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Totana: storia di una città spagnola passata da votare comunista a votare Vox in una notte

Il leader di Vox Santiago Abascal
Il leader di Vox Santiago Abascal -
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Reuters/Susana Vera
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Josefina Gálvez, consigliera della Sinistra Unita, conserva pochi giornali. Uno di questi è la versione stampata del New York Times dell'agosto 1998. Si tratta di una copia speciale perché fu il giorno in cui Totana, un piccolo comune non lontano da Murcia, nel sud-est della Spagna, per qualcha ora riuscì ad eclissare perfino la capitale Madrid.

Protagonista di quella storia furono i suoi vicini di casa e uno sforzo di solidarietà senza precedenti: all'epoca, la delegazione del governo di Murcia decise di espellere 133 dei 500 immigrati ecuadoriani che vivevano nella città da cinque anni. I cittadini si mobilitarono per impedirlo. Appena un anno dopo, la situazione cambiò radicalmente: per le strade di Totana non si respirava più quell'aria di solidarietà che aveva fatto il giro del mondo; si sentivano invece commenti sui "teppisti ecuadoriani".

L'eco mediatica fece sì che in un anno la popolazione immigrata quintuplicasse, passando da 500 a 2.500 persone. La Guardia Civil si trovò perfino ad aprire un'indagine sull'esistenza di una rete di sfruttamento di lavoratori clandestini.

Cambio di scenario

Quasi vent'anni dopo, Totana è tornata di nuovo al centro dei riflettori in Spagna, questa volta per un motivo diverso.

Il comune è infatti diventato l'unico che, in pochi mesi, è passato da votare comunista (Sinistra Unita) all'ultradestra di Vox. Il suo sindaco, Juan José Cánovas, militante del Partito Comunista e della Sinistra Unita, ha cercato di spiegare a Euronews il perché. "Alle elezioni politiche le persone votano per un'idea. Nelle elezioni comunali, la gente vota piuttosto per il candidato che più piace loro".

Se il 28 aprile scorso il partito più votato è stato il PSOE, con quasi il 23% delle preferenze, nell'ultima tornata elettorale del 10 novembre Vox ha raccolto il 30,6% dei voti. In totale, sono stati 4.029 i totaneros affascinati dal messaggio di Abascal.

Vox ha condotto una campagna elettorale basata sulle falsità: non è vero che la maggior parte delle prestazioni sociali finiscono agli immigrati.
Juan José Cánovas
Sindaco di Totana

Per il sindaco, il partito di estrema destra ha fatto campagna elettorale diffondendo bufale. In primo luogo, ha fatto passare l'idea che la popolazione immigrata fosse superiore a quella nazionale. Cosa "falsa visto che l'80% della popolazione di Totana è spagnola", dice Cánovas.

Non solo: Vox ha anche affermato che i migranti ricevono più aiuti sociali degli abitanti del paese, mentre "quasi il 70% delle sovvenzioni comunali è andato agli spagnoli: la popolazione straniera ha ricevuto solo il 30%".

Come si spiega?

Nel 1998, quando la stampa internazionale elogiò l'operato dei totaneros, il fenomeno dell'immigrazione era agli albori, mentre oggi il 20% della popolazione viene da fuori. Tale crescita ha portato benefici ma anche problemi di coesistenza. "Le infrastrutture non erano preparate. Abbiamo problemi di senza tetto, prezzi d'affitto in aumento e situazioni in cui nello stesso edificio vivono più persone di quanto sarebbe consigliabile", aggiunge il sindaco.

Dal Municipio ritengono che alla base di questo cambio radicale nell'urna ci sia un mix di elementi: una società conservatrice, i problemi di convivenza e il messaggio incendiario di Vox.

Così è passato il "discorso facile" dei populisti, che "prevale sempre su un messaggio rigoroso".

Una società civile eccitata dalle bufale diventa imprevedibile

Josefina Gálvez, che ha partecipato alle manifestazioni del 1998, si rammarica di vivere in un'epoca di "conflitto". Concorda con il sindaco: il problema principale è l'integrazione della popolazione straniera nel tessuto sociale. L'ex consigliere si mette le mani nei capelli per il boom di Vox: "Se Totana rimanesse senza immigrazione, dovremmo andare a cercarli nei loro paesi d'origine. Vent'anni fa, gli agricoltori hanno perso la terra perché non c'era manodopera a sufficienza per lavorarla".

L'analisi del voto delle 30mila sezioni spagnole pubblicata da El País mostra che, nel caso di Murcia, la correlazione tra il numero di immigrati presenti in un comune e il numero di elettori in Vox è chiara. Si tratta infatti del partito che ha ottenuto più voti nei villaggi con il maggior numero di immigrati extraeuropei.

Caso isolato?

Per Javier Lorente, dottore di ricerca in Scienze Politiche dell'Universidad Autónoma de Madrid, la volatilità tra blocchi politici è molto rara. "Ci sono pochissimi elettori che passano da un blocco di sinistra a uno di destra, e viceversa".

"Gli ultimi grandi casi che vengono ricordati nella nostra democrazia sono stati nel 1982, con la stragrande maggioranza che ha premiato i socialisti guidati da Felipe Gonzalez, e nel 2011 con il drammatico crollo che ha colpito lo stesso partito di Rodriguez Zapatero", spiega Lorente.

In entrambi i casi, i rispettivi presidenti hanno dovuto indire elezioni anticipate a causa del malcontento sociale e dell'impossibilità di continuare a governare.

La volatilità media tra i blocchi politici nelle elezioni generali, dal 1982 al 2011, è stata del 13%, secondo un'analisi delle elezioni generali del 2011 preparata dal Centro de Investigaciones Sociológicas (CIS).

Queste due elezioni sono state un'eccezione al di sopra della media: nel 2011 è stata del 16 per cento e nel 1982 praticamente del 50 per cento, una cifra mai ripetuta.

L'analista politico afferma che i casi di volatilità tra i blocchi sono più frequenti tra i giovani in quanto non hanno un'identità partitica definita. "L'identità di partito è quella sorta di 'affetto' che viene accordato ad un partito politico dopo averlo votato elezione dopo elezione. Poiché i giovani votano da poco tempo, hanno un'identità meno fissa, il che li rende più volatili".

Per Lorente deve accadere qualcosa di "molto traumatico" perché i cittadini cambino il loro voto, e in situazioni di profondo malcontento usano le urne per punire i leader politici.

In Italia: il caso Emilia Romagna

Come indica il ricercatore di economia e sociologia Matteo Cavallaro di Youtrend, anche in Emilia Romagna - la prossima regione che andrà al voto in Italai per le regionali, in gennaio - ci sono stati dei casi in cui quest'oscillazione da sinistra a destra, da Pd a Lega, è stata davvero significativa.

Cavallaro cita per esempio il caso di Mirandola, dove alle Politiche 2018 il Pd ha preso il 28.8% e la Lega il 23.4% ma alle Europee il Pd ha ottenuto il 30.4% mentre il partito di Salvini il 41.2% (swing del 16.3%). Simile il caso di Guastalla, dove il Pd ha raccolto il 26.8% alle politiche e la Lega il 21.3% salvo poi gli scenari capovolgersi a maggio 2019: Pd 27.4% e Lega 38.5%.

Ancor più accentuata l'oscillazione a Misano Adriatico, passato da Pd: 22% e Lega: 23.4% a Pd: 23.6% e Lega 39%, con swing di 18 punti.

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