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Irlanda, le elezioni che potrebbero sconvolgere il panorama politico

Irlanda, le elezioni che potrebbero sconvolgere il panorama politico
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La bandiera irlandese sventola sull'ufficio postale di O'Connell street, Dublino - AP Photo/Peter Morrison
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La Repubblica d'Irlanda sabato 8 febbraio va al voto per le elezioni generali, in una tornata elettorale che sembra destinata a sconvolgere il panorama politico del Paese.

Secondo un sondaggio pubblicato questa settimana, il partito nazionalista Sinn Fein è in testa alle preferenze di voto cima davanti al Fine Gael del primo ministro in carica, Leo Varadkar, e a quello del principale sfidante, Micheál Martin, del partito di centro-destra Fianna Fail.

Perché Varadkar si ritrova a lottare per la sua sopravvivenza politica nonostante il boom economico dell'Irlanda? E quanto è probabile che siano i membri del Sinn Fein a guidare il prossimo governo? Ma soprattutto, qual è il significato di questa elezione per l'intera Europa? Lo spieghiamo qui.

Perché Varadkar è in discussione

Mentre annunciava elezioni anticipate ad inizio mese Varadkar ha delineato come d'abitudine tutti i successi della sua legislatura (dal suo punto di vista).

"Come nazione, abbiamo tutte le ragioni per essere fiduciosi per il futuro", ha affermato nel suo discorso di Dublino. "Abbiamo modernizzato la nostra società lavorando sull'uguaglianza matrimoniale, i diritti delle donne, il progresso reale nell'istruzione, il benessere e la cura dei bambini. Ma non è sufficiente. So che non è abbastanza".

Potrebbe aver ragione. Secondo un sondaggio condotto da Irish Times/Ipsos MRBI e pubblicato lunedì, il sostegno al suo partito Fine Gael è fermo al 20%, al terzo posto dietro ai nazionalisti di sinistra Sinn Fein al 25% e alla forza di centro-destra, Fianna Fail al 23%.

I bassi livelli di popolarità di Vardkar possono sembrare sorprendenti alla luce della performance economica dell'Irlanda. Il PIL del Paese ha superato quello degli altri Stati UE ogni anno dal 2014 ad oggi, e anche il mercato del lavoro va a gonfie vele, con un tasso di disoccupazione inferiore al 5%.

A 41 anni, Varadkar è il più giovane Taoiseach d'Irlanda e il primo capo del governo omosessuale.

I sondaggi rivelano che gli elettori sono soddisfatti dei suoi sforzi diplomatici sulla Brexit e dell'aver impedito il ritorno di un confine "duro" nell'isola.

AP

Sono piuttosto le preoccupazioni per la situazione degli alloggi, le pensioni e l'assistenza sanitaria a dominare la campagna elettorale, in senso sfavorevole al governo Vardkar.

"Varadkar è visto come un uomo di successo sulla scena internazionale, ma ha un grande problema a livello di edilizia abitativa", afferma Eoin O'Malley, professore associato di scienze politiche alla Dublin City University.

Gli affitti stanno aumentando in modo esponenziale, in particolare nella capitale, e il governo sembra inerte sulla questione. Non solo: l'età pensionabile passerà da 66 a 67 anni dal prossimo anno e a 68 anni nel 2028, cosa che ha attirato il malcontento dell'elettorato più anziano.

L'impennata del Sinn Fein nei sondaggi

Il Sinn Fein potrebbe aver colpito nel segno con la sua promessa di riportare l'età pensionabile a 65 anni e la proposta di sovvenzioni di stato per i proprietari d'appartemento.

Ex ala politica dell'Esercito Repubblicano Irlandese (IRA), a lungo tempo paria nel panorama politico del Paese, ora il partito è in testa ai sondaggi. La leader del Sinn Fein, Mary Lou McDonald, è diventata la figura più popolare in Irlanda con un indice di gradimento del 41%.

Mary Lou McDonald, leader del Sinn Fein - AP

Secondo O'Malley, l'impennata nei sondaggi del partito potrebbe avere più a che fare con "un processo di eliminazione".

