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Cosa sta succedendo in Nicaragua? La crisi, spiegata

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Cosa sta succedendo in Nicaragua? La crisi, spiegata

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Da oltre 100 giorni la violenza spadroneggia per le strade del Nicaragua. Le manifestazioni contro il presidente Daniel Ortega hanno lasciato sul terreno centinaia di morti e dispersi, senza contare le gravi accuse contro i comportamenti repressivi da parte delle autorità, l'uso di paramilitari e di esecuzioni extragiudiziali. Viene considerata la più sanguinosa crisi del paese centroamericano dagli anni '80 a questa parte.

Ma come si è venuta a creare questa situazione?

La scintilla della crisi

Il movimento di protesta è detonato in maniera improvvisa il 18 aprile scorso quando la popolazione è scesa in strada contro una controversa riforma della sicurezza sociale che, oltre ad aumentare i contributi, puntava ad imporre una tassa sulle pensioni.

Secondo il governo di Ortega, queste misure erano necessarie per affrontare un deficit di oltre 75 milioni di dollari che minaccia il futuro dell'istituto di previdenza sociale del Nicaragua(INSS).

Le marce, inizialmente di carattere pacifico pacifiche, sono state duramente represse dalla polizia e lì si sono avuti i primi morti, a decine.

Ortega "ha perso il controllo delle strade", disse allora ad euronews il giornalista nicaraguense Yader Luna affermando di non aver mai visto una tale mobilitazione.

Quando il leader sandinista ha deciso di fare marcia indietro sulle riforme era ormai troppo tardi: la repressione statale aveva già alimentato un'ondata di protesta sociale senza precedenti.

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Repressione a ferro e fuoco

Più di 400 morti, quasi 600 dispersi e 3.000 feriti. Secondo l'ONG Asociación Nicaragüense Pro Derechos Humanos sono queste le cifre finora. La Commissione interamericana per i diritti umani riduce il numero di morti a 295.

La marcia per la festa della mamma, lo scorso 30 maggio, ha fatto segnare una svolta in negativo. La manifestazione pacifica, guidata dalle madri dei morti nelle proteste, si è conclusa con un maggior numero di morti.

Numerosi testimoni hanno denunciato il modo in cui la polizia e i sostenitori paramilitari del Fronte sandinista hanno sparato "per uccidere".

Amnesty International ha poi pubblicato un rapporto in cui afferma che molte delle persone uccise sono state vittime di "esecuzioni extragiudiziali" da parte dele forze di vigilanza aggregate al Fronte sandinista.

La corruzione, il terreno fertile

Per molti, il malcontento della popolazione nicaraguense è radicato nell'ambizione di Ortega e della sua famiglia di rimanere al potere. Sta iniziando ad essere paragonato alla dittatura di Somoza che la stessa Rivoluzione Sandinista ha combattuto.

Il presidente Ortega ha promosso una riforma costituzionale nel 2013 per legalizzare la rielezione a tempo indeterminato.

"Il popolo del Nicaragua è esploso come un vulcano che stava accumulando energia ed è esploso quando meno ce lo si aspetta", ha detto l'ex ministro dell'Istruzione nicaraguense Carlos Tünnermann a euronews.

Tünnermann, che rappresenta la società civile al tavolo dei negoziati nazionali, vede l'escalation della crisi come frutto di anni di "corruzione dilagante di tutte le istituzioni statali" e di "accumulazione di ricchezza e potere da parte delle famiglie dominanti".

Fallimento dei negoziati

La Conferenza episcopale nicaraguense (CEN), che svolge un ruolo di mediatore nei negoziati, ha più volte sospeso i colloqui a fronte delle accuse del governo di sostenere l'opposizione.

Ortega, che ha giurato per il suo quarto mandato dopo aver vinto le elezioni del 2017, insieme a sua moglie Rosario Murillo, in qualità di vicepresidente, ha detto a euronews che non ha intenzione di dimettersi o di anticipare la chiamata alle urne.

Considera chi protesta "golpista" e "terrorista" al soldo degli Stati Uniti.

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Masaya, il simbolo

Questa città del Nicaragua occidentale, paradossalmente un tempo cuore della Rivoluzione sandinista, è oggi simbolo di resistenza contro il leader del Fronte sandinista, dopo essersi arroccata e dichiarata "territorio libero dal dittatore".

Il governo Ortega ha riconquistato il controllo di Masaya dopo un intenso bombardamento della comunità indigena di Monimbó durato 7 ore, che ha provocato almeno 3 morti.

L'esodo

Nelle ultime settimane, il vicino Costa Rica ha ricevuto un afflusso di migliaia di nicaraguensi in fuga dalla repressione. "Se prendi parte ad una protesta o ad una marcia pacifica, il governo ti caccia tramite i suoi paramilitari", denuncia uno dei rifugiati. "Vengo da Masaya Catarina e sono stato lontano da casa per un mese, in fuga perché il governo ci ha cacciato. Hanno già ucciso molte persone".

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Il governo è arroccato nelle proprie posizioni e non c'è stato, finora, nessun progresso nei negoziati. Intanto l'economia nicaraguense è colata a picco per via delle violenze ed è difficile prevedere una soluzione a breve termine.

Dato questo contesto, euronews ha chiesto proprio allo stesso presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, cosa dovrà aspettarsi per il futuro il suo popolo e la comunità internazionale.

L'intervista integrale sarà trasmessa lunedì 30 luglio alle ore 19, 20 e 22 (CET), le 11, 12 e 14 a Managua, Nicaragua.