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Tensioni al corridoio di Lachin, Erevan accusa Baku di embargo sul Nagorno-Kharabakh

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Di Anelise BorgesMichela Morsa
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Baku ha costruito un posto di blocco sull'unica strada che collega l'Armenia al territorio separatista, abitato principalmente dall'etnia armena. La popolazione denuncia la carenza di cibo, medicinali e beni di prima necessità, ma l'Azerbaigian nega di impedire l'accesso all'area

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Muoversi nella regione montuosa del Nagorno-Karabakh non è un compito semplice. E questo ha poco a che fare con la geografia, quanto piuttosto con i decenni di conflitto - e le tensioni tuttora esistenti - tra Armenia e Azerbaigian, che da più di 30 anni si contendono il territorio separatista interno ai confini armeni ma popolato maggiormente dall'etnia armena. Per il possesso dell'area i due Paesi hanno combattuto due guerre, in cui sono state uccise migliaia di persone. 

Nel 2020, la Russia ha mediato un accordo di cessate il fuoco che ha permesso all'Azerbaigian di riprendersi buona parte dei territorio nazionale che l'Armenia occupava dai primi anni Novanta. La tregua non ha però assicurato la pace, e gli episodi di violenza sono frequenti e costanti. Gli equilibri sono così fragili che Mosca ha stabilito una missione di pace nella regione. 

Una delle aree più controverse al centro del conflitto è il corridoio di Lachin, che collega il territorio armeno alle aree del Nagorno-Kharabakh ancora sotto il controllo dell'etnia armena ed è di fatto l'unica strada per il suo rifornimento di viveri e beni di prima necessità. 

Ad aprile l'Azerbaigian ha istituito un posto di blocco sul passaggio, in contrasto con una sentenza della Corte internazionale di giustizia che ordina a Baku di garantire il libero movimento sulla strada. 

L'Armenia ha ripetutamente accusato il vicino di aver istituito di fatto un embargo sul Nagorno-Kharabakh e di tenere sotto assedio la popolazione, impedendo il passaggio di di cibo e medicinali, ma l'Azerbaigian sostiene che sia suo diritto controllare chi entra nel suo territorio e nega di averne bloccato l'accesso. 

Il corridoio è quotidianamente frequentato dai convogli umanitari della Croce Rossa, ma anche da decine di abitanti che, ad esempio, lasciano il territorio per ricevedere cure mediche in Armenia e, al rientro, devono subire i controlli della dogana azera, con il rischio di essere trattenuti. 

La popolazione conferma che non arrivano generi alimentari di prima necessità, medicine e carburante. Un giornalista di Stepanakert, Marut Vanyan, racconta a Euronews che i supermercati, anche quelli più grandi, sono completamente vuoti e che è difficile trovare persino il pane. 

Baku insiste sul fatto che gli armeni del Nagorno-Kharabakh dovrebbero utilizzare strade alternative per acquistare o ricevere i prodotti di cui necessitano. Ma l'Alto rappresentante per gli affari esteri dell'Unione Europea, Josep Borrell, ha messo in guardia l'Azerbaigian: in un'ottica di normalizzazione dei negoziati, che l'Ue sta aiutando a mediare, l'accesso umanitario non dovrebbe essere politicizzato.

Questa settimana, però, un convoglio di camion che, secondo l'Armenia, sta consegnando aiuti umanitari alla regione, è fermo non lontano dal posto di blocco azero. Solo due settimane fa il governo dell'Azerbaigian aveva ordinato la chiusura del traffico dicendo che i mezzi umanitari della Croce Rossa avrebbero trasportato nella regione beni di contrabbando, fra cui telefonini, parti di ricambio per telefoni, sigarette e benzina. 

Il Comitato internazionale della Croce Rossa ha negato che i mezzi sotto il suo controllo abbiano compiuto qualsiasi azione di contrabbando, ma ha ammesso che i veicoli utilizzati in quel frangente erano di autisti privati ingaggiati solo temporaneamente.

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