Rapporto Amnesty: politiche del "noi contro loro" creano divisione e paura

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Di Salvatore Falco
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Da Orban in Ungheria, a Trump negli Stati Uniti, sempre più leader politici che si definiscono anti-sistema usano come capri espiatori e disumanizzano interi gruppi di…

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Da Orban in Ungheria, a Trump negli Stati Uniti, sempre più leader politici che si definiscono anti-sistema usano come capri espiatori e disumanizzano interi gruppi di persone.

Il rapporto di Amnesty International denuncia la fabbrica dell’allarmismo che produce divisione e paura. Un approccio che sta avendo un impatto sempre più forte sui governi.

“Nell’ultimo anno la velenosa retorica politica del ‘noi contro loro’ è emersa in tutto il mondo – spiega il segretario generale di Amnesty, Salil Shetty – Quella xenofoba e sessista della campagna elettorale del presidente Trump, l’assalto dei leader europei contro i diritti dei rifugiati, il massiccio giro di vite del presidente Erdogan in Turchia dopo il tentativo di colpo di stato o la cosiddetta guerra alla droga nelle Filippine”.

Alcuni leader politici puntano sulla paura e sulla divisione per conquistare il potere. I primi a essere presi di mira sono stati i rifugiati. L’onda di intolleranza partita dall’Ungheria si è poi diffusa in tutta Europa.

Nel 2017 le crisi in corso peggioreranno, secondo Amnesty, a causa della debilitante assenza di leadership nel campo dei diritti umani. La politica del ‘noi contro loro’ sta sostituendo il multilateralismo con un ordine mondiale più aggressivo e basato sulla contrapposizione.

Se non possiamo fare affidamento sui governi per proteggere i diritti umani, dobbiamo essere noi ad agire https://t.co/w1P383fjj7#AIR17pic.twitter.com/mhYdThFCIU

— amnesty italia (@amnestyitalia) February 22, 2017

Antonio Marchesi sullo stato dei diritti umani in Italia https://t.co/Ej98mEtixC#AIR17

— amnesty italia (@amnestyitalia) February 22, 2017

Guerra, repressione, crisi dei rifugiati. Qual è lo stato dei diritti umani nel mondo? https://t.co/AMJ0B7pIO4#AIR17

— amnesty italia (@amnestyitalia) February 22, 2017

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