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Anche l'Italia ha la sua WEB TAX

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Anche l'Italia ha la sua WEB TAX
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Era rimasta un'incompiuta la web tax italiana ma dal 1 gennaio non si scappa: con aliquota fissa al 3% si applica alle prestazioni di servizi effettuate tramite mezzi elettronici e rese nei confronti di imprese residenti nel territorio dello Stato e delle stabili organizzazioni di soggetti non residenti in Italia.

Un lungo iter per arrivare a tassare i colossi del web come Amazon e Google

Introdotta dalla Legge di Bilancio 2018 e poi rivisitata nel 2019 il Governo Conte-bis l'ha sfoderata e dovrebbe produrre un ingresso di 600 milioni di euro quest'anno. La legge copre una grave lacuna delle istituzioni europee secondo il professor Francesco Di Ciommo docente all'università Luiss di Roma. "Negli ultimi lustri, negli ultimi 20 anni la UE non ha pensato di accompagnare l'unione politica, sociale ed economica con l'unione fiscale; questo è il principale motivo di debolezza dell'Europa. In Europa ci sono alcuni stati che approfittando della mancanza dell'unione fiscale hanno consentito e consentono oggi alle imprese dei regimi fiscali di grande favore, penso all'Irlanda, penso all'Olanda, penso al Lussemburgo"

Una rappresaglia dagli USA?

La nuova tassa italiana potrebbe scatenare le ritorsioni di Washington. Ma intanto l'Italia si allinea con la Francia che l'ha già applicata. Lo scenario che si apre potrebbe essere anche quello di nuove concertazioni fra Unione europea e USA per regolare anche questo settore commerciale.

La nuova tassa si applicherà per alcune specifiche tipologie di operazioni:

1 - la veicolazione di pubblicità mirata agli utenti dell’interfaccia;

2 - la messa a disposizione di interfaccia digitali multilaterali che consentano agli utenti di interagire tra loro, anche al fine di facilitare la fornitura diretta di beni e servizi;

3 - la trasmissione di dati raccolti da utenti, generatisi tramite l’utilizzo dell’interfaccia digitale.