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Stop al carbone russo...per sempre

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Di Pedro Sacadura  & Alberto de Filippis
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Image   -   Diritti d'autore  INA FASSBENDER/AFP

L'unione Europea sta finalmente colpendo le entrate energetiche della Russia. Da agosto l'europa interromperà le sue importazioni di carbone... per sempre.

Un embargo entrerà in vigore come parte del quinto round di sanzioni... alimentato dalle atrocità della guerra in Ucraina. E' un atto fortemente simbolico visto che sono il petrolio e il gas il vero affare, dicono gli esperti. Molti gli appelli a rompere questo tabu'.

Doice Simone Tagliapietra, ricercatore dell'istituto Bruegel:  "Questo divieto del carbone non colpirà Putin [così] tanto. L'Europa paga, ogni giorno, circa 10 milioni di euro per il carbone che riceve dalla Russia. Ma dall'altra parte, paga 850 milioni di euro ogni giorno per il petrolio e il gas che arriva dalla Russia. Quindi è chiarissimo che per avere un impatto, un impatto reale, l'Europa deve parlare di sanzioni su petrolio e gas, fin da ora. È qui che dobbiamo colpire Putin. È lì che i sono i suoi interessi economici."

Un completo congelamento degli asset di quattro banche russe fa parte del nuovo ciclo di sanzioni. Le navi battenti bandiera russa non potranno entrare nei porti europei e i camion russi e bielorussi potranno operare in Europa solo se:

- trasportano cibo, aiuti umanitari, medicinali. Ma ci sono problemi sull'energia, un settore che l'Ucraina considera fondamentale per frenare la spinta alla guerra di Putin.

Dice Taras Kachka, Vice Ministro dell'Economia ucraino: "E' davvero un buon segnale che la pressione sulla Russia sia in aumento e continui ad aumentare. Naturalmente, la nostra richiesta ai nostri partner, soprattutto in Europa, è molto chiara. Vogliamo tagliare le fonti per il finanziamento della guerra da parte della Russia . E la Russia riceve circa 1/3 delle sue entrate e dei suoi budget pubblici dall'esportazione di petrolio. Ecco perché siamo così entusiasti di un embargo petrolifero".

I governi dell'UE hanno deciso di iniziare a lavorare sul sesto round di sanzioni. Questa volta per includere le importazioni di petrolio. Germania e Austria si oppongono fermamente all'idea, ma ci sono segni che a Berlino stiano cambiando opinione. L'Ungheria è apertamente contraria.