This content is not available in your region

Che prezzo economico è disposto a sopportare Putin, sotto la morsa delle sanzioni?

Access to the comments Commenti
Di Jorge Liboreiro  & Giulia Torbidoni
Che prezzo economico è disposto a sopportare Putin, sotto la morsa delle sanzioni?
Diritti d'autore  AP Photo

Quando Vladimir Putin è succeduto all'impopolare Boris Eltsin nel 2000 come presidente della Federazione Russa, è arrivato al Cremlino avvolto nell'oscurità.Ex agente del KGB, Putin era stato primo ministro per un solo anno ed era in gran parte sconosciuto nell'arena internazionale.

Putin ha ereditato un Paese in un enorme sconvolgimento. La Russia era reduce da una transizione caotica al capitalismo di mercato. La "terapia d'urto" di Eltsin aveva portato a un default nel 1998, un calo del 5,3% della produzione economica e una drammatica svalutazione della moneta nazionale, il rublo.

La devastazione ha offerto al presidente la carta bianca per ridefinire il suo Paese dopo il crollo dell'Unione Sovietica. Ed è stato nel settore energetico che Putin ha trovato il petrolio perfetto per ridisegnare la mappa e affermare la sua eredità fin dall'inizio.

Un forte aumento dei prezzi dell'energia e un'enorme domanda sia dalle economie sviluppate che da quelle emergenti hanno portato a guadagni immediati per lo Stato russo.

Tra il 1999 e il 2008, il Pil pro capite del Paese è salito vertiginosamente da 1.330 a 11.635 dollari, un aumento spettacolare che, anche se disuguale e soggetto al clientelismo, ha contribuito a diffondere la percezione della prosperità della classe media tra la popolazione.

In parallelo, con una attenta spinta, Mosca ha tagliato drasticamente il debito del governo centrale, sceso dal 100,7% del Pil al 6,5% nello stesso periodo di tempo.

Nel 2012, il Paese è entrato ufficialmente nell'Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto), un momento che ha definitivamente allineato la nazione all'economia globale ed è stato personalmente salutato dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Un decennio dopo, la rinascita che ha richiesto anni per diventare reale minaccia di essere annullata in pochi mesi.

I Paesi occidentali hanno adottato una serie di sanzioni sempre più estesa e dura contro la Russia per l'invasione dell'Ucraina con l'obiettivo di paralizzare il costoso apparato bellico e forzare un cessate il fuoco.

L'Unione europea, in coordinamento con gli alleati, ha preso di mira tutto, dai beni di lusso e componenti di aerei ai semiconduttori e media di proprietà dello Stato.

In modo del tutto impressionante, l'Occidente è andato direttamente contro la Banca Centrale della Russia, tagliando i prestiti e bloccando l'accesso a quasi la metà dei suoi 640 miliardi di dollari di riserve estere. Il rublo è caduto in picchiata, l'inflazione è aumentata e il mercato azionario è stato bruscamente chiuso senza alcuna riapertura in vista.

Uno sciame di aziende occidentali, come Apple, Netflix, Ikea, H&M e persino McDonalds, il primo fast-food americano ad aver aperto un negozio in Unione Sovietica, sono scappate dal Paese sotto l'intensa pressione di investitori preoccupati e consumatori indignati.

L'Institute of International Finance, l'associazione globale dell'industria finanziaria, ha rivisto le sue previsioni economiche per la Russia da una crescita del 3% a una contrazione del 15% nel 2022.

Oramai, un default sul debito sovrano è una questione di quando, non di se.

Le prerogative della grande potenza

Nonostante lo sconvolgimento, la guerra in Ucraina infuria, con città sotto assedio, un bilancio crescente di morti e un ritmo di distruzione inesorabile.

Il Cremlino sembra indifferente ai terribili avvertimenti provenienti dalle capitali occidentali, che promettono punizioni più severe se la situazione peggiora.

"Queste sanzioni sarebbero state imposte in ogni caso", ha detto Putin durante una riunione di governo, in un raro momento di riconoscimento delle circostanze disastrose.

"Ci sono alcune questioni, problemi e difficoltà, ma in passato li abbiamo superati e li supereremo ora", ha continuato.

La determinazione del presidente porta gli alleati occidentali a chiedersi quanto dolore sia disposto a tollerare pur di sottomettere la volontà dell'Ucraina alla sua strategia geopolitica.

I russi hanno una lunga storia di "sfidare la pressione esterna" e una radicata credenza in uno "Stato forte", due qualità che sono servite a rafforzare e prolungare il potere di Putin, dice André Gerrits, professore di studi internazionali e politica globale all'Università di Leiden.

"Anche se, alla fine, accetta un trattato di pace con l'Ucraina, non riconoscerà mai apertamente di aver acconsentito ai colloqui di pace per via della pressione delle sanzioni. Non saremo mai assolutamente sicuri del ruolo che le sanzioni avranno giocato", ha detto Gerrits a Euronews.

