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In Norvegia il mega-parco eolico al servizio di petrolio e gas

L'azienda energetica norvegese Equinor e i suoi partner inaugureranno mercoledì il più grande parco eolico offshore galleggiante del mondo.
L'azienda energetica norvegese Equinor e i suoi partner inaugureranno mercoledì il più grande parco eolico offshore galleggiante del mondo. Diritti d'autore EQUINOR / OYVIND GRAVAS / REUTERS
Diritti d'autore EQUINOR / OYVIND GRAVAS / REUTERS
Di Lottie Limb Agenzie:  Reuters
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

Norvegia, Il più grande parco eolico galleggiante del mondo alimenterà alcune piattaforme petrolifere e di gas

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Il più grande parco eolico offshore del mondo è stato ufficialmente inaugurato oggi al largo della costa occidentale della Norvegia. Il colosso dei combustibili fossili Equinor è l'artefice dell'enorme struttura, battezzata Hywind Tampern, che presenta una potenza installata id 88 megawatt (MW). L'energia prodotta, sarà utilizzata per rifornire le vicine piattaforme petrolifere e di gas.

Il progetto - che utilizza una nuova tecnologia per ancorare 11 turbine giganti al fondo del mare - ha ricevuto reazioni contrastanti da parte degli ambientalisti. Sebbene contribuisca a ridurre le emissioni dei giacimenti di petrolio e di gas, i sostenitori della lotta ai cambiamenti climatici ricordano come sia necessario eliminare del tutto lo sfruttamento di combustibili fossili, e non limitarne l'impatto.

Anche la questione se le major del petrolio e del gas possano o debbano partecipare alla transizione verso le energie rinnovabili è un tema che divide profondamente. Un nuovo rapporto di Greenpeace mette in evidenza come sia risibile il ruolo dell'eolico e di altre fonti energetiche pulite nel portafoglio complessivo di Equinor.

La compagnia norvegeseinveste solo il 3% del suo budget in "vere soluzioni a basse emissioni di CO2", secondo l'analisi di Greenpeace Central and Eastern Europe, che ha analizzato dodici compagnie petrolifere europee, come la britannica BP, l'anglo-olandese Shell o ancora l'italiana ENI.

In che modo il parco eolico offshore alimenterà petrolio e gas?

Equinor ha collaborato con altre aziende petrolifere, OMV e Vaar Energi, alla realizzazione del parco eolico, che ha iniziato a produrre energia a novembre e ha raggiunto la piena capacità all'inizio di questo mese. L'energia prodotta coprirà circa il 35% di quella necessaria per alimentare cinque piattaforme offshore di petrolio e gas nel Mare del Nord. Queste piattaforme emettono enormi quantitativi di gas ad effetto serra, poiché in genere utilizzano gasolio o gas per far funzionare i loro macchinari.

Secondo Equinor, l'elettrificazione con l'energia eolica ridurrà le emissioni di CO2 dei giacimenti di circa 200mila tonnellate all'anno. Si tratta dello 0,4% delle emissioni totali di anidride carbonica della Norvegia nel 2022. Il gas e il petrolio prodotti, tuttavia, una volta venduti saranno utilizzati, dunque bruciati, il che a sua volta comporterà nuove emissioni di CO2 disperse nell'atmosfera terrestre.

Hywind Tampen comprende 11 turbine eoliche fissate a una base galleggiante ancorata al fondale marino tramite una nuova tecnologia che, secondo gli esperti del settore, è adatta all'uso in acque più profonde e che Equinor spera di sviluppare ulteriormente. La Norvegia punta a raggiungere i 30 gigawatt di energia eolica installata offshore entro il 2040, il che raddoppierebbe l'attuale produzione di energia del Paese.

L'elettrificazione degli impianti offshore e onshore è essenziale se la Norvegia vuole raggiungere gli obiettivi climatici nazionali previsti dall'Accordo di Parigi, sottolinea Greenpeace. In autunno il Paese bandirà una gara d'appalto per i primi parchi eolici commerciali, tra cui tre galleggianti.

Quanto investe Equinor nella transizione energetica?

Mentre il mondo comincia a toccare con mano gli impatti devastanti dello sfruttamento di petrolio e gas, i produttori tentano di trovare dei piani alternativi. Shell e BP hanno tuttavia aumentato la loro produzione di petrolio e gas nel 2023, facendo marcia indietro rispetto alle precedenti promesse di riduzione. Secondo Greenpeace, invece, Equinor non ha mai abbandonato il percorso di crescita.

L'azienda, responsabile di circa il 70% della produzione norvegese di petrolio e gas, ha aumentato i suoi profitti del 134% nel 2022 rispetto all'anno precedente, dopo aver beneficiato dei prezzi del gas alle stelle in Europa a seguito della guerra in Ucraina. Ma la quota di energia rinnovabile ha rappresentato solo lo 0,13% della produzione totale di dell'azienda nello stesso.

Secondo Greenpeace, il "chiaro orientamento alle fonti fossili del modello di business" è evidente anche nei suoi investimenti. Dei quasi 10 miliardi di dollari del 2022, 8,3 miliardi (7,7 miliardi di euro) sono stati destinati direttamente all'espansione o al consolidamento della produzione di petrolio e gas.

Come la maggior parte delle compagnie petrolifere, Equinor si è impegnata ad azzerare le proprie emissioni nette entro il 2050. Ma sostiene che anche entro questa scadenza "ci sarà ancora bisogno di petrolio e gas nel mix energetico" e prevede di utilizzare compensazioni di CO2 per raggiungere la cosiddetta Net zero.

La "sporca dozzina" di colossi dell'energia in Europa

Si è anche prefissata l'obiettivo di aumentare la capacità installata di energia rinnovabile a 12-16 GW entro il 2030, rispetto agli 0,6 GW dello scorso anno. I progetti eolici offshore su larga scala, come Hywind Tampen, sono destinati a fare la parte del leone.

Gli attivisti di Greenpeace rimangono tuttavia scettici nei confronti di Equinor e delle altre compagnie energetiche, battezzate la "sporca dozzina". Secondo il rapporto dell'associazione ambientalista, solo lo 0,3% della produzione combinata di energia delle dodici più grandi compagnie europee nel 2022 proviene da fonti rinnovabili. E solo il 7,3% degli investimenti di queste aziende lo scorso anno è stato destinato all'energia verde.

"Invece di fornire energia pulita, di cui c'è disperato bisogno, ci propinano spazzatura da greenwashing. La mancata volontà delle Big Oil di attuare un vero cambiamento è un crimine contro il clima e contro le generazioni future", ha tuonato Kuba Gogolewski, responsabile della campagna di Greenpeace CEE.

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