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Come San Marino sta vincendo la battaglia sanitaria contro il coronavirus

Come San Marino sta vincendo la battaglia sanitaria contro il coronavirus
Diritti d'autore  Cortesia: Istituto per la Sicurezza Sociale, ph. Simone Fiorani
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Grazie ad un'aggressiva strategia di ricerca dei contatti, San Marino ha ribaltato le sorti della pandemia sul proprio piccolo territorio. Finita l'emergenza, però, l'impatto economico potrebbe essere devastante, con una contrazione del PIL prevista intorno al 70%. Soprattutto se verrà a mancare il sostegno dell'Italia.

La piccola Repubblica, enclave nel territorio italiano, è tornata a far parlare di sé come Stato al mondo con il maggior numero di decessi e di positivi di Covid-19 in rapporto alla popolazione. Primo nella classifica davanti a Città del Vaticano, Andorra e Lussemburgo.

A prima vista impressionante, il dato ha però un valore relativo e poco ci racconta del reale andamento dell'epidemia di coronavirus nel 'Titano'. L'indicatore, come ci hanno confermato dal Principato di Andorra, è praticamente senza valore per città-stato sotto i 100mila abitanti, per di più incastonate tra territori dove il virus Sars-CoV-2 ha mietuto molte vittime.

A San Marino, il triste balzo in testa alla graduatoria dei positivi (oltre 500, a fronte di 40 morti) in rapporto alla popolazione, si spiega in maniera molto semplice.

Come si spiega il drastico aumento dei positivi

La Repubblica arroccata sul monte Titano ha vissuto due fasi. Prima del 7 aprile "non eravamo in grado di fare analisi qui sul territorio e, dopo il tampone, le mandavamo in Italia; quando sono arrivati kit e reagenti, abbiamo iniziato a fare molti più tamponi associati a test sierologico. E così, se prima del 7 aprile avevamo 279 positivi, in una settimana siamo passati a 382", spiega a Euronews il gruppo per l'emergenza sanitaria di San Marino.

Una volta ricevuto tutto il necessario, la strategia di ricerca proattiva dei contagiati è stata aggressiva.

"Abbiamo iniziato partendo dalle aree in cui pensiamo si trovino più positivi, ovvero tra coloro che hanno finito la quarantena e nel gruppo dei familiari del positivo, oppure tra coloro con sintomi lievi o considerati trascurabili", dice Massimo Arlotti, infettivologo e commissario straordinario per l'emergenza di San Marino. "Abbiamo visto che esiste una quota piuttosto importante di persone che, finita la quarantena, testati col tampone risultano ancora positivi. Su 569 campioni sierologici, 31 risultavano positivi con anticorpi. E, tra questi, negli ultimi 100 test effettuati, abbiamo trovato 66 persone ancora positive. Bisogna stare allerta perché ci sono soggetti che sono ancora portatori del virus anche a fine quarantena".

La strategia di ricerca attiva, indica Arlotti, è "fattibile in un territorio con limiti geografici e popolazione limitata, ma ci dà risultati, i numeri che tiriamo fuori sono consistenti. Non sono nuovi contagi, ma nuove diagnosi: persone già contagiate che solo ora riusciamo a identificare. Forse ci penalizza dal punto di vista dei numeri, ma così facendo andiamo a ridurre l'incidenza di nuovi contagi".

Il Commissario straordinario per l'emergenza Massimo Arlotti in conferenza stampa assieme a Stefania Stefanelli dell'Istituto per la Sicurezza Sociale di San Marino

A San Marino, oltre al doppio controllo (prima immunoglobuline, poi tampone), la riduzione dell'ospedalizzazione passa anche dagli interventi delle "squadre territoriali": cinque gruppi che trattano i pazienti "a domicilio, in maniera personalizzata. Siamo in contatto telefonico con loro tutti i giorni". Prima di decretare l'isolamento domiciliare, gli assistenti sociali ne valutano la fattibilità.

