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Uzbekistan al voto. Mirziyoyev a caccia di superpoteri

Elezioni presidenziali in Uzbekistan
Elezioni presidenziali in Uzbekistan Diritti d'autore VYACHESLAV OSELEDKO/AFP or licensors
Diritti d'autore VYACHESLAV OSELEDKO/AFP or licensors
Di Gianluca Martucci
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Il presidente in carica potrebbe governare fino al 2037 grazie alla recente riforma costituzionale

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L'Uzbekistan va alle urne per le elezioni presidenziali, in una competizione elettorale che ha preso la forma di un referendum per la riconferma del capo dello stato Shavkat Mirziyoyev.

Capo del governo per tredici anni sotto la presidenza di Islam Karimov, che ha guidato il Paese per venticinque anni, il 65enne è in carica dal 2016 ed è stato riconfermato nel 2021. 

Un plebiscito ad aprile 2023 ha esteso il mandato del presidente da cinque a sette anni e lo ha reso rinnovabile per una sola volta. Con la sua entrata in vigore la riforma costituzionale permetterebbe a Mirziyoyev di essere riconfermato senza tener conto dei due precedenti mandati, consentendogli la possibilità di restare fino al potere fino al 2037.

Il capo dello stato uscente sfiderà il candidato del partito democratico popolare (erede del vecchio partito comunista) Ulugbek Inoyatov, il rivale del partito ecologista Abdushukur Khamzaev e il candidato del partito socialdemocratico Robakhon Makhmudova. Nel 2021 Mirziyoyev ottenne l'80% dei consensi al primo turno, ed è probabile che anche questa volta superi la maggioranza assoluta dei voti.

Da quando è salito al potere nel 2016 dopo la morte di Karimov, Mirziyoyev ha introdotto una serie di riforme politiche ed economiche che hanno alleggerito alcune delle politiche draconiane del suo predecessore. Mirziyoyev si è reso protagonista anche della sua politica di contrasto al lavoro forzato nei campi di cotone e alla violenza domestica. Sotto il suo predecessore l'Uzbekistan era considerato uno dei Paesi più repressivi della regione

Ma è anche vero che nel Paese manca una vera opposizione, vista la connivenza che i partiti politici in Uzbekistan mostrano nei confronti dell'attuale presidente.

Come i leader di altre nazioni dell'Asia centrale che hanno stretti legami economici con Mosca, Mirziyoyev si è impegnato in un delicato gioco di equilibri dopo l'inizio dell'invasione dell'Ucraina. Senza mai assumere una posizione di condanna formale, ha evitato di appoggiare quella che il Cremlino chiama "operazione militare speciale".

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