Il ruolo dell'Ue nella crisi mediorientale

L'Unione europea chiede il rispetto del diritto umanitario nell'offensiva sulla striscia di Gaza
L'Unione europea chiede il rispetto del diritto umanitario nell'offensiva sulla striscia di Gaza Diritti d'autore Virginia Mayo/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Di Shona Murray
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La posizione assunta dall'Unione europea nel conflitto in corso fra Israele e Hamas ne mette a rischio credibilità e capacità di agire nella regione, dicono gli esperti

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Le divisioni all'interno dell'Unione europea sul conflitto in corso in Medio Oriente rischiano di minarne la credibilità, e soprattutto l'influenza sulla regione. 

L'equilibrismo europeo

La posizione europea è riassumibile in una netta condanna dell'attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre, accompagnata dalla richiesta a Israele di rispettare il diritto internazionale nelle sue operazioni militari nella striscia di Gaza.

Le "pause umanitarie" invocate dall'ultimo Consiglio europeo, invece di un più netto "cessate il fuoco" richiesto dall'Onu hanno indispettito molti nel mondo arabo, tra cui il re Abdullah di Giordania, secondo il quale l'Unione assegna meno valore alle vite dei palestinesi rispetto a quelle degli israeliani.

"Penso che la Germania potrebbe essere ancora più filo-israeliana degli Stati Uniti nella sua posizione e nella traduzione del diritto di Israele a difendersi: non penso che la posizione tedesca, sostenuta da tutta la coalizione di governo, sia destinata a cambiare nel breve o medio periodo, indipendentemente da come evolverà l’invasione di terra a Gaza, dalle vittime civili e dalla devastazione che probabilmente accadrà", spiega a Euronews Mujtaba Rahman, amministratore delegato del think tank Eurasia Group

"Non bisogna dimenticare mai che è stata l'Ue a proporre l'idea di una soluzione a due Stati"
Pierre Vimont
Ex diplomatico dell'Unione europea

Posizioni differenti

"Ciò aprirà chiaramente una spaccatura all’interno del Consiglio europeo tra quei Paesi che hanno una prospettiva leggermente diversa sul conflitto, cosa che ancora una volta sottrarrà legittimità e influenza all’Europa", spiega l'esperto.

Nonostante la posizione univoca assunta dai 27 capi di Stato e di governo il 26 ottobre, all’Assemblea generale delle Nazioni Unite quattro paesi dell’Unione hanno votato contro una risoluzione sul cessate il fuoco a Gaza, otto hanno votato a favore e 15 si sono astenuti.

L'unica cosa su cui sembrano tutti d'accordo è la prospettiva di una soluzione a due Stati, uno ebraico israeliano e uno arabo palestinese, come afferma Pierre Vimont, ex diplomatico dell'Unione.

"L'Ue può ancora avere un ruolo, ma ora deve fare i conti con una sorta di handicap nei confronti dei Paesi arabi, e più in generale con molti partner del Sud globale che hanno perso un po' la fiducia nella diplomazia dell'Ue". 

"Dobbiamo ricostruirla, rivolgendoci a tutti loro senza dimenticare mai che è stata l'Ue a proporre l'idea di una soluzione a due Stati, la necessità di autodeterminazione per i palestinesi, il sostegno all'Olp come rappresentante del popolo palestinese".

Nell'ultima riunione, i leader europei si sono anche impegnati a organizzare una conferenza internazionale di pace per rilanciare i colloqui sulla soluzione a due Stati: visto quanto sta succedendo sul campo in Medio Oriente, non sembra un'ipotesi percorribile a breve.

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