Così facendo, la pressione sull'ospedale locale si è allentata drasticamente: al momento di scrivere, sono solamente tre i pazienti ancora in terapia intensiva su una ventina di posti disponibili.

Ad oggi, 5.6% dei 30mila sammarinesi è stato sottoposto a test. Fatte le dovute proporzioni, in Italia - uno dei Paesi che ha effettuato più tamponi - sono stati controllati poco più di un milione di abitanti, ovvero l'1.6% della popolazione totale.

Sono risultati positivi al Covid-19 anche tre Segretari di Stato, ovvero i ministri del governo: quello della giustizia, quello dell'Industria e quello del lavoro. Quest'ultimo, Teodoro Lonfernini, conferma a Euronews che tutti i suoi "familiari diretti sono stati sottoposti a test sierologico, ma per fortuna sono tutti negativi". Lonfernini si trova ora isolato in un ambiente autonomo di casa sua.

La strategia del doppio test

A San Marino, in meno di un'ora le autorità sanitarie sono in grado di escludere o meno la malattia.

"Usiamo", indica Arlotti, "test sierologici per la ricerca delle immunoglobuline a risposta veloce che ci hanno permesso di essere più rapidi nelle strategie. Sono approvati dalla FDA (l'Agenzia per gli alimenti e i medicinali americana, n.d.R.) e, al momento del nostro ordine, non erano ancora stati approvati in ambito europeo. Qui a San Marino abbiamo avuto la possibilità di acquistarli anche se non avevano marchio europeo, ma solo FDA".

Nel Titano sono in molti ad avere il doppio passaporto americano, eredità storica delle migrazioni del dopoguerra.

Il test molecolare, ovvero il tampone di saliva, costa 80€ ed è certificato anche dalla UE; quello sierologico, che si effettua prelevando la goccia di sangue, 20€. Prodotto da un'azienda Svizzera, è commercializzato dalla cagliaritana Medmob.

Come spiega a Euronews Giovanni Maga, virologo dell'Istituto di genetica molecolare del CNR, dal tampone di saliva viene estratto il genoma del virus. Con il test sierologico, che ha un'efficacia del 90-95%, si cercano invece gli anticorpi. Nella Repubblica "i test sierologici vengono poi valutati nella loro positività con il tampone".

"Se vogliamo diagnosticare se il paziente ha il virus, basta il test molecolare, il tampone. In Italia, [nel pubblico] si fa solamente questo perché i test sierologici devono ancora essere certificati dal Ministero della Salute. Se si vuole fare però una valutazione precisa dello stato di salute della popolazione, 'beccando' subito gli asintomatici, si dovrebbe accoppiare al test molecolare anche quello sierologico".

Così sta facendo San Marino.

https://www.flickr.com/photos/iz4aks/8064136161
Foto: Giorgio Minguzzi, Flickr - CChttps://www.flickr.com/photos/iz4aks/8064136161La bandiera della Repubblica di San Marino, una delle più antiche del mondo. Foto: Giorgio Minguzzi/Flickr

Morti quasi raddoppiati rispetto al peggior mese del 2019

A San Marino, come ad Andorra, i numeri sono "assolutamente reali", ci dicono dal gruppo per l'emergenza sanitaria. "Riusciamo ad intercettare tutto, il nostro dato è completo, non c'è nessun morto in casa che non sia stato vagliato".

L'impatto del coronavirus sul tessuto sociale della piccola Repubblica è stato comunque forte. Nel 2019, secondo le statistiche ufficiali, il mese con più decessi era stato novembre, 27 morti. A marzo 2020 l'anagrafe ne calcola 50, le autorità sanitarie 52. La mortalità è praticamente raddoppiata.

"Parlare di 40 morti può sembrare poco, ma una nostra unità ne vale 2mila in Italia", dice a Euronews Pio Ugolini, segretario generale di UNAS, l'Unione Nazionale Artigiani e PMI.

