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L'Europa esporta più armi, Francia: +263% verso il Medio Oriente

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Di Lillo Montalto Monella
L'Europa esporta più armi, Francia: +263% verso il Medio Oriente
Diritti d'autore  La coda di un Lockheed Martin F35 all'ILA Air Show di Berlino lo scorso 25 aprile 2018. Reuters/Axel Schmidt

Ci sono sette Paesi europei nella top 10 dei più grandi esportatori di armi al mondo, dove si fanno sempre più affari nel mercato degli armamenti e i volumi sono in espansione (+7-8% nel periodo 2014-2018 rispetto al 2009-2013). Lo rivela l'ultimo rapporto del SIPRI, l'Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma. 

Russia, Francia e Germania sono, dietro agli Usa, i più grandi produttori ed esportatori di armi al mondo. Seguono Cina, Regno Unito, Spagna, Israele, Italia (al 9° posto) e Paesi Bassi. Desta preoccupazione soprattutto l'afflusso di armi da fuoco verso il Medio Oriente.

Ecco alcuni dei punti più interessanti che emergono dal rapporto 2019 dell'istituto.

  • L'Europa esporta più armi. Le cinque nazioni europee leader nel settore - Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Italia - hanno esportato più armi nel periodo '14-18 che in quello precedente: le vendite verso altri Stati equivalgono ad una fetta del mercato globale del 23% rispetto al 21% del quadrienno '09-13; l'Italia ha ridotto del 6.7% il suo volume globale di affari. Tra i principali importatori di armi italiane: Turchia, Algeria e Israele;

  • Francia, +263% di vendite di armamenti verso il Medio Oriente. La Francia ha quasi triplicato le esportazioni di armi verso i Paesi del Medio Oriente tra il 2009-13 e il 2014-18. Grandi aumenti percentuali anche per Germania (+125%), Italia (+75%) e Regno Unito (+30%). L'Egitto è il più grande partner commerciale dei francesi, con il 28% del giro d'affari totale per il Paese transalpino. In totale, le vendite francesi di armi sono aumentate del +43%;

  • **Sempre più Paesi comprano armi dalla Cina. **Il numero di paesi ai quali Beijing vende armamenti è cresciuto in modo significativo negli ultimi anni. Nel 2014-18 le ha consegnate a 53 nazioni, un numero in crescita rispetto alle 41 del 2009-13 e alle 32 del 2004-2008. A cavallo di questi due ultimi periodi si è avuto il vero boom dell'export di armi cinese (+195%), mentre nell'ultimo quadrienno la crescita è stata del 2.7%;

  • La Turchia sempre più presente nel mercato della morte. L'export turco è aumentato del +170% da un quadriennio all'altro. Principale partner economico: Emirati Arabi Uniti. Rimane sempre un Paese marginale nel volume d'affari globale (appena l'1%), ma è indubbio che il Paese di Erdogan punti ad una maggiore indipendenza economica nel settore: l'import, soprattutto dagli Usa, si è infatti ridotto del 21%;

  • L'Algeria è piena di armi. E non è una buona notizia, vista l'attuale situazione di crisi politica.Oltre la metà (56%) di tutte le armi importate da Paesi africani finisce nello Stato di Bouteflika. Il 66% di questi acquisti proviene dalla Russia. L'Algeria è al quinto posto tra le nazioni che importano più armi dopo Arabia Saudita, India, Egitto e Australia;

  • Il Venezuela ha smesso di importare armi a causa della crisi economica. Le importazioni di armamenti sono diminuite dell'83%, scrive SIPRI. Nel 2014-2018, gli acquisti del governo Maduro sono stati fatti principalmente da Cina, Russia e Ucraina. Una piccola quota del giro d'affari coinvolge anche Austria, Germania e Paesi Bassi;

  • **L'Europa importa meno armi rispetto al periodo precedente a causa della crisi economica. **

Tuttavia, Stati come Norvegia, Polonia e Romania stanno aumentando le commesse a causa delle crescenti tensioni con il vicino russo. La Norvegia, per esempio, ha ordinato 5 aerei anti-sommergibile dagli Usa e 4 sottomarini dalla Germania, oltre ad aver ricevuto i primi F35 ordinati dagli USA nel 2008.

La Stampa: Gli Usa avvisano l'Italia, non pagati 500 milioni per gli F35

Stando a quanto scrive oggi La Stampa, "dal marzo dell’anno scorso Roma ha sospeso i pagamenti degli undici F35 già consegnati e dei 9 ordinati. Un aereo ad esempio è pronto per la consegna a Cameri, ma resta fermo nell’hangar perché mancano circa 20 milioni di saldo. Il debito arretrato complessivo ha ormai raggiunto i 500 milioni di euro. Il presidente Mattarella, durante l’ultimo Consiglio supremo di difesa, ci ha invitato a saldare il conto".

Italia, scrive Mastrolilli, avrebbe ridotto gli acquisti di F35 da 131 a 90 e il nuovo ministro della Difesa Trenta ha intenzione di ridurre il pacchetto a una ventina di esemplari. "Washington, in questo caso, resterebbe molto delusa, non solo perché considera l’F35 un progetto comune transatlantico essenziale per mettere le nostre difese al passo con i tempi, ma anche perché la riduzione degli acquisti da parte di un Paese farebbe aumentare i costi per tutti gli altri. Gli Usa sottolineano che l’Italia perderebbe più di quanto risparmierebbe, perché circa 80 aziende del nostro Paese sono coinvolte nel progetto, lo stabilimento di Cameri è stato scelto come hub logistico e della manutenzione, e l’intera operazione dovrebbe generare posti di lavoro stimati inizialmente fra 3.586 e 6.395".