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Stato dell'Unione: Ursula von der Leyen ha mantenuto le promesse del 2022?

Ursula von der Leyen terrà il suo quinto discorso sullo Stato dell'Unione il 13 settembre 2023
Ursula von der Leyen terrà il suo quinto discorso sullo Stato dell'Unione il 13 settembre 2023 Diritti d'autore Dati Bendo/EC/DATI BENDO
Diritti d'autore Dati Bendo/EC/DATI BENDO
Di Vincenzo GenoveseJorge Liboreiro, Maria Psara
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Alla vigilia del discorso sullo Stato dell'Unione 2023, è tempo di bilanci su quello dell'anno scorso: Ursula von der Leyen ha mantenuto le sue promesse?

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Il bilancio della presidente stessa è atteso nel Soteu 2023, quando von der Leyen svelerà al Parlamento europeo anche i piani per gli ultimi mesi del suo mandato.

Ma è possibile tracciarne uno considerando gli argomenti principali toccati nel discorso del 2022 e i risultati ottenuti dalla Commissione nei mesi successivi.

Sostegno all'Ucraina e sanzioni alla Russia

La guerra in Ucraina è da un anno e mezzo il tema più importante per la politica europea ed è stato centrale nel discorso sullo Stato dell'Unione del 2022.

La Commissione europea ha tradotto il suo impegno a sostenere l'Ucraina in un pacchetto da 18 miliardi di euro di assistenza per il 2023, a cui vanno sommati gli aiuti militari stanziati tramite lo European Peace Facility (5,6 miliardi finora) e un fondo da 500 milioni per produrre in Europa munizioni da destinare all'esercito ucraino.

Resta invece in dubbio l'ingresso dell'Ucraina nell'Unione: Kiev ha ottenuto lo status di Paese candidato, ma non è chiato se e quando potranno ciminciare i negoziati di adesione.

"Penso che potremmo e dovremmo andare oltre sul tema dell'ingresso dell'Ucraina nell'Ue", dice a Euronews Janis Emmanouilidis, Direttore degli studi dell'European Policy Centre. "Bisogna fornire molto più supporto all’Ucraina per prepararsi all'adesione e all’Unione Europea per l’allargamento. Su questo punto, non vedo progressi".

Ursula Von Der Leyen promise pure altre sanzioni alla Russia e finora si contano 11 pacchetti di misure restrittive, che includono un tetto massimo al prezzo del petrolio russo e vari divieti di esportazione e importazione. 

Contenimento del prezzo dell'energia

"Dobbiamo sganciare il prezzo dell'elettricità da quello del gas", aveva detto von der Leyen nel Soteu 2022.

Sulla questione energetica, la promessa non è stata del tutto mantenuta: la riforma del mercato elettrico proposta dalla Commissione è ancora in sospeso per le diverse opinioni tra gli Stati membri. 

Ma i prezzi dell’energia sono calati e la dipendenza dal gas russo si è notevolmente ridotta: oggi l'Unione riceve il 17% del suo gas allo stato gassoso dalla Russia, in netto calo rispetto a un anno prima. Per quanto riguarda il gas naturale liquefatto, le importazioni russe costituivano il 13,2% del totale nel primo trimestre del 2023.

"C'è stata una crisi energetica, con grandi preoccupazioni per il prezzo del gas. La commissione aveva promesso di combattere questa crisi e abbassare i prezzi. In un certo senso lo ha fatto", spiega a Euronews Eric Maurice, Responsabile dell'ufficio di Bruxelles della Fondation Robert Schuman.

Green Deal e politiche ambientali

"Dobbiamo lavorare senza sosta per adattarci al nostro clima", affermava la presidente della Commissione a settembre 2022.

Il Green Deal rimane una priorità assoluta della Commissione, che ha raggiunto obiettivi rilevanti, come il divieto di vendita nell'Unione europea di veicoli con motore a combustione dal 2035 in poi. 

Ma altri file legislativi hanno avuto meno fortuna, rimanendo intrappolati in scontri fra le istituzioni o venendo significativamente rimaneggiati rispetto alla proposta originaria: l'ultimo caso riguarda la legge sul ripristino della natura, osteggiata da buona parte del Parlamento comunitario.

"Cresce il dibattito politico su cosa dovrebbe essere fatto, cosa possiamo permetterci, e quali potrebbero essere i potenziali compromessi, in un periodo difficile per l'economia", spiega Janis Emmanouilidis.

"Nel complesso sta diventando sempre più difficile, sia a livello globale che europeo, affrontare le conseguenze del cambiamento climatico e ciò influisce anche sulle politiche comunitarie".

"Voglio un’Europa che gestisca l'immigrazione con dignità e rispetto"
Ursula von der Leyen
Presidente della Commissione europea - Discorso sullo Stato dell'Unione 2022

Gestione dell'immigrazione

Anche sul tema migratorio qualche passo in avanti è stato fatto. In particolare con l'approvazione di due regolamenti per concordare una maggiore solidarietà fra i Paesi dell'Unione uniformare le procedure di asilo.

Alcuni governi, però non sono contenti perché sono Paesi di frontiera o non vogliono che i migranti arrivino sul loro territorio: sarà difficile trovare una soluzione che soddisfi tutti e approvare tutti i file legislativi del Pact on Migration, il pacchetto di riforma della politica migratoria proposto dalla Commissione nel 2020.

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Intanto destano preoccupazione le politiche di esternalizzazione della gestione dei flussi: l'ultimo accordo con la Tunisia, da oltre 700 milioni, è stato aspramente criticato da deputati del Parlamento europeo e organizzazioni del settore.

Un fondo per l'autonomia strategica

Nel corso del suo mandato, la presidente ha spesso menzionato il concetto di “autonomia strategica” per rendere l’Ue più autosufficiente: nel discorso dell'anno scorso aveva promesso una legge europea sulle materie prime critiche per ridurre la dipendenza dai Paesi stranieri di terre rare necessarie per la transizione ecologica e un fondo sovrano europeo per finanziare progetti legati alle tecnologie a ridotto impatto ambientale.

Risultato: la Legge sulle materie prime critiche è stata presentata a metà marzo ed è attualmente in fase di negoziazione tra Stati membri e Parlamento europeo, mentre non c'è ancora traccia del fondo sovrano, nominato da von der Leyen in numerosi discorsi pubblici ma mai tradotto in una proposta concreta. 

Il piano ha incontrato infatti la resistenza della maggior parte degli Stati membri, che si sono opposti all’emissione di nuovo debito comune per costruire un fondo europeo, come era stato fatto durante la pandemia da Covid19.

La Commissione, per correre ai ripari, è stata costretta a trasformare il fondo in una "Piattaforma europea per le tecnologie strategiche" (Step), con una dotazione da dieci miliardi contenuta nella proposta di revisione del bilancio dell'Ue. Non esattamente la stessa cosa.

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Video editor • Vincenzo Genovese

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