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Cessate il fuoco traballante in Nagorno Karabakh. Arrivano gli aiuti

I primi aiuti umanitari arrivano in Nagorno Karabakh. Cessate il fuoco instabile
I primi aiuti umanitari arrivano in Nagorno Karabakh. Cessate il fuoco instabile Diritti d'autore AP/Russian Defense Ministry Press Service
Diritti d'autore AP/Russian Defense Ministry Press Service
Di Gianluca Martucci
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Accuse reciproche di violazioni della cessazione delle ostilità, intanto sono quasi 10 mila gli sfollati dei primi giorni di conflitto

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In Nagorno Karabakh il cessate il fuoco traballa. I separatisti armeni e le le forze azere si accusano a vicenda di aver violato gli accordi per deporre le armi, mentre il primo convoglio carico di aiuti umanitari organizzato dalla Croce rossa entra nella regione contesa per rifornire gli ospedali locali dove sono in cura le vittime degli scontri (circa 400 fino a ora).

Il cessate il fuoco annunciato appena un giorno dopo l'inizio di quella che Baku considera "un'operazione antiterroristica" ha attenuato i timori di una guerra su larga scala nella regione. Ma le armi non sono mai state completamente deposte.

Mediato dalle forze di pace russe, l'accordo ha impegnato le autorità separatiste del Nagorno-Karabakh a sciogliere le forze di difesa della regione e ad accettare il ritiro del contingente militare armeno. Ma la questione dello status finale della regione in cui vivono 120 mila armeni rimane aperta. Sulla questione giovedì 21 settembre, due giorni dopo l'apertura del fuoco dell'artiglieria pesante di Baku, sono iniziati i colloqui tra le parti nella città azera di Yevlakh.

Centinaia di armeni della regione separatista sono accampati fuori da un aeroporto vicino alla base delle forze di pace russe. Si contano circa 10 mila sfollati causati dai primi giorni di scontri.

La fornitura degli aiuti e le evacuazioni si svolgono lungo il delicato corridoio di Lachin, che le autorità di Baku hanno spesso usato come strumento di pressione per costringere gli armeni indigeni ad accettare la "reintegrazione" della regione nello Stato azero. Questo lembo di terra che connette il Nagorno Karabakh allo Stato armeno è stato oggetto di frequenti interruzioni della circolazione, isolando la regione dalle forniture di cibo e carburante.

Alla 78esima riunione dell'assemblea generale dell'Onu riunita a New York che si chiude il 26 settembre, i rappresentanti del governo azero si sono detti disposti a negoziare. Quelli dell'esecutivo armeno chiedono garanzie per la sicurezza della popolazione. E la Russia si pone come mediatrice in un ruolo spesso considerato ambiguo.

HANDOUT/AFP
Circa 10 mila persone evacuate a causa degli scontri innescati dall' "operazione antiterroristica" annunciata dall'AzerbaigianHANDOUT/AFP

Gli interessi della Russia sembrano sempre più allineati con quelli dell'Azerbaigian che con quelli dell'Armenia. Il territorio azero, che condivide il confine con quello russo, è fondamentale per Mosca al fine di garantirsi un corridoio commerciale Nord-sud verso il Golfo Persico, reso necessario dalle sanzioni occidentali imposte per reagire contro l'invasione dell'Ucraina.

Il Nagorno-Karabakh è passato sotto il controllo delle forze di etnia armena, sostenute dall'esercito armeno, durante i combattimenti separatisti che si sono conclusi nel 1994. Le forze armene hanno così assicurato la loro presenza su una parte consistente del territorio intorno alla regione azera.

L'Azerbaigian ha ripreso poi il controllo del territorio circostante in una guerra di sei settimane con l'Armenia nel 2020. Da quel momento lo status speciale di cui godeva il Nagorno Karabakh è stato de facto neutralizzato.

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