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Roma, tutti intorno al vice brigadiere Cerciello Rega. Conte: "Bene l'Arma su autore bendaggio"

Roma, tutti intorno al vice brigadiere Cerciello Rega. Conte: "Bene l'Arma su autore bendaggio"
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REUTERS/YARA NARDI
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Un fiume di gente, stretta nell'alveo che conduce alla cappella di piazza Monte di Pietà a Roma. Il temporale non li fa tracimare altrove: aspettano, composti, di poter dare l'ultimo saluto al vice brigadiere Mario Cerciello Rega. La camera ardente è stata allestita a pochi passi dalla caserma dei Carabinieri di piazza Farnese, dove da anni Rega prestava servizio. Semplici cittadini insieme a rappresentanti di tutte le forze dell'ordine a partire dal comandante dell'Arma Giovanni Nistri, il vice capo della polizia, o il capo di stato maggiore della difesa. Hanno reso omaggio a Cerciello anche la sindaca Raggi e il premier Conte che commentato con un lungo post il fatto.

Questo pomeriggio ho visitato la camera ardente per rendere onore al vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, un servitore...

Publiée par Giuseppe Conte sur Dimanche 28 juillet 2019

Nell'esprimere il dolore per la giovane vita spezzata e stringendosi intorno ai familiari del carabiniere, Conte ha commentato anche la vicenda della foto che ritrae uno dei due giovani americani bendato:

"Riservare quel trattamento a una persona privata della libertà non risponde ai nostri principi e valori giuridici, anzi configura gli estremi di un reato o, forse, di due reati" ha sottolineato Conte.

"Evitiamo di dare a Mario la dodicesima coltellata" ha detto nel corso del suo intervento in chiesa il Generale dell'Arma dei Carabinieri Giovanni Nicastri: "Giusti i dibattiti, ma teniamoli fuori. Mario è stato un carabiniere morto per tutelare i diritti di tutti, anche di una persona arrestata: insieme con lui chiediamo rispetto per tutti gli altri carabinieri che fanno il suo stesso lavoro"

Lunedì 29 luglio alle 12 a Somma Vesuviana, nella chiesa dove il vicebrigadiere si era sposato solo un mese fa, i funerali, che sono stati trasmessi in diretta su Rai1. Presenti alle esequie anche i vicepresidenti del Consiglio Matteo Salvini e Luigi Di Maio che hanno espresso vicinanza ala famiglia della vittima. Sul caso, complicato dai molti puntii oscuri ancora senza risposta, i due vicepremier si sono prodotti in commenti e prese di posizione. Soprattutto Matteo Salvini, coinvolto nelle plemiche per aver in un primo momento a caldo attribuito valore alla pista del maghrebino poi rivelatasi un chiaro tentativo di depistaggio da parte di Sergio Brugiatelli, il proprietario del borsello di cui ha poi denunciato il furto con una telefonata al 112 la notte dell'omicidio. Matteo Salvini, dal cui profilo Twitter è scomparso il commento "a caldo" sulla pista nordafricana, ha continuato nei giorni ad essere presente soprattutto sui social in merito al caso del vicebrigadiere ucciso.

LE INDAGINI E I PUNTI OSCURI

Il giudice per le indagini preliminari ha convalidato il fermo dei due giovani statunitensi accusati di concorso in omicidio e tentata estorsione. Elder Finnegan Lee e Christian Gabriel Natale Hjort hanno confessato il delitto dopo un lungo interrogatorio in caserma: il primo ha ammesso di essere l'autore materiale dell'omicidio.

Molti ancora tuttavia sono i punti rimasti oscuri della vicenda a cominciare dal depistaggio posto in essere dall'informatore Sergio Brugiatelli che ha fatto scattare l'operazione indicando in due cittadini nord africani come gli autori del furto del borsello al posto dei due americani. Resta da capire meglio il ruolo di Brugiatelli, il perchè un presunto informatore abbia chiamato il 112 per denunciare il furto e il tentativo di estorsione, il perchè sul posto al momento dell'incontro con i due giovani americani fossero presenti solo i due carabinieri senza alcuna copertura di auto e altri agenti in supporto all'operazione, nonchè la dinamica dell'aggressione e delle 11 coltellate inferte dal giovane, di corporatura esile, al vicebrigadiere.