Per i giovani, stanchi delle politiche di austerità, il Sinn Fein di sinistra incarna un tipo di cambiamento radicale che gli altri due principali partiti non riescono ad offrire. Inoltre, le giovani generazioni non hanno alcun ricordo delle violenza a cui il Sinn Fein è stato a lungo associato, indica il docente.

Il Sinn Fein fa già parte di un meccanismo di condivisione di potere oltre confine, in Irlanda del Nord (che, come la Scozia, ha votato per rimanere nell'Unione Europea nel referendum del 2016).

Il suo obiettivo finale è la riunificazione con la Repubblica irlandese.

La Brexit dell'Irlanda del Nord ha aumentato le richieste di riunificazione referendaria, un cosiddetto sondaggio sull'unità.

Il partito ha escluso la partecipazione ad un governo di coalizione senza l'impegno di iniziare immediatamente la pianificazione di un referendum in tal senso, da tenersi entro il 2025. Ma, nonostante la crescita nei sondaggi, è abbastanza improbabile che sia il Sinn Fein a guidare il prossimo governo perché propone appena 42 candidati quando il numero necessario per formare una maggioranza è di 80.

Chi è Micheál Martin (Fianna Fail)?

Michael Martin in conferenza stampa a Dublino il 26 gennaio scorso - AP/Peter Morrison

Micheál Martin, 59 anni, ha ricoperto varie cariche ministeriali nei governi precedenti, tra il 1997 e il 2011. Il suo Fianna Fail è un "classico partito centrista" che ha dominato la vita politica irlandese per decenni, spiega O'Malley a Euronews.

Nonostante attualmente sia dato come principale sfidante nei sondaggi, il Fianna Fail di Martin potrebbe risentire di quel collegamento con la grande crisi finanziaria che ha colpito l'Irlanda dal 2008 al 2011. "Fianna Fail ha fatto molte promesse elettorali", afferma O'Malley, ma "molto simili a quelle di 20 anni fa".

Come il Fine Gael, anche Fianna Fail propone la riunificazione dell'isola, anche se non nel breve periodo.

Nel suo programma elettorale, Martin ha incluso uno studio formale e una consultazione intercomunitaria per stabilire come il governo irlandese dovrebbe affrontare la questione referendaria.

Quali sono le potenziali coalizioni?

Per come stanno le cose, l'ipotesi di un governo di coalizione è al momento la più probabile. L'opzione "più ovvia", secondo O'Malley, sarebbe un'alleanza dei due partiti centristi, Fianna Fail e Fine Gael, "per via delle similitudini politiche".

Eppure le due forze sono state storicamente "implacabili nemici", e governare insieme potrebbe essere visto come una "minaccia esistenziale" da parte di entrambi gli elettorati.

Un'altra opzione sarebbe una coalizione tra Sinn Fein e Fianna Fail. Quest'ultimo, come Fine Gael, finora ha rigettato ogni ipotesi di coalizione con il Sinn Fein a causa dei pregressi legami con l'IRA e di disaccordi sulle politiche economiche.

Ma Fianna Fail potrebbe alla fine ammorbidire la propria posizione per una più pragmatica. I negoziati potrebbero richiedere mesi, ha detto O'Malley, considerando che starebbe al congresso di ogni partito approvare i termini della coalizione.

Secondo il politologo non si può escludere uno scenario simile a quello spagnolo, con una nuova tornata elettorale indetta dopo pochi mesi in assenza di un accordo di coalizione.

Quali sono le implicazioni per l'Europa?

"La maggior parte dei partiti in Irlanda sono a favore della UE, tranne il Sinn Fein, che ha fatto campagna contro i trattati UE", conclude O'Malley. Lo studioso paragona i nazionalisti irlandesi di sinistra a movimenti come Syriza in Grecia o Podemos in Spagna, che vedono l'Ue come un'associazione capitalista. Eppure anche il Sinn Fein, negli anni, ha temperato la sua posizione anti-UE soprattutto dopo che la Brexit ha reso l'opinione pubblica irlandese ancora più favorevole a restare nel blocco comunitario.

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