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Il grano ucraino ora è un problema per l'Europa

Al momento il grano ucraino importato nell'Ue è esente da dazi commerciali
Al momento il grano ucraino importato nell'Ue è esente da dazi commerciali Diritti d'autore Efrem Lukatsky/Copyright 2022 The AP. All rights reserved
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Di Jorge LiboreiroVincenzo Genovese
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Polonia, Ungheria e Slovacchia vietano le importazioni perché l'enorme afflusso abbassa il prezzo del cereale, mettendo in ginocchio le produzioni agricole nazionali. La Commissione europea critica la decisione

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Il grano ucraino sta diventando un problema sempre più complicato da risolvere per l'Unione europea: la Commissione ha definito "inaccettabili" i divieti imposti da Polonia e Ungheria alle importazioni del cereale, emessi per frenare un afflusso massiccio che sta distorcendo il mercato nazionale polacco e ungherese,  abbassando i prezzi a discapito dei produttori locali.

Corsie preferenziali

Alla base del problema c'è la sovrabbondante produzione agricola dell'Ucraina, fra i leader globali nell'esportazione non solo di grano, ma anche di mais, olio di girasole, orzo e altri prodotti alimentari.

L'invasione russa ha messo in pericolo raccolti e commercio, tanto da spingere le Nazioni Unite a negoziare un accordo tra Kiev e Mosca per permettere per l'esportazione del grano anche durante la guerra, il cosiddetto Black Sea Grain, e spinto l'Ue a eliminare temporaneamente i dazi su alcuni prodotti ucraini, oltre a prevedere un piano specifico per aggirare il blocco dei porti ucraini da parte della flotta russa, chiamato Solidarity Lanes.

Le iniziative dell'Unione mirano a sostenere l'economia dell'Ucraina fortemente condizionata dalla guerra, ma anche ad abbassare i prezzi a livello mondiale, visto che nei primi mesi del conflitto l'aumento del costo dei cereali faceva temere carestia e tumulti dall'Africa al Medio Oriente.

Secondo i dati della Banca mondiale, la tendenza sembra positiva: il mais, ad esempio, è sceso a 394,8 dollari a tonnellata a febbraio, rispetto al picco di di 522,29 dollari di maggio 2022.

Le importazioni di prodotti alimentari dall'Ucraina nell'Ue

Divieto di importazione

Ma la sospensione dei dazi europei, prevista fino a giugno, ha anche effetti collaterali. Soprattutto nei Paesi confinanti o vicini all'Ucraina: Polonia, Ungheria, Slovacchia, Romania e Bulgaria, dove il grano a buon mercato condiziona pesantemente l'economia, con ingenti derrate accumulate all'interno dei confini nazionali e prezzi in notevole ribasso.

"Se le distorsioni del mercato che causano danni agli agricoltori nei nostri Paesi non possono essere eliminate con altri mezzi, chiediamo alla Commissione di mettere in atto procedure adeguate per reintrodurre tariffe e quote sulle importazioni dall'Ucraina", hanno scritto i governi dei cinque Stati membri alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

In Polonia, di fronte alla crescente rabbia degli agricoltori, che temono perdite finanziarie e posti di lavoro, si è perfino dimesso il ministro dell'Agricoltura Henryk Kowalczyk, proprio in concomitanza con la visita nel Paese del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Parlando di "momento di crisi", il leader del partito di governo polacco Diritto e Giustizia, Jarosław Kaczyński, ha poi annunciato sabato 15 aprile la decisione di vietare temporaneamente l'importazione dall'Ucraina di grano e altri prodotti alimentari, come zucchero, uova, carne e latte.

Il governo di Varsavia sarebbe pronto a discutere la questione con le autorità di Kiev, che intanto però hanno definito la decisione "drastica e unilaterale".

L'Ungheria ha subito seguito l'esempio adottando a sua volta un divieto, senza specificare i prodotti coinvolti. Sia Varsavia che Budapest hanno fissato il 30 giugno come data di fine per lo stop alle importazioni, in concomitanza con la riattivazione a livello europeo delle tariffe doganali.

Anche la Slovacchia si è accodata, con una decisione presa lunedì 17 aprile.

La reazione europea

Ma la Commissione ha reagito in maniera decisa alla notizia, anche perché lo scorso febbraio aveva proposto di prolungare di un anno l'azzeramento delle tariffe per i prodotti ucraini.

 "Chiederemo ulteriori informazioni alle autorità competenti per poter valutare le misure", ha affermato un suo portavoce.

"In questo contesto, è importante sottolineare che la politica commerciale è di competenza esclusiva dell'Ue e, pertanto, le azioni unilaterali non sono accettabili. In tempi così difficili, è fondamentale coordinare e allineare tutte le decisioni all'interno dell'Ue".

Per ora la Commissione ha bisogno di valutare se tali divieti siano incompatibili con il diritto europeo, specificando che è troppo preso per una conclusione definitiva sul tema.

Al momento sembra lontana una soluzione che possa accontentare tutti, bilanciando le diverse esigenze: quella di sostenere l'economia ucraina e al tempo stesso tutelare i comparti agricoli dei Paesi dell'Est Europa.

Nella sua proposta legislativa per estendere il programma di esenzione dai dazi, la Commissione europea ha incluso una "clausola di salvaguardia accelerata" per reintrodurre tariffe doganali sui prodotti che "incidono negativamente" sul mercato europeo". E finora un pacchetto di assistenza finanziaria da 56,3 milioni di euro è stato stanziato per aiutare gli agricoltori dei Paesi in difficoltà.

Per alcuni governi potrebbe non essere abbastanza per avallare la proroga.

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