Per capire il comportamento di Putin, si deve guardare indietro, al passato imperiale della Russia, a quella che era un'epoca di conquista, grandezza, modernizzazione e, in particolare, di potere assoluto, tutte cose che il presidente ha cercato di emulare.

Dopo un breve tentativo di abbracciare la democrazia liberale nell'era post-sovietica, il totalitarismo all'interno del Paese è andato gradualmente aumentando e oggi è forte come lo era prima degli anni della glasnost di Mikhail Gorbaciov, ha notato Gerrits.

"Putin crede che la Russia può essere forte solo se ha un leader forte - un presidente - e un sistema politico forte - l'élite - per agire in modo indipendente e sovrano sulla scena internazionale. C'è un legame diretto tra l'autoritarismo dello Stato e il suo spazio di manovra", ha spiegato ancora il professore.

Il leader russo crede nelle "prerogative speciali della grande potenza" e pensa che i Paesi siano inevitabilmente lasciati a se stessi, un aspetto della politica estera che l'Occidente tende a "sottovalutare", ha aggiunto Gerrits.

"L'anarchia delle relazioni internazionali è tornata in Europa con una vendetta", ha scandito. 

La spinta alla russificazione

Di fronte alla censura quasi universale, il presidente tiene duro e raddoppia il suo disprezzo per l'Occidente e la sua contrarietà per quello che crede essere l**'invasione della Nato nella sfera di influenza della Russia**.

Putin e la sua stretta cerchia di funzionari hanno detto che l'Occidente è un "impero di bugie", che le sanzioni sono "simili" a una dichiarazione di guerra e che qualsiasi spedizione di supporto militare destinata all'Ucraina sarà considerata un "obiettivo legittimo" per la ritorsione.

Il Cremlino ha anche avvertito che sequestrerà e nazionalizzerà i beni delle aziende straniere che si ritirano dal Paese, compresi i loro impianti di produzione, uffici e proprietà intellettuale.

"Alla fine, tutto questo porterà ad un aumento della nostra indipendenza, autosufficienza e sovranità", ha previsto Putin.

Ma per un Paese di 146 milioni di persone che per anni si è spostato sempre più a fondo nell'economia mondiale, un improvviso passaggio all'autarchia rappresenterebbe una sfida formidabile, onerosa e forse irraggiungibile.

"Lo spazio per il reinventarsi è molto compresso. La Russia ha una relazione molto stretta con la tecnologia, il software e gli investimenti occidentali", ha detto la dottoressa Maria Shagina, ricercatrice senior presso l'Istituto finlandese di affari internazionali.

"Se togliamo questo, c'è isolamento e autosufficienza. Ma autosufficienza in termini molto modesti", ha aggiunto. 

Shagina, il cui lavoro si concentra sulle sanzioni internazionali, la sicurezza energetica e la Russia, si aspetta che il Cremlino intensifichi gli sforzi di "russificazione" e "riallocazione" delle industrie strategiche, ma ritiene che la strategia di sopravvivenza sia "molto discutibile" a causa della dipendenza radicata della Russia dai suoi partner commerciali occidentali.

Mentre il commercio con l'Occidente precipita sotto il peso delle sanzioni, Mosca può cercare alternative più a sud, in Cina e India, due enormi economie che sono state tra i pochi Paesi che si sono astenuti su una risoluzione delle Nazioni Unite che condannava l'invasione dell'Ucraina.

"La Cina può fornire un'ancora di salvezza finanziaria quando la Russia è sotto sanzioni, la questione è se lo farà", ha detto ancora Shagina a Euronews.

La Cina, il più grande partner commerciale della Russia dopo l'UE, ha finora espresso il suo sostegno per l'indipendenza dell'Ucraina, ha chiesto la "massima moderazione" e ha offerto aiuto per garantire un cessate il fuoco, anche se i funzionari statunitensi hanno suggerito che il gigante asiatico potrebbe essere disposto a fornire alla Russia assistenza militare e finanziaria. Affermazioni, queste, che Pechino ha negato.

"È abbastanza intenzionale per la Cina essere vaga, vuole che l'Occidente tiri a indovinare. Vuole trarre beneficio da entrambe le parti, non intende essere in modo netto da una parte o dall'altra", ha notato ancora Shagina.

"In definitiva, la Cina vuole stabilità e non vuole restare bloccata con un partner come la Russia", ha sottolineato. 

Un'ancora di salvezza dall'UE

Mentre gli osservatori internazionali si scervellano cercando di capire da che parte penderà la Cina, Mosca può ritenersi fortunata ad avere un'ulteriore ancora di salvezza - o meglio, una scappatoia - convenientemente vicina a casa.