Gran parte dei varchi di frontiera con l'Italia sono chiusi, solo 5 sono accessibili sotto stretta sorveglianza delle forze dell'ordine. Qui a San Marino le misure di contenimento sono state simili a quelle italiane, "ma forse rispetto all'Italia ci siamo sentiti più controllati, la sanità ha lavorato bene", dice Fabrizio Bernardini, 50 anni, artigiano che lavora nel centro storico. "Dal punto di vista economico, però, non ho introiti da due mesi, sono nei guai. Ci saranno finanziamenti a bassi interessi, ma lo stipendio perso non lo rivedrò più".

"Perderemo il 70% del PIL"

La piccola Repubblica nei suoi 61km quadrati conta una decina di industrie (anche d'eccellenza), con poco meno di mille dipendenti; aziende agricole e di logistica, un sistema bancario uscito ormai dalla dimensione di paradiso fiscale ma, soprattutto, 5mila attività di servizi alla persona e commercio.

Il Covid-19 è stata la tempesta perfetta abbattutasi su un'economia già in crisi, dove il turismo contribuisce ad oltre la metà del PIL (1.6 miliardi di euro all'anno).

L'unione degli artigiani UNAS stima che l'85% delle attività si sia fermato durante la crisi sanitaria.

"L'onda del coronavirus sarà lunghissima", dice il Segretario di Stato al lavoro, Lonfernini. "Ci serviranno 80, forse 100 milioni da rimettere a destinazione del tessuto economico. Prevediamo una perdita di PIL che potrebbe andare ben oltre il 70%".

Il "salario minimo di cittadinanza straordinario"

Tra le misure che San Marino ha varato c'è un permesso parentale straordinario da 150 ore, da usare entro il 31 dicembre 2020, e un reddito minimo a sostegno delle famiglie in difficoltà economica corrisposto per tutta la durata dell’emergenza sanitaria.

580€ mensili in via retroattiva, dal 1 marzo, per ogni nucleo familiare - anche monopersona - con una maggiorazione di 150 euro per il partner e 50 euro addizionali per ogni altro componente. A titolo di raffronto, la pensione minima è di 1073€, indica UNAS. "Questa misura si potrebbe definire un salario minimo di cittadinanza straordinario", afferma Ugolini.

L'Italia chiede solidarietà all'Europa ma lascia San Marino sola?

In un articolo apparso su Formiche, il prof. Igor Pellicciari denuncia la quasi totale assenza di San Marino sui media italiani, "che resta disinteressata alle sorti del piccolo Paese [...] intrappolato in una spirale che sembra volgere al peggio".

Secondo Pellicciari, i rischi per l'Italia di questo disinteresse sono principalmente due:

  • Perdita di influenza sullo spazio sammarinese: all'appello del Titano potrebbero rispondere altri soggetti come Cina e Russia, "cavalli di Troia all'interno del territorio nazionale", oppure fondi privati rispondente a logiche speculative;
  • Abbandonare San Marino potrebbe vanificare la richiesta italiana di maggiore solidarietà europea: sarebbe "una palese contraddizione applicare a San Marino la stessa logica con cui ci parlano i paesi del Nord Europa quando siamo noi a chiedere gli aiuti europei";

A San Marino le autorità sottolineano che i rapporti con l'Italia e l'Emilia-Romagna sono e rimangono intensi, anche durante la crisi sanitaria, come dimostra la sigla di un protocollo di intesa ufficiale.

"Logico che abbiamo vissuto tutti quanti un periodo in cui ognuno doveva badare a se stesso con le forze di cui disponeva", conclude il Segretario di Stato, Lonfernini. "Credo che l'Italia dovrà guardare a noi per evitare che possa esserci un arrembaggio nei nostri confronti, vista la difficoltà economica".

"Con l'Italia abbiamo rapporti profondi ed esclusivi, ma nella nostra millenaria storia li abbiamo con tutti: dagli USA alla Russia, ma anche alla Cina, con cui siamo stati tra i primi ad aver sottoscritto rapporti diplomatici. Ci rivolgiamo a tutti in maniera dignitosa e oggettiva, ma mai con il cappello in mano".