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Stati Uniti: ritiriamo le truppe dall'Iraq, anzi no

Stati Uniti: ritiriamo le truppe dall'Iraq, anzi no
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Melissa Sue Gerrits/The Fayetteville Observer via AP
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Un rito collettivo: milioni di persone in piazza nei tre giorni di lutto per la morte del generale Qassem Soleimani, le cui spoglie sono state portate oggi nella sua città natale, Kerman. Nella calca sono rimaste uccise 35 persone, 48 i feriti, come riporta la tv della Repubblica islamica, e la sepoltura è stata rinviata. Il generale Hossein, che ha preso il posto di Soleimani a capo delle Guardie della Rivoluzone islamica, ribadisce la ferma volontà dell'Iran: "Diciamo ai nostri nemici che ci vendicheremo - dichiara - e se i nostri nemici intraprenderanno un'altra azione daremo fuoco ai luoghi a cui tengono di più".
Nel frattempo, il parlamento iraniano ha approvato all’unanimità una mozione che definisce l’esercito americano e il Pentagono organizzazioni terroristiche

Gli Stati Uniti si preparano alle possibili, annunciate ritorsioni di Teheran dopo l'uccisione del comandante iraniano e smentiscono l'intenzione di ritirare le truppe dall'Iraq, come richiesto dal Parlamento di Baghdad dopo il raid americano che ha portato all'uccisione di Soleimani.

L'annuncio del ritiro era arrivato tramite una lettera, inviata "per errore" alle autorità irachene dal comandante delle operazioni militari statunitensi in Iraq, il generale William H. Seely. Nella nota si annunciava il "riposizionamento" delle forze della coalizione anti-Isis con l'obiettivo di "ritirarsi dall'Iraq in modo sicuro ed efficace", come chiesto da una risoluzione del Parlamento.

Nel tweet della CNN: "Il generale americano (Seely) dice che la lettera che suggeriva che gli Stati Uniti avrebbero ritirato le truppe dall'Iraq è stata rilasciata per errore e mal formulata".

Il segretario americano alla Difesa, Mark Esper, ha chiarito che "non c'è nessuna decisione di alcun genere sul ritiro dall'Iraq".

Penso che il popolo iracheno non voglia che ce ne andiamo. Gli iracheni sanno che gli Stati Uniti sono lì per aiutarli a diventare un Paese sovrano, indipendente e prospero. Questa non è invece l'intenzione dell'Iran
Mark Esper, segretario americano alla Difesa

Le parole di Esper confermano quindi l'orientamento manifestato dal segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, dopo il voto del Parlamento di Baghdad. E, dopo la minaccia iraniana di dar vita a "un nuovo Vietnam" se gli Stati Uniti non si ritireranno dal Medio Oriente, Washington replica con una prova muscolare: il Pentagono sta pianificando l'invio di truppe nello scacchiere mediorientale e il dispiegamento di sei bombardieri B-52 nella base britannica Diego Garcia, nell'Oceano Indiano.

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