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In Iraq ancora sangue e repressione, oltre 30 morti

In Iraq ancora sangue e repressione, oltre 30 morti
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Di Diego Giuliani
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Pesanti scontri a Nassirya e nella città santa di Najaf, dopo l'attacco al consolato iraniano. Il governo promette una cellula anti-crisi composta da civili e militari

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Spari ad altezza d'uomo e manifestanti in fuga. In Iraq alla fine di un'altra giornata di scontri si contano oltre 30 morti tra le persone che erano scese in strata per protestare. Notizie di pesanti scontri e vittime arrivano da Najaf: nel mirino della polizia, i manifestanti che avevano attaccato il consolato iracheno: una notte di roghi a cui il personale è scampato fuggendo dal retro.

Notte di sangue a Nassiriya

E se dalle macerie ancora fumanti dell'edificio spunta la promessa governativa di un'unità mista di civili e militari per smorzare la crisi, la repressione della contestazione è tornata a fare vittime anche a Nassiriya con 29 morti negli scontri durati tutta la notte e la giornata di oggi.

Sangue nell'intero sud del Paese: 350 morti da ottobre

Una scia di sangue che si allunga dal 1° ottobre e che, dalle prime manifestazioni a Baghdad, bagna ormai buona parte del sud del paese: più di 350 morti nel nome di una lotta a corruzione e interferenze iraniane, ancora lontana dal cantare vittoria.

Foto REUTERS/Khalid al-Mousily
Protesta e repressione a BaghdadFoto REUTERS/Khalid al-Mousily
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