L'anno scorso, l'Unione europea ha speso 98,9 miliardi di euro per comprare carburante dalla Russia, pari al 62% delle importazioni totali. L'Unione, assetata di energia, ha comprato 155 miliardi di metri cubi (bcm) di gas, sborsando almeno 15 miliardi di euro. Numeri di Eurostat, questi, che, a causa della riservatezza, non rappresentano il quadro completo.

Le esportazioni di petrolio e gas rappresentano circa il 40% del bilancio federale russo, che tra le sue linee presenta la spesa per la difesa nazionale, stimata in 61,7 miliardi di dollari nel 2020.

L'UE è stata a lungo consapevole della sua pesante dipendenza dal petrolio e dal gas russo, ma ha fatto poco per alleviare la sua dipendenza. Dopo le sanzioni imposte al Cremlino nel 2014 per l'annessione della Crimea, che l'UE ha condannato con forza e mai riconosciuto, gli acquisti dell'UE di gas russo sono in realtà aumentati, toccando un record storico di 166 bcm nel 2019, l'anno precedente alla pandemia.

La questione delle importazioni di energia è diventata così lampante e problematica che ha in qualche modo eclissato le altre sanzioni che l'UE ha adottato contro Mosca in tempo record e con straordinaria unità. La decisione di Washington di vietare tutte le importazioni di energia russa è servita solo a mettere l'UE in una posizione più imbarazzante.

Nonostante le pressioni degli Stati Uniti, dell'Ucraina e dei suoi stessi Stati membri dell'Est, l'UE ha finora rifiutato di colpire direttamente la fonte più redditizia per Mosca. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha detto che le importazioni di energia sono di "importanza essenziale" per la vita quotidiana dei cittadini.

Questo ha dato a Putin un "tubo di alimentazione vitale" per sostenere la sua economia in declino, ha detto Jeffrey J. Schott, un senior fellow al Peterson Institute for International Economics.

Le sanzioni occidentali stanno "ovviamente mandando l'economia russa in tilt e avranno effetti corrosivi sulla crescita economica russa per il prossimo e medio termine". Ma l'impatto immediato non è chiaro. Permette ancora un po' di respiro a causa delle eccezioni per il petrolio e il gas", ha aggiunto Schott a Euronews.

"Il dolore economico non sarà decisivo per qualche tempo. Se non si aumentano le restrizioni sul commercio di petrolio e gas, l'esercito russo continuerà a fare danni ai civili innocenti in Ucraina. Quindi, da un punto di vista umanitario, l'argomento è che bisogna tagliarle questo commercio molto più velocemente", ha chiarito.

A peggiorare le cose per l'Unione è l'**impennata dei prezzi dell'energia, **che sta perseguitando i consumatori dall'inizio dell'autunno e ha ulteriormente aumentato il conto che gli europei pagano quotidianamente a Mosca.

Dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina il 24 febbraio, l'UE ha speso oltre 13 miliardi di euro per i combustibili fossili russi, di cui 6 miliardi di euro per il gas, secondo uno strumento di monitoraggio creato dal Centro di ricerca sull'energia e l'aria pulita (CREA), un'organizzazione di ricerca indipendente.

Bruxelles ha recentemente svelato un'ambiziosa tabella di marcia per tagliare le importazioni di gas russo di due terzi entro la fine dell'anno, ma i leader non sono riusciti a concordare una scadenza finale per fermarle completamente.

"Da un lato, abbiamo queste sanzioni finanziarie che sono molto dure, ma dall'altro, stiamo sostenendo e finanziando effettivamente la guerra della Russia acquistando petrolio, gas e altri combustibili fossili, quindi la situazione non è positiva", ha ammesso la primo ministro finlandese Sanna Marin in una riunione dei leader dell'UE.

Il modello economico unidimensionale, ma redditizio, di Putin è, per il momento, risparmiato dalla rovina totale.

Mentre i settori rimanenti del Paese sono colpiti da sanzioni da tutte le angolazioni possibili e i consumatori affrontano scaffali vuoti e prezzi alle stelle, allo Stato è garantita una fonte di entrate più piccola, ma affidabile che può soddisfare i suoi bisogni più urgenti.

L'ancora di salvezza è di cattivo auspicio per le speranze di capitolazione. Le aspettative di una rivolta popolare per costringere Putin a rinunciare sono state rapidamente deluse da una stretta feroce sulla società, con i manifestanti che vengono arrestati per aver semplicemente tenuto in mano un cartello bianco per strada.

Solo una rivolta degli oligarchi, i miliardari potenti e riservati che sostengono il regime di Putin, potrebbe far cambiare idea al presidente, hanno notato i tre esperti. Ma tale ammutinamento resta da vedere e non è chiaro quando o se avrà luogo, nonostante la raffica di divieti di viaggio, il congelamento dei beni e il divieto sul lusso che l'Occidente ha imposto all'élite russa.

"C'è la possibilità che l'economia russa si reinventi", ha detto Schott. "Ma è difficile vedere come questo possa accadere sotto un regime guidato da Vladimir Putin", ha concluso.