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D-Day 75 anni dopo

D-Day 75 anni dopo
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Settantacinque anni dopo, le celebrazioni per il D-Day, la giornata dello sbarco alleato in Europa, riuniscono i superstiti, che anno dopo anno sono sempre di meno. Per loro tornare sui luoghi della battaglia è un po' come tornare indietro nel tempo, a una gioventù segnata dal conflitto mondiale che avrebbe cambiato per sempre le vite di molti. Le vittime dal lato anglo-americano sono state poco meno di 6000, di cui la metà solo nel primo giorno. Sulla spiaggia di Omaha sono ancora presenti i resti delle fortificazioni tedesche, e non mancano i monumenti a ricordo della battaglia, come la lapide collocata su uno scoglio davanti alla riva.

Ray Lambert, medico militare: "Lo scoglio ovviamente è diventato molto importante per me, perché ha il nome dei miei uomini sopra. Per anni non c'erano i nomi degli uomini su una targa ed era come se fossero stati tenuti lontani, come se si fossero persi senza alcun riconoscimento di quello che hanno fatto".

Settantacinque anni dopo statunitensi e tedeschi si incontrano non più da nemici. "A 22 anni sono uscito di prigione e grazie a Dio ho imparato l'inglese e ho iniziato a lavorare per la polizia di frontiera tedesca, la polizia che si vede negli aeroporti. L'ho fatto per sette, otto anni. Grazie al fatto di aver imparato l'inglese nella prigione statunitense", dice un 94enne tedesco.

Sulle spiagge della Normandia, dopo una settimana di aspra battaglia le divisioni sbarcate ad Omaha Beach penetrarono nell'entroterra per quindici-venti chilometri, respingendo verso sud la 352ª Divisione tedesca, che colta di sorpresa, non ebbe il tempo di riorganizzarsi.

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