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500 milioni all'industria militare: il Parlamento europeo approva il regolamento Asap

Il regolamento Asap stanzia 500 milioni di euro provenienti da due fondi dedicati alla Difesa
Il regolamento Asap stanzia 500 milioni di euro provenienti da due fondi dedicati alla Difesa Diritti d'autore LIBKOS/AP
Diritti d'autore LIBKOS/AP
Di Vincenzo Genovese
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Le aziende del settore riceveranno sovvenzioni per missili e munizioni d'artiglieria: è la prima volta che il bilancio comunitario finanzia direttamente la produzione di armamenti

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Soldi dell'Unione europea in arrivo per le fabbriche di armi: con un voto a larghissima maggioranza, il Parlamento di Strasburgo ha adottato il regolamento Asap, che stanzia 500 milioni di euro dal bilancio comunitario per finanziare l'industria militare dei Paesi membri nella produzione di missili e munizioni d'artiglieria.

È la prima volta che l'Unione Europea sovvenzionerà direttamente la produzione militare, mentre finora erano finanziabili con fondi comunitari solo ricerca e sviluppo nel settore. 

I soldi arriveranno proprio da due fondi europei dedicati alla difesa: lo European Defence Fund (Edf, 260 milioni) e lo European defence industry reinforcement through common procurement act (Edirpa, 240 milioni). Per l'adozione serve l'approvazione degli Stati membri, che avverrà molto probabilmente al Consiglio dei ministri degli Esteri del prossimo 20 luglio.

Sostegno (quasi) unanime

L'Atto a sostegno della produzione di munizioni (Act in Support of Ammunition Production) è stato approvato con 505 voti favorevoli, 56 contrari e 21 astensioni. Praticamente tutti i gruppi politici dell'Eurocamera, tranne quello della Sinistra, hanno sostenuto il provvedimento.

Fra gli italiani, hanno votato contro solo i deputati del Movimento Cinque Stelle, più due dissidenti del gruppo dei Verdi/Alleanza libera per l'Europa, Rosa D'Amato e Piernicola Pedicini, e due eletti con il Partito democratico, Pietro Bartolo e Massimiliano Smeriglio. 

Astenuti invece Fabio Massimo Castaldo del M5S, Sergio Berlato di Fratelli d'Italia, Ignazio Corrao del gruppo Verdi/Ale e Dino Giarrusso, attualmente fra gli europarlamentari non affiliati ad alcuna famiglia politica.

ll regolamento Asap è stato presentato dalla Commissione a maggio come parte della risposta europea a un richiesta specifica del governo ucraino: proiettili di artiglieria da centocinquanta millimetri, giudicati essenziali nel conflitto contro la Russia.

"Supportiamo l'aumento della produzione di munizioni, se è basato sulla necessità di potenziare l'Ucraina e la nostra stessa difesa"
Ville Niinistö
Eurodeputato dei Verdi/Ale

Armi per l'Ucraina

Nel piano complessivo, l'Ue stanzierà un miliardo di euro per "rimborsare" gli Stati dell’Ue che forniscono a Kiev le armi già presenti nei propri magazzini, un miliardo per comprare nuovi razzi di artiglieria da centocinquanta millimetri, e i 500 milioni del regolamento Asap per fabbricare presto altre munizioni.

"Non dobbiamo astenerci dal fornire supporto all'industria della difesa, come stiamo facendo con questo regolamento, per garantire all'Ucraina le munizioni di cui ha bisogno per difendersi dall'aggressione", dice a Euronews Brando Benifei, capo delegazione del Partito democratico a Strasburgo.

"In un paragrafo specifico si stabilisce che l'aumento della produzione di munizioni finanziato da queste risorse sia destinato in primo luogo all'Ucraina. E poi anche a rifornire i nostri depositi che si sono svuotati proprio per le consegne all'Ucraina", spiega a Euronews Ville Niinistö, eurodeputato finlandese dei Verdi/Ale. "Siamo felici che il focus sia supportare l'Ucraina e la democrazia".

Nel primo voto sul tema all'Eurocamera, a giugno, il suo gruppo si era astenuto, ma alcune modifiche introdotte hanno fatto cambiare idea. "In generale i Verdi non sono molto favorevoli all'aumento delle spese militari. Ma allo stesso tempo dobbiamo guardarci intorno, e intorno c'è la Russia".

Le modifiche del Parlamento

Il Parlamento rivendica alcune migliorie introdotte nella fase di negoziato fra Consiglio e Parlamento europeo: i deputati hanno ottenuto che i finanziamenti vengano stanziati per una gamma più ampia di progetti, coinvolgendo maggioramente anche piccole e medie imprese, che per le spese militari non si possa attingere ai fondi europei di coesione.

"Nella proposta originaria della Commissione c'era pure la possibilità di derogare alla direttiva sull'orario di lavoro per le esigenze di produzione", racconta a Euronews Benifei. "Ma l'abbiamo esclusa".

Rimane invece per gli Stati membri l'opzione di aggiungere fondi dai rispettivi Piani nazionali di ripresa e resilienza: un'ipotesi esclusa esplicitamente dal governo italiano  con le parole di Raffaele Fitto, ministro agli Affari europei e titolare del Pnrr.

"Adesso l'Ue sovvenzionerà direttamente anche la produzione di armi, cioè aziende che già ora stanno già realizzando profitti inaspettati. La guerra in Ucraina è stata una benedizione per loro"
Marc Botenga
Eurodeputato della Sinistra

Critiche dalla Sinistra: provvedimento illegale

Non mancano, comunque, le voci critiche: fra i 56 voti contrari c'è quello del deputato belga della Sinistra Marc Botenga, che considera il provvedimento "illegale": violerebbe l'Articolo 41 del Trattato dell'Ue, secondo il quale non possono essere addebitate al bilancio dell'Unione "le spese derivanti da operazioni che hanno implicazioni nel settore militare o della difesa".

"È chiaro che quando si finanzia la produzione di armi, qualche implicazione militare c'è: quindi per me il regolamento non è conforme ai trattati europei",  dice Botenga.

A suo giudizio la fornitura di armi all'Ucraina c'entra relativamente, visto che il vero scopo è "creare un complesso industriale militare all'interno dell'Ue finanziato con denaro pubblico".

"Ora l'Ue sovvenzionerà direttamente anche la produzione di armi, cioè aziende che già ora stanno già realizzando profitti inaspettati. La guerra in Ucraina è stata una benedizione per l'industria militare, che sta realizzando extra-profitti: in sostanza andremo a finanziare le loro attività. È un grosso errore: questi soldi dovebbero essere destinati a servizi pubblici come ospedali o scuole".

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