La nuova Via della Seta di Xi Jinping riemerge dalla storia

La nuova Via della Seta di Xi Jinping riemerge dalla storia
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Una mappa che illustra il progetto "One belt, one road" all'Asian Financial Forum di Hong Kong - REUTERS/Bobby Yip/File Photo
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Con la locuzione "Via della Seta" si evocano una serie di immagini commemorative di viaggi, viandanti, scambi, leggende, lingue impenetrabili, civiltà sconosciute.

Nella storia politica ed economica, la Via della Seta - anche se sarebbe meglio parlare di vie della seta - è un’immensa rete commerciale che dalla Cina arriva in Europa attraversando l’Asia Centrale e comprensiva di collegamenti via mare che dal II secolo a.C. vede il passaggio di tanti tipi di merci, tra cui la più importante delle esportazioni cinesi: la seta. Non solo. Lungo il grande itinerario sono state tramandate conoscenze scientifiche e tecnologiche, filosofie e arti.

Il Milione di Marco Polo ha cambiato in modo cruciale la percezione che gli Europei avevano di quelle terre lontane. Tradotto in diverse lingue, il sensazionale racconto degli anni trascorsi nel Catai è diventato un punto di riferimento per studiosi dell’Asia, in particolare dell’Estremo Oriente.

Facendo un balzo in avanti fino ad oggi, l'Italia aspira a giocare un ruolo centrale nella nuova Via della Seta creata da Xi Jinping.

Il presidente cinese arriverà in Italia per una visita ufficiale il 22 marzo. Diversi accordi saranno discussi durante l’incontro, compresi quelli con la compagnia petrolifera Eni, la società d’infrastrutture per il gas Snam e il costruttore navale Fincantieri.

Il tema principale di discussione sarà la Nuova Via della Seta, o la Belt and Road Initiative (BRI). A Bruxelles, l'UE discuterà una strategia comune relativa agli investimenti cinesi in Europa.

Una parte sostanziale dell'UE è già di fatto legata all'iniziativa BRI. Ciò include la Grecia, il Portogallo, 11 paesi appartenenti al gruppo 16+1 della Cina più l'Europa centrale e orientale e, ovviamente, l'Italia.

L'Italia spera di presentare progetti per lo sviluppo del commercio attraverso i porti di Genova, Trieste e Palermo. Sebbene la cinese COSCO Shipping abbia acquisito il controllo del più grande porto greco, l'Italia sostiene di offrire altrettanti se non migliori punti d’ingresso in Europa.

Il Belt and Road Project è al centro della strategia di politica estera della Cina ed è stato incorporato nella costituzione del Partito Comunista al governo nel 2017, riflettendo il desiderio di Xi di assumere un ruolo di leadership globale.

Gli Stati Uniti, bloccati in una guerra commerciale con Pechino, temono che l'iniziativa di Xi sia destinata a rafforzare l'influenza politica e militare della Cina e possa essere utilizzata per diffondere tecnologie in grado di spiare gli interessi occidentali.

L'Italia ha cercato di rassicurare gli Stati Uniti, rilasciando una bozza del MoU per dimostrare che non offre impegni fermi e non fa alcun riferimento al tipo di trasferimenti tecnologici temuti da Washington.

Il Ministro degli Interni italiano, Matteo Salvini, seguendo la linea di Donald Trump, afferma: "Prima di permettere a qualcuno di investire nei porti di Trieste o di Genova, ci penserei non una ma cento volte”.

Una posizione, quella degli Stati Uniti, che potrebbe trovare anche una giustificazione storica.

Tra le varie cause che spinsero gli Europei a cercare una nuova rotta verso le Indie (che portò alla relativa scoperta dell’America), ci fu anche una diminuzione dei commerci lungo la Via della Seta a seguito del controllo da parte dell’Impero Ottomano in Asia Centrale (1453-1566). L’Impero Ming (1368-1644) attuò una politica di chiusura fino, se non a un’interruzione degli scambi, ad una loro notevole riduzione.

Rivendicazioni storiche valgono anche per Venezia, importante nodo europeo all'estremità occidentale dell'antica Via della Seta, e che danno l’impressione di vedere l'Italia contemporanea riscoprire le orme di commercianti come Marco Polo: abbracciare le nuove Vie della Seta in un ammodernato ma antico scenario multilaterale, dopo che già il Belpaese ha ben riaperto quelle vie marittime fin dalla metà dell’Ottocento.

Con la collaborazione del Prof. Adolfo Tamburello, già professore ordinario di Storia e Civiltà dell’Estremo Oriente all’Università degli Studi di Napoli ‘L’Orientale’.