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Il futuro incerto dei figli dell'Isis

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Il futuro incerto dei figli dell'Isis

Il futuro incerto dei figli dell'Isis
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Sono decine di migliaia i bambini di cui l'Iraq sta cercando di prendersi cura. Sono i figli dei terroristi dell'Isis o di famiglie a loro legati. Ultimi sopravvissuti di un caos difficile da riordinare. Soprattutto quando si ha 12 anni, come Dawlet Suliman. Lei ci prova, iniziando dalle piccole azioni quotidiane sempre grandi per quell'età:

"Lavo per terra, prima sistemo i letti e poi preparo la colazione per i miei fratelli. Infine li faccio giocare un po fuori e continuo a riordinare la casa. Alla fine della giornata mangiamo tutti insieme da mia sorella che prepara da mangiare".

Come lei, che ha perso entrambi i genitori, ruolo che in qualche modo deve arrogarsi per pensare ai suoi fratelli, anche tanti altri e forse ancora di più i figli dei foreign fighters che devono essere reintegrati nei loro Paesi di origine. Un bel carico, questo, da parte di un Paese a pezzi. Anche per salvarli da possibili manipolazioni ideologiche per il futuro.

Alexandra Saieh, del Norwegian Refugee Council ci racconta quali le priorità per loro:

"Bisogna che gli sforzi per una riconciliazione siano seriamente intrapresi a livello locale in modo tale da assicurare ai bambini e alle famiglie considerate affiliate al sedicente Stato islamico il ritorno nelle loro comunità o comunque che venga data loro una opportunità per ricostruire le loro vite altrove. Vivere per sempre in un campo, per quanto organizzato, non può essere una soluzione sostenibile a lungo termine ancora."