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Lehman Brothers: dieci anni dopo, anche peggio secondo Giulio Sapelli

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Lehman Brothers: dieci anni dopo, anche peggio secondo Giulio Sapelli

Lehman Brothers: dieci anni dopo, anche peggio secondo Giulio Sapelli
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Dieci anni sono un tempo relativamente lungo, durante il quale si potrebbero apprendere non poche lezioni da una crisi, volendo. Cosa che non s'è fatta, secondo Giulio Sapelli: accademico, economista, storico ma soprattutto intellettuale libero, il professor Sapelli ha sintetizzato uno scenario che resta decisamente inquietante. Quale morale si dovrebbe trarre da questa crisi?

"La morale che si deve trarre oggi è che l'autoregolazione e la buona governance che comincia nell'impresa piuttosto che nello Stato è la regola per evitare le crisi, unitamente alla divisione tra banche d'investimento e banche d'affari, con la fine delle banche universali. Punto"

Dal punto di vista dei subprime, o comunque di quelli che si sono genericamente definiti titoli tossici, Lei ha l'impressione che stia ripartendo, il fenomeno?

"Non è mai finito. Oggi abbiamo diversi trilioni di derivati, il cosiddetto valore di capitalizzazione è di decine di volte superiore al valore del PIL mondiale. E quindi non è mai finita la collateralizzazione, quello che Sir Mervyn King, nel suo meraviglioso libro 'The end of alchemy', ex governatore della Banca d'Inghilterra e mio amico e collega ad Oxford tanti anni orsono, ha definito appunto questa straordinaria invenzione alchemica per cui le banche - non le banche centrali, ma qualsiasi banca o operatore finanziario - batte moneta. Dove la moneta cos'è?

È l'over the counter, è il derivato, è lo strumento di distruzione di massa che consente di iscrivere il debito non più al passivo ma all'attivo perché io vendo il debito attraverso la collateralizzazione e la leva finanziaria.

Quindi è molto peggio oggi di quando è fallita la Lehman Brothers. Anche perché non credo che un intervento massiccio delle banche centrali possa evitare, così come allora, perché dovette intervenire lo Stato. E mi pare che tutti gli Stati sono in enorme debolezza, soprattutto lo Stato americano, così diviso.

Cosa capiterebbe in uno Stato così diviso tra il deep State, il Presidente della Repubblica, la vecchia oligarchia legata alla finanza, cioè le tre famiglie, e poi anche la parte repubblicana, che hanno distrutto l'America, cioè i Clinton, soprattutto i Clinton, gli Obama e poi anche i Bush? Sarebbe la fine"

Quindi è una bolla che comunque prima o poi è destinata a riesplodere. Allora Le chiedo se le nuove regole relative alla capitalizzazione bancaria sono un pannicello caldo o possono servire a qualche cosa.

"Sono un pannicello caldo, che va bene fare perché così creano quel gioco di specchi che non crea il panico.

Ma fino a quando avremo una delle banche più importanti del mondo, la Banca Centrale Europea, che può cumulare debiti, con questa formula magica del Quantitative Easing, che abbassa i tassi sotto zero e aumenta la bolla di liquidità, ma non può agire sui cambi e non può battere moneta come una banca centrale normale, mentre ha sottratto potere a tutte le altre, se dovesse mai scoppiare una bomba finanziaria, con diffusione del panico, sarebbe una catastrofe. Una catastrofe.

L'unica via è l'accordo di eliminare le banche universali ed eliminare i derivati. Ma questa mi pare una scelta politica che nessuno... o meglio: tutti i partiti politici, in un modo o in un altro, sono influenzati dal soft power - o dallo sharp power - delle grandi banche d'affari. Basta vedere dove vanno a finire i primi ministri, in tutto il mondo. Dove vanno a finire? Vanno a lavorare lì.

L'età media in cui i politici lasciano la politica scende sempre di più. Perché accumulano un po' di plusvalore politico, poi vanno a lavorare nella finanza.

Anche una persona non straordinariamente dotata - perché tutto si può dire, un ex maoista, portoghese, abbastanza inquietante, che parlava solo delle lingue strane - come Barroso, dopo aver fatto il Commissario europeo cos'è andato a fare? Lavora per Goldman Sachs, quindi... Dove è andato Romano Prodi, dove sono andati Blair, Clinton..."

Qualcuno ha beneficiato di questi dieci anni di crisi?

"Ne hanno beneficiato le grandi banche d'affari, o più che le banche d'affari gli intermediari finanziari. gli amministratori di venture capital e poi soprattutto i top manager stock-optionisti. Se Lei va a vedere l'elenco degli stipendi, sono 40 milioni, 50 milioni, 120 milioni di dollari... Perché c'è stato questo colpo di mano... questo colpo di Stato mondiale del management stock-optionista. Io lo scrissi anni or sono in un libro, però insomma, tanto scrivere non serve a nulla, se non a dire la verità".