente o non urgente".

"La politica non può accettare alcun ruolo nel prendere questa decisione, perché non abbiamo le conoscenze necessarie: è una questione di competenza degli esperti. Pertanto una commissione medica ha deciso quali sono gli interventi medici urgenti e quali quelli non urgenti. E questa commissione ha emanato delle linee guida professionali per gli ospedali, di modo da non mandare a casa chi non può essere curato nel proprio domicilio o chi ha bisogno di cure d'urgenza. Possiamo dire che si tratta di una decisione medica, non politica".

"Il problema non poteva essere risolto in altro modo", concludono dal ministero.

Correzione: in un primo tempo abbiamo scritto che il sito 444 è un portale d'informazione vicino all'opposizione. Abbiamo corretto in "indipendente".