Euronews non è più disponibile su Internet Explorer. Questo browser non è aggiornato da parte di Microsoft e non supporta le ultime novità. Ti suggeriamo di usare un altro browser come Edge, Safari, Google Chrome o Mozilla Firefox.
ULTIM'ORA

I profughi invisibili di Moria

I profughi invisibili di Moria
Euronews logo
Dimensioni di testo Aa Aa

Moria, Lesbo. Grecia. Per migliaia di rifugiati sarà un altro anno all’insegna della povertà e dell’incertezza. Alcuni, i più fortunati, hanno trovato un posto nel campo profughi che può ospitare fino a tremila e cinquecento migranti. Per molti altri l’alternativa è restare negli accampamenti al freddo e sotto la pioggia.

«Vedi cosa stiamo cercando di fare? Stiamo cercando di costruire una piccola casetta in legno. Ci hanno dato una piccola tenda, ma non ci stiamo tutti. Siamo una famiglia di sette persone. Dimmi, per favore, chi può vivere in un campo pieno di pozzanghere e rocce? È inverno e non abbiamo vestiti adatti. Ho solo questa camicia”, racconta un profugo afghano.

Lo scorso settembre, il numero di rifugiati era salito a quota 9.000 a Moria. Una situazione al limite. Le persone dovevano apsettare anche tre ore per avere un pasto caldo. Ora molte famiglie cercano di cucinare e fare il pane nel campo profughi. “Ho 36 anni e ho 8 figli. Questa giacca è l'unica che ho per l’inverno. Ultimamente ha piovuto molto. L'acqua entra nella nostra tenda e fa molto freddo. Moria non è un posto per famiglie. Non vogliamo restare qui, dobbiamo andarcene; vogliamo raggiungere Atene”, ci racconta una donna.

La vita delle famiglie

Alla fine dell'anno sono meno di 5000 i profughi che vivono ancora qui. Tuttavia, molti si sentono intrappolati sull'isola. Secondo il Ministero per la politica migratoria, sono circa 70.000 i migranti che vivono in Grecia. Quasi 12 mila sono displocati nelle isole dell'Egeo, 3500 sono minori non accompagnati.

Per Amnesty International il governo e l'Unione europea hanno forti responsabilità per questa attuale situazione di stallo. Gabriel Sakellaridis di Amnesty International Grecia ci fa notare che con l'accordo e la dichiarazione congiunta firmata tra l'UE e la Turchia, Bruxelles sta effettivamente cercando di riscattare le proprie responsabilità con i soldi. Intendo dire che finanzia i paesi terzi, come la Turchia o la Libia del sud, per tenere lontani i profughi e i migranti dal proprio suolo.”

I volontari intanto cercano di intrattenere i bambini, ma la situazione a Moria non migliora. L’unica via d’uscita è trasferire parte di queste persone sulla terraferma. Guantanamo, la morte dell'Europa, il peggior campo profughi d'Europa. Sono solo alcuni dei nomi nomi che sono stati dati a Moria dai rifugiati, dalle ONG e dai media durante gli ultimi tempi. Ma per le autorità greche le cattive condizioni di vita sono dovute solo all'aumento del numero di migranti provenienti dalla Turchia.