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Meloni in Africa per il piano Mattei

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Di Giorgia Orlandi
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Al centro della strategia italiana, finita sotto la lente di alcune inchieste che hanno sollevato interrogativi sulla trasparenza, un mix di risorse pubbliche e private e la leva del capacity building, come contributo sostenibile allo sviluppo africano

Sono passati due anni dal primo vertice organizzato dal governo di centrodestra a guida Meloni sull’Africa, per discutere il piano Mattei, la strategia italiana che punta a costruire una nuova partnership con i paesi africani.

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Il 13 e il 14 febbraio, è in programma un nuovo incontro con i rappresentanti dei paesi Africani, questa volta in Etiopia.

Lo scopo del ritorno di Meloni ad Addis Abeba, si tratta della terza volta in tre anni, è fare il punto sul progresso dei lavori del piano, parlare degli obiettivi raggiunti e di quelli ancora da realizzare.

Oltre a partecipare al secondo vertice Italia-Africa in programma venerdì, la presidente del Consiglio sabato 14, è stata invitata in qualità d’ospite d’onore, alla riunione plenaria della 39ª sessione ordinaria dell'Assemblea dei Capi di Stato e di governo dell'Unione Africana.

Cosa prevede il Piano Mattei

La governance del piano è stata definita dal decreto-legge n.161 del 2023 e prevede che entro il 30 giugno di ciascun anno, l’esecutivo trasmetta alle Camere la relazione sullo stato di attuazione del piano. L’ultima in ordine temporale risale al 9 luglio scorso.

Il piano vede la partecipazione di 14 Paesi, rispetto ai 9 iniziali a testimonianza di un maggiore coinvolgimento del continente, con un bilancio complessivo che dovrebbe aggirarsi intorno agli 1,3, 1,4 miliardi di euro.

Le risorse provengono in larga parte dalla Banca Africana di Sviluppo, attraverso un sistema che prevede il coinvolgimento di diversi finanziatori, ma anche dal Fondo Italiano per il Clima e dal Plafond Africa di Cassa Depositi e Prestiti.

Istruzione e formazione, ma anche agricoltura e energia sono alcuni dei settori chiave d’intervento. Tra questi anche la sanità, ambito nel quale in questi mesi sono stati fatti diversi progressi, tra cui la recente firma della Convezione quadro per la cooperazione sanitaria internazionale.

Diversi i cantieri aperti in vari settori, centrale quello idrico. Il tema dell’acqua e della sua disponibilità, infatti, in un territorio soggetto a condizioni climatiche estreme, è critico per garantire sicurezza alimentare e sanitaria.

Non mancano però gli interrogativi sulla fattibilità di certi progetti. Un’inchiesta di IrpiMedia ha messo in luce alcune criticità legate al piano, in particolare sul fronte delle infrastrutture.

L'indagine ha evidenziato interrogativi sulla trasparenza delle procedure di selezione e sulle modalità di accesso ai finanziamenti, sollevando dubbi sull'effettiva attuazione dei progetti annunciati.

“Italia profilo più distinguibile”

Secondo Raffaele Marchetti, Direttore del Centro Studi per gli Affari Internazionali e Strategici della Luiss di Roma, il piano Mattei rappresenta il dossier su cui l’Italia riesce a esprimere un profilo internazionale più autonomo. “Penso che sia tutto sommato il tema su cui l’Italia risulta più distinguibile, spiega, lì c’è un interesse strategico di lungo corso”.

Marchetti sottolinea che gli Stati Uniti “sono poco interessati all’Africa”, mentre per Roma il continente rientra pienamente nella visione del Mediterraneo allargato. E ridurre tutto alla sola crisi migratoria sarebbe miope. “L’Africa è molto di più”, ha concluso il professore.

Il continente, ricorda Marchetti, ha una popolazione destinata a crescere fino a cinque miliardi entro fine secolo, con una quota crescente della forza lavoro globale.

La leva del capacity building

Il piano Mattei, chiarisce il professore, “È ovviamente un tema di finanza, l’Italia ha messo sul piatto qualcosa”, ma le risorse nazionali sono limitate e "devono essere accompagnate da almeno altri due finanziamenti, finanziamenti privati che integrino i finanziamenti italiani e quelli europei”.

Accanto ai progetti infrastrutturali, però, la vera cifra distintiva è la formazione. “Quello che l’Italia può dare di qualità è il capacity building, cioè la formazione”, afferma.

E aggiunge: “Se tu formi delle persone poi crei dei moltiplicatori. La formazione in quanto tale non è eccessivamente costosa, quindi è un buon modo, una modalità di incidere e di dare un contributo allo sviluppo africano legandolo all'Italia in una maniera finanziariamente sostenibile”.

Il ruolo dell’Italia in Europa

Per Marchetti il Piano Mattei non nasce dal nulla, ma rappresenta “un’accelerazione importante, una formalizzazione importante di un processo che è di più lunga durata”.

In un momento in cui “altri europei faticano a mantenere le loro posizioni, pensiamo in primis alla Francia” - ha detto- “l’Italia dispone di una finestra di opportunità importante per prendere un po’ la leadership europea in Africa”.

Un progetto italiano che nell'ottica del governo, fa notare Marchetti, ambisce a diventare anche europeo, sostenuto dalla Commissione e riconosciuto come parte di una strategia più ampia all'interno dell’area mediterranea.

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