Polonia e Ungheria annunciano la stretta sul grano ucraino

Polonia e Ungheria annunciano una stretta sul grano ucraino
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Di Gianluca Martucci
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Non lo acquisteranno fino a quando non sarà trovata una soluzione sui prezzi che costringono gli agricoltori a svendere i loro prodotti. Garantito il transito per le esportazioni verso l'estero

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L'amicizia all'Ucraina è assicurata, ma non a tutti i costi. Ungheria e Polonia hanno annunciato lo stop all'acquisto del grano importato dall'Ucraina, largamente sovrabbondante e troppo conveniente, tanto da mettere alle strette gli agricoltori dei due Paesi.

L'emergenza ha provocato ondate di protesta anche in Romania, Bulgaria e Slovacchia. In Polonia ha fatto tremare anche Diritto e Giustizia, il partito che governa con larga maggioranza il Paese e che vuole scongiurare un crollo dei consensi in vista delle elezioni politiche dell'autunno 2023. Il leader del partito Jaroslaw Kaczynski, che attualmente non ricopre nessun incarico governativo, ha assicurato durante un comizio elettorale a Lyse, un comune agricolo al Nord della Polonia, che il suo Paese "resta amico e alleato dell'Ucraina" impegnandosi però a "difendere gli interessi dei propri cittadini".

Il timore è che dalla campagna la crisi possa estendersi in tutto il Paese come successo in parte nei Paesi Bassi, dove la formazione agro-populista del Movimento Civico-Contadino ha trionfato alle elezioni provinciali del 16 marzo.

L'emergenza è nata come effetto collaterale del blocco del traffico merci in alcuni porti ucraini del Mar Nero controllati dall'esercito russo e dal successo delle corsie della solidarietà volute dalla Commissione europea per favorire l'esportazione dei cereali ucraini e degli altri prodotti agroalimentari.

Ora i governi dell'Est Europa chiedono più garanzie e la riattivazione dei dazi doganali sui prodotti ucraini. Si tratta di una virata protezionistica che rischia di prendere facilmente piede se Bruxelles non si muoverà in fretta e in maniera efficace. La Commissione per ora è intervenuta stanziando 56 milioni di euro.

L'emergenza aveva portato alle dimissioni del ministro polacco Henryk Kowalczyk, usato come agnello sacrificale da Varsavia. Il 9 aprile scorso Budapest aveva annunciato l'introduzione di dazi e tetti alle quantità di cereali e semi oleosi importati dall'Ucraina. I due Paesi non intendono tagliare le importazioni, ma il neo ministro dell'Agricoltura Robert Telus ha avvisato che "ogni nuovo trasporto d'ora in poi sarà controllato con molta attenzione". "Bruxelles parla di sanzioni contro la Russia, e d'altra parte finge di non sapere che molto grano arriva in Europa da Sud, e probabilmente è grano russo, non ucraino", ha poi sbottato.

Almeno per ora la Polonia si è detta pronta ad agire con approccio costruttivo. Mentre si fa incerta la sorte dell'accordo per l'esportazione del grano ucraino dai porti del Mar Nero negoziato tra Ucraina e Russia, Varsavia si è detta pronta a negoziare con Kiev un accordo bilaterale per risolvere la questione.

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