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Samsung in Ungheria: esposti per anni a livelli di contaminazione fino a 500 volte oltre i limiti

Fabbrica di batterie Samsung a Gödön
Fabbrica di batterie Samsung a Göd Diritti d'autore  Euronews / Rónay Ferenc
Diritti d'autore Euronews / Rónay Ferenc
Di Gábor Tanács
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Un'inchiesta rivela che la fabbrica di batterie Samsung a Göd, Ungheria, ha esposto i lavoratori a sostanze tossiche per anni. Il governo Orbán è accusato di aver coperto le criticità per proteggere gli investimenti industriali. Samsung nega le accuse e assicura conformità alle norme

Alcuni lavoratori della fabbrica di batterie Samsung SDI nel comune di Göd (a nord di Budapest) sono stati esposti per anni a livelli di contaminazione dell’aria e delle polveri di metalli pesanti (come nichel, cobalto e manganese) ben oltre i limiti consentiti, arrivando - secondo rapporti interni - fino a 510 volte oltre le soglie di sicurezza. Queste sostanze, utilizzate nel processo di produzione delle batterie, sono considerate tossiche e potenzialmente cancerogene.

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Secondo il sito investigativo ungherese Telex, i valori di concentrazione di polveri pericolose erano così elevati che avrebbero potuto causare gravi danni alla salute (compresi danni neurologici, fibrosi polmonare e rischi oncologici) se i lavoratori fossero stati esposti senza protezioni adeguate.

Sanzioni, coperture e decisioni politiche

Le autorità ungheresi hanno multato la fabbrica più volte, ma la sanzione massima possibile nella prassi era estremamente bassa (intorno ai 10 milioni di fiorini, circa 26.000 euro), considerata da molti osservatori una “multa simbolica” rispetto alle dimensioni dell’impianto e ai rischi denunciati.

Secondo documenti riservati citati da Telex e da altri media, la questione non è stata affrontata solo dalle autorità sanitarie e del lavoro, ma è stata oggetto di una riunione di governo nel 2023, in cui alcuni ministri avrebbero discusso se sospendere le attività della fabbrica o addirittura ordinarne la chiusura. Alla fine, la produzione non è stata interrotta.

Il government report - secondo fonti investigative - indicava che la decisione di non chiudere l’impianto sarebbe derivata da considerazioni politico‑economiche: la fabbrica era vista come un elemento chiave per attrarre investimenti e sostenere politiche industriali promosse dal governo di Viktor Orbán.

Reazioni ufficiali di governo e Samsung

Il governo ungherese ha reagito definendo le informazioni "infondate" e parte di "una campagna elettorale volta a screditare l’esecutivo". Le autorità competenti affermano di aver effettuato controlli regolari e di garantire il rispetto delle norme ambientali e di sicurezza sul lavoro.

Da parte sua, Samsung SDI ha dichiarato tramite agenzie di stampa che lo stabilimento rispetta tutte le normative in materia di ambiente e sicurezza, e che collabora con le autorità competenti. La società ha respinto accuse di omissione o copertura di informazioni.

La fabbrica di Göd è una delle principali del settore batterie in Ungheria, un Paese che negli ultimi anni ha puntato fortemente sull’industria dell’auto elettrica come motore di crescita economica. Tuttavia, questo ha provocato resistenza sociale crescente, con preoccupazioni per l’inquinamento, l’impiego di lavoratori stranieri ospiti e l’assenza di trasparenza sulle condizioni lavorative.

Critiche simili si sono ripetute anche in altri impianti del paese, riflettendo una più ampia contestazione sul modo in cui le norme ambientali e di sicurezza vengono applicate nel settore.

Nonostante la controversia, la fabbrica continua a operare e a ricevere investimenti statali nell’ambito delle politiche di attrazione degli investimenti stranieri. Il dibattito resta acceso tra opposizione, associazioni ambientaliste e parte della popolazione locale, che chiedono maggiore trasparenza, controlli indipendenti e soluzioni concrete alle criticità di salute pubblica.

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