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Covid-19: la "tempesta perfetta" per il sistema sanitario in Romania

Covid-19: la "tempesta perfetta" per il sistema sanitario in Romania
Diritti d'autore  Una signora chiusa in casa a Bucarest, Romania - Vadim Ghirda/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
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I paesi dell'Europa orientale finora non sono stati colpiti dalla pandemia di Covid-19 come quelli, più ricchi, dell'Europa occidentale. Ma gli esperti ritengono che sia solo questione di tempo prima che il numero di casi, e con esso anche quello delle vittime, aumenti drasticamente anche oltre il Danubio.

Sono tanti i dubbi sulla capacità di assorbire il colpo da parte dei sistemi sanitari locali. Al di là della mancanza di attrezzature e di infrastrutture sanitarie adeguate, c'è preoccupazione anche per la mancanza di medici e infermieri, professionisti che nel corso degli anni hanno abbandonato i Paesi dell'Europa orientale per cercare fortuna dove il mestiere è pagato meglio.

In Paesi come la Romania e la Bulgaria, che hanno aderito all'Unione Europea nel 2007 - ma anche in Polonia, entrata nel blocco tre anni prima - gli effetti della libera circolazione sono stati particolarmente marcati sui sistemi sanitari nazionali.

"In Romania, alcune specializzazioni sono state particolarmente colpite dalla fuga dei cervelli. Una di esse è proprio la terapia intensiva", indica Vlad Mixich, medico e analista sanitario rumeno, esperto indipendente nel consiglio di amministrazione dell'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro.

Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.Vadim Ghirda

"Penso che possa essere descritta come una tempesta perfetta: mancano medici formati per la terapia intensiva perché molti di loro sono andati all'estero e, allo stesso tempo, la pandemia di coronavirus richiede un enorme bisogno di specialisti proprio in terapia intensiva".

Secondo Solidaritatea Sanitara, una delle più grandi federazioni sanitarie della Romania, il sistema sanitario pubblico del Paese ha un deficit di quasi 40mila operatori sanitari oggi, pari al 17,46% del fabbisogno di personale degli ospedali pubblici.

Un problema simile si riscontra anche nella vicina Bulgaria, dove, secondo alcune stime, ogni anno tra i 250 e i 300 medici lasciano il Paese per andare a lavorare all'estero. La Polonia ha perso almeno il 7% dei suoi infermieri e medici a causa dell'emigrazione massiccia tra il 2004 e il 2014; altri Paesi dell'est Europa hanno dovuto affrontare simili fughe di cervelli, aggravate dall'ultima crisi finanziaria.

"Proprio a causa della fuga di cervelli, in Lettonia siamo abbastanza spaventati da quanto potrebbe accadere in futuro", indica Jevgenijs Kalejs, presidente dell'Associazione ospedaliera lettone. Gli ospedali lettoni hanno chiuso tutte le attività previste per concentrarsi sulla lotta al coronavirus anche se il Paese non ha ancora avuto vittime di Covid-19.

Allo stesso tempo, i medici rimasti sono generalmente più anziani e quindi a più alto rischio di contrarre il virus.

Secondo Mixich, l'età media di un medico di famiglia in Romania è compresa tra i 50 e i 60 anni. "Una persona su cinque contagiata dal coronavirus in Romania in questo momento è un professionista della salute", ha aggiunto.

Ma non è solamente la fuga dei cervelli a destare preoccupazione. I sistemi sanitari in Europa orientale sono, nel complesso, meno meno equipaggiati rispetto a quelli dell'Europa occidentale: le risorse potrebbero rapidamente esaurirsi se il virus dovesse diffondersi con rapidità nei prossimi giorni e settimane.

"Di solito questi Stati spendono molto meno per l'assistenza sanitaria in rapporto al PIL rispetto ad altri. La situazione in Romania è drammatica in termini percentuali", afferma Pascal Garel, 'amministratore delegato della European Hospital and Healthcare Federation con sede a Bruxelles, che vanta membri in 30 paesi in tutta Europa.

La Romania ha il triste primato della più bassa spesa sanitaria in rapporto al prodotto interno lordo dell'intero blocco comunitario (secondo gli ultimi dati disponibili di Eurostat); in coda alla classifica si trovano anche paesi come Lettonia, Polonia e Slovacchia.

Non solo. Il ritorno di molte persone dall'estero a causa dell'impatto economico del coronavirus potrebbe contribuire ad aggravare la situazione, soprattutto nelle zone rurali dove la penuria di medici e infermieri è ancora più accentuata.

In Romania "stiamo parlando di decine di migliaia di persone, e molte di loro sono tornate nei villaggi dove sono nati e dove vivono i loro vecchi genitori", conclude Mixich. "Se l'epidemia colpisse un villaggio, o una piccola città rurale, assicurare personale medico a sufficienza sarebbe un vero problema"