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Miglior Sceneggiatura a Cannes: "Boy from Heaven" e le similitudini con la storia di Giulio Regeni

Cannes, 2022.
Cannes, 2022.   -   Diritti d'autore  euronews
Di Cristiano Tassinari  & Euronews Culture

Racconti d'Egitto.

Tarik Saleh, regista svedese con padre egiziano, ha vinto la scorsa settimana il premio per la Miglior Sceneggiatura al Festival del Cinema di Cannes, con il thriller politico-religioso "Boy from Heaven".

50 anni, artista poliedrico - street-writer, giornalista, produttore, scrittore e regista - in "Boy from Heaven", Tarik Saleh racconta quello che accade all'Università Al-Ahzar del Cairo, uno dei cuori dell'Islam sunnita: uno studente, Adam, viene coinvolto in un affare sporco con la polizia, che nasconde manipolazioni religiose e politiche.

Il film è stato girato a Istanbul, per mancanza di autorizzazione in Egitto, e co-prodotto da Svezia, Francia e Marocco.

Ma per Tarik Saleh non è la nazionalità di un film o di un regista che conta.

"La battaglia di Algeri"

"Metterei tra i miei tre film preferiti 'La battaglia di Algeri' di Gillo Pontecorvo", dice Tarik Saleh, "e per quel film non conta la nazionalità del regista, perché racconta la verità e credo che questa sia la cosa principale. Noi, come narratori, stiamo raccontando una verità emotiva e dobbiamo raccontare una verità che sopravviva al tempo. E questa è una grande differenza tra le notizie, per esempio, o la politica, perché, come sappiamo, le notizie di oggi o la politica di oggi, domani saranno solo barzellette".

Euronews
Tarik Saleh durante l'intervista.Euronews

"Non è facile entrare nei sandali di un musulmano"

"Boy from Heaven" è un'immersione coinvolgente ed emozionante nell'universo religioso sunnita, attraversato da molteplici correnti, dal fondamentalismo all'umanesimo pacifico.

Un punto di vista affascinante, soprattutto per gli europei, che non conoscono e, spesso, ignorano completamente questo mondo.

"Dedichiamo questo premio ai giovani registi egiziani, sperando che alzino la voce e raccontino le loro storie".
Tarik Saleh
50 anni, regista svedese di origini egiziane

"È un film universale", continua Tarik Saleh, "e in questo caso, per gli europei, entrare nei sandali di un musulmano di cui si ha paura, e camminare, pregare, guardare, sperare, avere paura, e lottare per la sua sopravvivenza, penso che sia positivo, perché abbiamo bisogno di condividere le nostre esperienze. Questo è quello che dobbiamo fare."

Il film "Boy from Heaven" uscirà in autunno in tutti i Paesi europei, anche in Italia.
Dove in molti potranno trovare, in questa storia, similitudini a quella, finita tragicamente, di Giulio Regeni.