Intanto è stato individuato dai carabinieri il pusher, un 40enne italiano, che ha venduto aspirina al posto della droga ai due californiani. Mentre Brugiatelli, che al momento resta soltanto vittima di un furto (il furto del borsello) è l'intermediario della vicenda e definito informatore. Il pusher è un italiano, già noto alle forze dell’ordine per stupefacenti, che non è stato denunciato dai Carabinieri ancora perché al momento del controllo non aveva con sé la droga.

Tra gli ultimi dettagli segnalati da Repubblica ed emersi dalla lettura dell'ordinanza di carcerazione dei due giovani, il collega di Circiello, Varriale sarebbe arrivato in Piazza Mastai su chiamata del Maresciallo Pasquale Sansone che era già sul posto insieme ai suoi uomini, poco tempo prima della telefonata di Brugiatelli al 112, comunque prima delle 1,19 ora in cui riceve l'incarico di effettuare l'operazione in borghese per recuperare la refurtiva e sventare il presunto tentativo di estorsione ai danni di Brugiatelli.

Nell'ordinanza della Gip Chiara Gallo si legge: "Dall'annotazione del carabiniere Varriale emerge che poco tempo prima di ricevere l'incarico di effettuare l'operazione in abiti civili, alle ore 1,19, era intervenuto in piazza Mastai su ordine del maresciallo Pasquale Sansone che gli riferiva di trovarsi sul posto insieme ad altri operanti per la ricerca di un soggetto che si era sottratto all'identificazione dandosi alla fuga dopo aver consegnato ai militari un involucro di colore bianco contenente una compressa di tachipirina".

"Sul posto - continua il giudice - veniva identificato Sergio B. che riferiva di essere stato vittima di un borseggio operato da due persone che dopo il furto si allontanavano a piedi in direzione lungotevere altezza ponte Garibaldi. Precisava inoltre che all'interno della borsa che gli avevano asportato era presente il suo cellulare documenti ed altri effetti personali. Al momento gli operanti invitavano Sergio B. a sporgere denuncia presso un qualsiasi ufficio di polizia e riprendevano il normale servizio".

FOTOGRAFATO BENDATO E IN MANETTE

La foto che ritrae uno dei due presunti responsabili dell'uccisione ammanettato e bendato, e circondato dai carabinieri, ha fatto il giro del mondo. L'immagine è circolata prima in una chat interna e poi online, scatenando le polemiche. Sulla vicenda l'Arma ha avviato un'indagine interna mentre la Procura di Roma, nella persona del procuratore aggiunto Michele Prestipino, ha aperto un fascicolo di inchiesta.

Il militare che ha bendato il ragazzo, e che per questo sarà trasferito, è stato individuato dopo poche ore e ha reso una motivazione:

«Abbiamo deciso di mettere la benda - si è giustificato con i suoi superiori il militare - perché sui monitor che c’erano nella stanza, scorrevano delle immagini e dei dati importanti per altre inchieste, e l’indagato non doveva vederle. Le manette e le mani dietro la schiena, invece, le abbiamo dovute mettere perché temevamo che potesse darsi alla fuga».

Dovrà rispondere dell’accusa di violenza privata e maltrattamenti e rischia la sospensione dal servizio. Si cerca ancora l'autore dello scatto e della sua diffusione che potrebbe rispondere del reato di mancata denuncia.

Il ministro dell'Interno Matteo Salvini, molto presente sui social sul caso dell'omicidio di Cerciello, mostra il pugno duro nei confronti degli accusati e a commento della foto del giovane bendato e in manette in caserma scrive. "A chi si lamenta della bendatura di un arrestato, ricordo che l’unica vittima per cui piangere è un uomo, un figlio, un marito di 35 anni, un #Carabiniere, un servitore della Patria ?? morto in servizio per mano di gente che, se colpevole, merita solo la galera a vita. Lavorando".

Ma le polemiche oltrepassano l'oceano e arrivano comprensibilmente fino negli Stati Uniti dove la stampa ha già bollato come illegale la pratica usata dai Carabinieri nel corso dell'interrogatorio. I due saranno oggetto di una richiesta di estradizione?