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Conflitto Georgia-Russia, 11 anni dopo

Conflitto Georgia-Russia, 11 anni dopo
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La Georgia commemora l'undicesimo anniversario del conflitto con la Russia, che scoppiò nella notte tra il 7 e l'8 agosto del 2008. Mosca occupò militarmente le regioni georgiane di Abcasia e Ossezia del Sud.

L'occupazione è il dolore che dovrebbe unire tutti noi, a prescindere dal nostro credo politico. È una sofferenza e una sfida a livello nazionale e sono fiducioso che la Georgia supererà l'occupazione
Mamuka Bakhtadze
Premier georgiano

L'8 agosto 2008 le forze russe entrarono in Georgia, dopo che Tbilisi lanciò un'operazione militare su larga scala contro le forze separatiste. Le regioni di Abcasia e Ossezia del Sud sono rimaste sotto l'influenza russa.

Bruxelles ha ribadito il suo sostegno alla Georgia, condannando le presunte azioni di Mosca nella regione. "La Federazione Russa non ha solo mantenuto, ma ha aumentato la sua presenza militare sia in Abcasia che nell'Ossezia del Sud, violando il diritto internazionale e gli impegni presi, con l'accordo del 12 agosto 2008", spiega Carlos Martin Ruiz De Gordejuela, portavoce della Commissione europea. "Il conflitto ha causato traumi a migliaia di persone, costrette a scappare. Quest'eredità continua a influire su generazioni di persone".

In una nota inviata dal Cremlino a euronews, si legge che "l'operazione militare russa aveva un solo obiettivo: porre fine all'aggressione della Georgia e prevenire la possibilità di attacchi ripetuti. L'operazione stessa e il modo in cui è stata condotta era proporzionale alla minaccia della Georgia", continua il comunicato. "Le unità delle forze armate della Federazione russa furono ritirate dal territorio della Georgia, prima della fine dell'operazione militare".

Si stima che 23.000 persone di etnia georgiana siano fuggite dall'Ossezia del Sud, verso altre parti della Georgia. Molti continuano a vivere in alloggi temporanei, nel disperato tentativo di tornare a casa. "La storia della mia vita è rimasta lì", dice un rifugiato. "I miei antenati hanno vissuto lì e non posso neanche andare a trovarli al cimitero. La mia casa è stata bruciata, non ho più niente laggiù".

Per gli sfollati, quest'anniversario è un amaro ricordo del dolore di un conflitto congelato.