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Niger, "aperti a una soluzione diplomatica della crisi" dice il regime

Sodati in Niger
Sodati in Niger Diritti d'autore -/AFP or licensors
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Di Euronews
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Niger, Il generale Abdourahamane Tiani ha detto che la sua porta è aperta per esplorare la via della diplomazia e della pace per risolvere la crisi

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Il regime militare in Niger si è detto aperto a una soluzione della crisi per via diplomatica, ha riferito domenica il capo di una delegazione di religiosi nigeriani, all'indomani della visita a Niamey.

"Il generale Abdourahamane Tiani ha detto che la sua porta è aperta per esplorare la via della diplomazia e della pace per risolvere la crisi" si legge in un comunicato dello sceicco Bala Lau, a capo della missione di mediazione condotta con l'accordo del presidente della Nigeria Bola Tinubu (anche presidente in carica della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale).

Il Niger diviso tra sostenitori del golpe e lealisti

In Niger le strade di Niamey sono apparse calme domenica dopo che l'esercito ha disperso una manifestazione a sostegno del presidente deposto, Mohamed Bazoum.

Sul fronte opposto, migliaia di persone hanno assistito al concerto a sostegno degli ufficiali dell'esercito che hanno rovesciato il governo.

A una settimana dalla scadenza per reintegrare Bazoum, la situazione resta delicata.
I leader dei golpisti si dichiarano ora disponibili a un confronto diplomatico per risolvere lo stallo con il blocco regionale dell'Africa occidentale. L'apertura è arrivata in seguito alla mediazione di una delegazione di religiosi nigeriani, che ha incontrato la giunta a Niamey.

L'Ecowas e il ripristino del governo civile in Niger

La missione si è svolta con l'accordo del presidente della Nigeria, Bola Tinubu, che presiede attualmente anche l'Ecowas, la Comunità economica degli Stati del l'Africa occidentale.

L'Ecowas esplora dunque le sue opzioni per ripristinare il governo civile in Niger, compreso un potenziale intervento militare, dopo la cacciata del presidente Bazoum il 26 luglio. Si tratta del settimo colpo di stato in Africa occidentale e centrale in tre anni.

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