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Brigada bianca: sulla vetta d'Europa contro gli alpinisti maleducati

Brigada bianca: sulla vetta d'Europa contro gli alpinisti maleducati
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Sono l'ultimo bastione, se si procede in altitudine, contro l'inciviltà, in questo caso degli alpinisti. Siamo a 2.380 metri sul livello del mare. Al nido d'aquila, inizio della via reale per la vetta del Monte Bianco; col giubbotto arancione ci sono gli uomini della brigata bianca, entrata in servizio a giugno per battagliare contro l'alpinista della domenica e l'incivile di sempre.

Christophe Delachat è uno di loro, racconta lo scempio: "La gente si aggirava in ogni dove, in ogni modo, facendo campeggio intorno ai rifugi e c'erano oltre 260 persone ogni giorno. Noi camminavamo in mezzo ai loro escrementi per arrivare al Monte Bianco, era tutto sporco, molto, e non portavano mai indietro i rifiuti".

Missione della brigata bianca è difendere il monte e la sicurezza di chi lo affronta e anche gli interessi dei rifugi. Impossibile infatti intraprendere la via reale per arrivare in vetta se non si mostra la prenotazione per uno dei tre rifugi.

La decisione di mettere uno staff a tutela della via reale e del tetto d'Europa, è stata presa dalle autorità locali quattro mesi fa dopo la morte di un giovane turista slovacco.

Una misura necessaria nel vuoto legislativo e nell'ignoranza generale. Il sindaco di Saint Gervais Les Bains Jean Marc Peillex è ancora sotto shock dopo il ritrovamento, alla faccia di chi non affronta neppure una corsetta domenicale, di un vogatore a 4000 metri! "Il problema è che le sanzioni non esistono - dice il sindaco - Non esiste alcuna legge che vieti alle persone di salire sul Monte Bianco con una bicicletta o con un vogatore e c'è chi agisce in malafede pensando 'Se non è vietato è permesso' ". E magari c'è chi pensa che lassù nessuno ti vede, nessuno ti trova, se non l'aquila del nido. Proprio quella che ora qualcuno ha deciso di tutelare, insieme a tutto l'ambiente circostante, dall'insolenza dei tanti incivili.