A Kiev scoppia la guerra delle chiese ortodosse

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Di Paolo Alberto Valenti
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Il patriarcato di Mosca ha chiuso i rapporti con Bartolomeo di Costantinopoli dopo il via libera dato dall'ultimo sinodo ecumenico all'indipendenza della Chiesa ortodossa ucraina. Costantinopoli punta e riunificare le tre chiese ortodosse esistenti oggi in Ucraina

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Il distacco fra il patriarcato di Mosca e quello di Costantinopoli

Divampa in Ucraina la guerra delle chiese. Il 15 ottobre il patriarcato moscovita di tutte le Russie ha troncato la comunione eucaristica con il patriarcato ecumenico di Costantinopoli.

Non ci saranno piu' celebrazioni liturgiche congiunte: Costantinopoli consente alla Chiesa ortodossa ucraina guidata da Filarete di rendersi indipendente da Mosca e i fedeli di Mosca dovranno astenersi dalle liturgie amministrate sotto il patriarcato ecumenico di Costantinopoli.

Le tre chiese ortodosse dell'Ucraina

In realtà in Ucraina di chiese ortodosse sono tre. La maggiore guidata dal metropolita Onufry fedele a Mosca. Poi c'è quella creata nel 1995 come patriarcato indipendente con alla testa  Filarete, scomunicato adesso da Mosca e la terza chiesa del metropolita Macarius totalmente indipendente dalle altre chiese ortodosse.

Il disegno ecumenico di Bartolomeo

Bartolomeo di Costantinopoli punta a unificare i tronconi della chiesa ucraina da mantenere nella sua orbita ecumenica.

Allo scopo ha revocato le scomuniche di Filarete e Macarius. Ha inviato in Ucraina come propri esarchi – chiamandoli rispettivamente dagli Stati Uniti e dal Canada – i vescovi Daniel e Hilarion, col compito di tessere le fila dell’unificazione. Ha ripristinato a Kiev lo “stavropigion” , cioè una giurisdizione ecclesiale dipendente dal patriarcato ecumenico e ha dichiarato decaduto “il vincolo giuridico della lettera sinodale dell’anno 1686”, cioè del documento col quale il metropolita di Kiev veniva subordinato al patriarcato di Mosca.

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