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La storia di Younes, bambino iraniano vittima delle sanzioni statunitensi

La storia di Younes, bambino iraniano vittima delle sanzioni statunitensi
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Younes è un bambino di sette anni, vive a Teheran con la famiglia ed è una vittima indiretta delle sanzioni statunitensi contro l'Iran. Da circa un anno è affetto da adrenoleucodistrofia, una malattia genetica molto rara: avrebbe avuto bisogno di un trapianto di midollo osseo, ma causa delle restrizioni legate alle sanzioni il bambino non si è potuto sottoporre agli esami necessari.

Younes in una foto del 2018

"In vista del trapianto Younes è stato sottoposto a un test di tipizzazione HLA - ha raccontato Mohamad Hasani, zio di Younes, all'inviata di Euronews Anelise Borges -. Una parte del test è stata eseguita qui in Iran, ma per completarlo sarebbe servito l'ausilio di un laboratorio in Germania. Solo che quando Younes si è sottoposto al test ed è arrivato il momento di mandare i campioni in Germania, le sanzioni contro l'Iran erano arrivate al loro apice e le compagnie di spedizione avevano sospeso tutte le loro attività nel paese. Non è possibile spedire i campioni con la posta ordinaria o affidandoli ad una persona poiché l'invio di questo tipo di campioni richiede il rispetto di protocolli specifici".

Non è possibile sapere come sarebbe stata la vita di Younes se si fosse sottoposto al trapianto. Quel che è certo è che oggi non può più camminare, ha perso l'udito e la vista e non può nutrirsi autonomamente.

Gli Stati Uniti hanno ribadito di aver esentato i medicinali dalle sue sanzioni contro l'Iran. Ma le limitazioni al commercio, così come la riluttanza delle istituzioni finanziarie a trattare le transazioni con il paese, sono state sufficienti a mettere in pericolo migliaia di vite umane.

"Le sanzioni colpiscono il settore bancario, di conseguenza non siamo in grado di comprare molte attrezzature mediche necessarie - ha detto a Euronews Reza Malekzadeh, ex ministro della Salute iraniano -. Il nostro settore è stato colpito più di tutti gli altri e ritengo che sia un crimine".