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Perché Cile e Bolivia litigano da oltre cent'anni per l'accesso al mare?

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Perché Cile e Bolivia litigano da oltre cent'anni per l'accesso al mare?

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REUTERS/Rodrigo Urzagasti
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La Corte internazionale di giustizia dell'Aia ha preso posizione ieri su una delle più antiche controversie diplomatiche in America Latina. Il tribunale ha deciso con 12 voti a favore e 3 contrari che il Cile non ha l'obbligo giuridico di avviare negoziati con la Bolivia per concederle l'accesso sovrano all'oceano Pacifico che il paese andino rivendica come legittimo.

Si tratta di una disputa che si trascina dal XIX secolo. Com'è cominciata e perché è una questione così controversa?

Il territorio conteso

Il Corridoio di Atacama è un territorio di 120.000 chilometri quadrati, con un tratto di costa di circa 400 chilometri.

La storia del conflitto

La disputa territoriale risale alla guerra del Pacifico (1879-1883), che vide il Cile opposto all'alleanza formata da Bolivia e Perù. Il Cile occupò militarmente il Corridoio di Atacama, appartenente alla Bolivia, e con esso il suo unico sbocco verso il mare. Nel 1904, un nuovo trattato rese ufficiale l'annessione. Ogni scontro diplomatico tra i due paesi riapre la vecchia ferita.

Le ragioni della Bolivia

La Bolivia ritiene che il Cile abbia approfittato della sua posizione di forza dopo la vittoria della guerra per appropriarsi dei suoi territori e che, privando la Bolivia del tratto di costa che le appartenava prima del conflitto, abbia recato un gravo danno all'economia del Paese.

A questo proposito, il direttore generale dell'Istituto boliviano del commercio estero (IBCE), Gary Rodriguez, ha citato uno studio condotto da un'associazione di industriali di Santa Cruz, la regione più prospera della Bolivia: secondo lo studio tra il 2013 e il 2017 la Bolivia ha subito un danno economico di oltre 300 milioni di dollari a causa delle oltre 60 occasioni in cui sono stati bloccati gli scambi commerciali attraverso i porti cileni.

Le ragioni del Cile

Il Cile sostiene che i suoi problemi di confine con la Bolivia sono stati risolti con il trattato firmato nel 1904, venticinque anni dopo la fine del conflitto e da allora ha sempre difeso la validità dell'accordo.

Ritiene inoltre che il trattato non incida negativamente sullo sviluppo economico della Bolivia, poiché le concede il diritto di libero transito commerciale attraverso i porti del Pacifico, in particolare attraverso la città di Arica.

Che effetti averà la decisione dell'Aia sulla controversia?

Il governo boliviano ha detto di avere chiesto più volte di negoziare un accesso marittimo, ma il Cile non ha mai voluto sedersi al tavolo. Così, nel 2013, ha deciso di portare il caso alla Corte penale internazionale.

La Corte ha concluso che le note, i verbali e varie dichiarazioni tra i due Paesi per tutto il XX secolo e l'inizio del XXI secolo implicano che c'è stata l'intenzione del Cile di negoziare, ma questo non significa che abbia l'obbligo giuridico di farlo.

Dopo la sentenza, l'ex ministro degli esteri boliviano Javier Murillo si è espresso sulla vicenda, parlando di "scenario complesso" a proposito degli sviluppi futuri. "La decisione dell'Aia - ha detto - non significa in alcun modo che la Bolivia debba smettere di lavorare a livello politico per risolvere il problema".

Il cavallo di battaglia di Evo Morales

Ottenere uno sbocco sul Pacifico è sempre stato un obiettivo del presidente della Bolivia, Evo Morales.

"Il popolo boliviano e i popoli del mondo sappiano che la Bolivia ha perso l'accesso al Pacifico a causa di un'invasione", ha detto Morales in una breve apparizione sui gradini della Corte internazionale. Il presidente boliviano ha assicurato che non ha intenzione di gettare la spugna.

Non è ancora chiaro come la delusione per la sentenza dell'Aia possa influenzare le prossime elezioni generali che si terranno nel 2019, nelle quali Morales aspira a mantenere la presidenza del paese, ma alcuni osservatori sottolineano che il verdetto potrebbe danneggiarlo.