L'Ue apre i negoziati di adesione con la Bosnia-Erzegovina

Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel con Borjana Krišto, presidente del Consiglio dei ministri della Bosnia-Erzegovina
Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel con Borjana Krišto, presidente del Consiglio dei ministri della Bosnia-Erzegovina Diritti d'autore European Union 2024
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Di Mared Gwyn JonesVincenzo Genovese
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

I capi di Stato e di governo dell'Unione europea, riuniti a Bruxelles, hanno approvato l'apertura dei negoziati di adesione con la Bosnia-Erzegovina

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La decisione arriva a otto anni dalla presentazione della domanda di adesione e a due di distanza dalla concessione dello status di Paese candidato. La Commissione europea ha di recente riconosciuto i progressi sufficienti compiuti dal Paese nell'adeguamento agli standard, ai valori e alla politica estera dell'Unione.

"Il vostro posto è nella nostra famiglia europea", ha dichiarato il presidente del Consiglio europeo Charles Michel."La decisione di oggi è un passo avanti fondamentale nel vostro cammino verso l'Ue. Ora il duro lavoro deve continuare per far sì che la Bosnia-Erzegovina progredisca costantemente, come vuole il vostro popolo".

I dubbi olandesi, il sostegno austriaco

Alcuni Stati dell'Ue, come Danimarca e Paesi Bassi, avevano espresso timori per alcune questioni in sospeso nelle riforme costituzionali ed elettorali che la Bosnia avrebbe dovuto completare prima di essere considerata pronta per i colloqui di adesione.

Nel parlamento olandese, una mozione presentata dal partito di centro-destra Nuovo Contratto Sociale che chiedeva il rinvio dei colloqui è stata respinta di stretta misura, il 20 marzo consentendo al primo ministro ad interim Mark Rutte di appoggiare l'apertura dei negoziati a Bruxelles il giorno successivo.

La Bosnia-Erzegovina è uno dei cinque Paesi dei Balcani occidentali riconosciuti come candidati ufficiali all'adesione all'Unione europea ed era l'unico a non aver ancora avviato i negoziati.

Le divisioni etniche profondamente radicate e i ritardi nelle riforme costituzionali, giudiziarie ed elettorali hanno rallentato un processo che si annuncia comunque ancora lungo e complicato. Ma la Bosnia-Erzegovina può contare sul convinto sostegno di un gruppo di Paesi dell'Ue tra cui Austria, Croazia, Italia, Ungheria e Slovenia.

In vista del vertice, il cancelliere austriaco Karl Nehammer ha sostenuto l'apertura dei negoziati affermando: "È vero che ci sono ancora questioni in sospeso, ma questo è stato anche il caso dell'Ucraina, poiché i negoziati di adesione iniziano solo quando questi punti sono stati soddisfatti". "Lo stesso processo dell'Ucraina dovrebbe essere adatto alla Bosnia-Erzegovina".

L'Ucraina e Moldova hanno ricevuto il via libera ai negoziati di adesione a dicembre, ma sono in attesa dell'approvazione dei cosiddetti quadri negoziali: un'altra decisione che gli attuali Stati dell'Ue devono prendere all'unanimità.

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