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Via alle consultazioni. Giovedì è il turno dei grandi partiti

Il presidente della Repubblica con il presidente della Camera
Il presidente della Repubblica con il presidente della Camera
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Sfiduciato, anzi no perché - dopo l'intervento di Giuseppe Conte a Palazzo Madama - la Lega di Matteo Salvini, che ha aperto la crisi di governo, ha ritirato la mozione di sfiducia: 'c'è uno spiraglio per lavorare insieme' è la motivazione della retromarcia. Non sufficiente, però, perché il premier è salito al Colle e ha rimesso il mandato nelle mani del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

A destra il presidente del Senato

In un Senato, con le parole di Conte si è chiusa l'esperienza di governo gialloverde. Il Capo dello Stato avvia oggi le consultazioni per verificare una nuova possibile maggiornaza parlamentare. Si parte con una telefonata al presidente emerito Giorgio Napolitano, che non è a Roma, quindi l'incontro con i presidenti di Camera e Senato Roberto Fico e Elisabetta Casellati e i partiti minori. L'indomani, giovedì, toccherà ai grandi partiti: prima il Pd, poi a seguire Lega e M5s. Tutto in due giorni.

Nel frattempo, si è riunita la Direzione del Partito Democratico, che ha dato mandato a Zingaretti per trattare per un nuovo governo. Mandato subordinato al rispetto di 5 punti: "Appartenenza leale all'Unione europea; pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa, a partire dalla centralità del parlamento; sviluppo basato sulla sostenibilità ambientale; cambio nella gestione di flussi migratori, con pieno protagonismo dell'Europa; svolta delle ricette economiche e sociali, in chiave redistributiva, che apra una stagione di investimenti".

Leu ha confermato la disponibilità a sostenere un esecutivo di "largo respiro". Forza Italia, ufficialmente, invoca il ritorno alle urne, come ha sostenuto anche in Aula la capogruppo Anna Maria Bernini. Ma tra le fila azzurre non mancano i dubbi sulla strada da intraprendere.