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Il fotografo subacqueo David Doubilet: "I cambiamenti climatici dipendono dalla salute degli oceani"

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Ocean's life.
Ocean's life.   -   Diritti d'autore  IBRAHIM CHALHOUB/AFP or licensors
Di Cristiano Tassinari  & Euronews - LUSA

"Questo è un 'pianeta oceanico', non un pianeta terrestre".

"Gli oceani coprono circa il 71% della superficie terrestre e dobbiamo essere consapevoli che i cambiamenti che subiscono gli oceani hanno una connessione diretta con la nostra sopravvivenza".

Lo dice chiaro e tondo David Doubilet, 75 anni, celebre fotografo subacqueo americano, alla viglia della seconda Conferenza dell'Onu sugli oceani, a Lisbona, dal 27 giugno al 1° luglio, e di cui Euronews è media partner.

"Quando si parla di cambiamento climatico bisogna ricordare che sono gli oceani a regolare il clima", continua David Doubilet in un'intervista a Lusa (Agenzia di stampa portoghese). 

"Il riscaldamento globale riguarda l'acqua e il cambiamento nell'acqua. E l'acqua, ovviamente, poiché viviamo su un pianeta oceanico, è la nostra vita.
Questo è un pianeta oceanico.
Non il Pianeta Terra, ma il Pianeta Oceano.
E, mentre l'oceano cambia, cambia anche la nostra stessa sopravvivenza".
David Doubilet
Fotografo subacqueo
Screenshot Euronews
David Doubilet e Jennifer Hayes durante l'intervista.Screenshot Euronews

Attualmente, David Doubilet, insieme a Jennifer Hayes, biologa e fotografa del "National Geographic", sta lavorando al progetto "Coral Through the Lens of Time" (Il corallo attraverso la lente del tempo), una sovrapposizione di fotografie scattate 10 e 20 anni fa per dimostrare "il prima e il dopo" del degrado che stanno subendo gli oceani.

Commenta Jennifer Hayes: "Abbiamo oltrepassato così tanti limiti... Ma ci sarà un traguardo finale, in cui il punto di svolta diventa così importante... Quanto può essere catastrofico? Penso che i politici, a un certo punto, debbano prendere alcune di quelle decisioni difficili, che potrebbero essere impopolari e penso che abbiano paura di prendere tali decisioni. Ma dobbiamo farlo e fidarci della scienza".