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Covid-19: in fila per il pane con Nicole pensando ai nonni di Bergamo

Virus Outbreak France
Virus Outbreak France   -   Diritti d'autore  Christophe Ena/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
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Ai tempi della globalizzazione, di fronte a consumatori armati di carte di credito, niente ha potuto frenare l’assalto ai supermercati neppure la minaccia terroristica.

Anzi. Al cospetto di un militare, al massimo due, all’ingresso e all’uscita dei grandi centri commerciali, abbiamo continuato a riempire i carrelli all’inverosimile.

Oggi è un virus che impone le nuove regole del gioco. E fare la fila anche per la spesa è una nuova regola d’igiene pubblico.

In Francia, Paese in cui vivo, la fila per comprare alcune cose, come il pane, in verità è prassi.

Hanno sempre attirato la mia attenzione le file per il pane in Francia, un esempio di rispetto per gli altri

E la domenica non fa eccezione. Anzi. Le file domenicali si allungano pazienti, tantoèdomenica, articolandosi in gincane ordinate e disciplinate, file in cui si scambiano saluti e notizie in attesa del proprio turno che termina con la mitica baguette sotto il braccio.

Hanno sempre attirato la mia attenzione quelle file prima dell’emergenza sanitaria, un esempio di autoregolamentazione e in fondo rispetto per gli altri che inizialmente facevo fatica a integrare.

Non solo per l’innata vocazione tutta italiana di trovare scorciatoie di qualsiasi sorta, ma anche perché mi pareva che la vita mi attendesse scalpitante e non fosse bene mettersi sull’attenti neanche per dieci minuti.

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Virus Outbreak FranceCopyright 2020 The Associated Press. All rights reservedFrancois Mori

Dieci minuti di riflessione - mi dice la mia vicina Nicole - in cui indugio sul tipo di baguette che voglio comprare oggi. Il pane che si compra cambia di giorno in giorno a seconda di come ti svegli – mi spiega - a seconda della bocca che hai. E in questi giorni ho la bocca amara e la testa pesante, per cui chiedo una baguette non troppo cotta e vaporosa. La voglio leggera, leggera. La vorrei quasi dolce, ma ho il diabete senile e cerco di evitare lo zucchero”.

Uno chignon argento pettina i capelli di Nicole e per lei oggi la fila, anche per il pane, è l’unica possibilità di sfuggire al confinamento.

Il pane che si compra cambia di giorno in giorno a seconda di come ti svegli a seconda della bocca che hai. E in questi giorni ho la bocca amara

La differenza tra prima e dopo è che anche Nicole rispetta religiosamente la liturgia della distanza di sicurezza e visto che la mascherina non ce l’ha, si fascia naso e bocca con un foulard.

“L’altro giorno ho preso un bauletto ai cereali, me lo sono fatto tagliare a fette, volevo fare la zuppa che si fa nel Midi da noi, in Provenza, avrei messo le fette a tostare per poi imburrarle e inzupparle nel brodo. L’altro giorno avevo proprio voglia di zuppa, perché ero scossa da brividi di freddo. Saranno brividi di paura, mi dicevo, perché l’appetito, quello graziaddio non mi manca. Mi son provata la febbre: 36. E allora mi son fatta coraggio e sono uscita a prendere il pane”.

L’acquisto del pane fresco tutti i giorni, qui oltralpe, è un rito che dovrebbe entrare a far parte del patrimonio immateriale dell’Unesco. Oggi però lo stesso governo, invita i cittadini a comprare il pane per tutta la settimana, “comprate almeno 5 baguette e non una sola baguette, mettetele in freezer e scongelatele di volta in volta”.

cecilia cacciotto
la mia vicina nicole-foto precedente al decreto del 16 marzocecilia cacciotto

“Ho sentito, ho sentito - dice Nicole -anche per questo prendo la baguette non troppo cotta perché se non la mangi tutta, si conserva bene anche per domani e dopo. Per non parlare del bauletto, che mantiene il cuore soffice per quasi una settimana”.

Trucchi da vecchia signora, che fa la spesa con oculatezza: “Avevo tre anni quando la Seconda guerra mondiale è finita, me la ricordo appena. Son cresciuta dalla parte fortunata dell’Europa con un rispetto sacro del cibo però, che non va sprecato. E una cosa che mi è rimasta qui”, ripete battendosi sul cuore la mano stretta in un pugno.

“Adesso sopra l’ottovolante della globalizzazione, consumiamo in modo ossessivo, viaggiamo in modo ossessivo così come facciamo foto in modo ossessivo… senza sapere dove andiamo realmente, tanto il biglietto ci costa meno di un caffè all’ombra della tour Eiffel, facendo scatti all’impazzata ma neppure una foto in graziadidio, comprando comprando comprando per riempire dispense e armadi come se dovessimo vivere due vite”.

Anche tre, quattro vite, mia cara Nicole.

La vita invece è altro, è una sola e soprattutto ha dei limiti, e questo è un pensiero che abbiamo continuato a scacciare ma che il coronavirus ci ha costretto a rimettere al centro delle nostre riflessioni.

“Ah lei è italiana, è cresciuta a pane e chiesa. Io i miei conti con Dio li faccio a casa, o se capita qui in fila per il pane”.

Non è che cambia molto, precisa Nicole, che non vuole offendere il mio padre uno e trino che in queste ore mi dà coraggio.

Quello che è successo a Bergamo alla gente della mia età è tremendo. Anche i media francesi parlano di una generazione spazzata via

“Mentre aspetto il mio turno, a debita distanza dal mio vicino, per comprare il pane, considero che potrei morire prima di quanto avrei potuto immaginare solo qualche mese fa. Allora facevo discorsi del tipo: ho la mia età, ma sono in buona salute, vivrò ancora a lungo”.

Nicole non sa come tradurlo in parole, ma mi dice "quello che è successo a Bergamo alla gente della mia età è tremendo. Dicono anche i media francesi una generazione spazzata via”.

“Ma chi immagina la propria morte neppure alla mia età? Chi immagina di morire di un qualcosa di preciso? E io oggi rientro nelle categorie a rischio Covid-19. Hai voglia se me lo immagino di morire. E ho paura”.

“E’ una paura quasi nuova, dice Nicole, mi sveglio con i brividi e vado a letto con i brividi, ma è anche vero che guardo alla vita con saggia e rinnovata energia. Alla mia età, ho ritrovato la voglia di fare, e, se il mio e il suo Dio ci aiuta, appena tutto questo sarà finito andrò nel Midi per riaprire la mia casa in Provenza”.

Non c’è verso che vada io a fare la spesa per Nicole, nonostante i miei ammonimenti mi dice che esce lei.

“Oggi è il giorno del pane, ha bisogno di pane?”.

“No grazie”, le dico, “ho deciso che d’ora in avanti anche io mi metto in fila”.

Ad aspettare che la vita ricominci.